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Howling Bells “Strange Life”

Il nuovo incredibile album del trio australiano arriva dopo oltre 12 anni

Di certo gli Howling Bells non sono superstiziosi, tanto che hanno scelto un venerdì 13 (febbraio 2026) per l’uscita del loro quinto album intitolato “Strange Life” (Nude Records). La novità arriva dopo dodici anni di assenza, durante i quali la frontwoman Juanita Stein e il fratello Joel, alla chitarra, avevano perseguito delle carriere da solisti. Chi attendeva il ritorno degli Howling Bells, però, rimarrà soddisfatto, perché le sonorità e le tematiche sono tipicamente quelle che ci si aspettava da loro: un rock noir e psichedelico, chitarre che trovano la giuste distorsione per creare uno spazio ovattato e teso, nel quale la voce tenebrosa e sensuale di Juanita fluttua tra rabbia mista a dolcezza, accarezzando punte di ironia e scatti di pura grinta.

L’uscita di Strange Life è stata preceduta da alcuni singoli quali “Unbroken”, “Melbourne”, “Heavy Lifting” e “Chimera”, con cui il gruppo australiano – ma londinese d’adozione – ha ribadito la propria predilezione per un’estetica vintage e malinconica. La nostalgia, fatta di note impalpabili e di immagini sgranate, è il vero filo conduttore che attraversa testi, note e persino inquadrature, come si può osservare anche nei video ufficiali. Si tratta comunque di una nostalgia non improvvisata e di certo matura, un languido rievocare certe situazioni lontane nello spazio e nel tempo, come il profumo delle foglie di eucalipto in Melbourne, brano che rimanda alle sensazioni di un viaggio a bordo di un furgone nel paesaggio australiano, dove a nessuno importa degli inverni – winters here nobody cares -. In questa canzone, a discapito della melodia allegra e dal ritmo coinvolgente, c’è una rivisitazione dolorosa della spensieratezza solare legata alla giovinezza in contrasto con gli attuali cieli grigi londinesi sotto cui gli Howling Bells hanno deciso di costruire la propria carriera.

Se in Melbourne la nostalgia è affrontata ed elaborata con una maturità che tradisce un certo dolore, quasi una docile accettazione del cambiamento, o forse un’aggraziata consapevolezza che i posti e le persone non sono più le stesse a distanza di anni, in “Sacred Land” a prevalere è la rabbia espressa con il pedale martellante sulla cassa, un Four-on-the-Floor che batte incessantemente su ciascun beat dei quattro quarti, creando una sensazione di stabilità assoluta, una spinta in avanti e un senso di ineluttabilità. Di certo l’uso della cassa dritta è una scelta stilistica abbastanza atipica, se non fosse per un chiaro riferimento ai ritmi della cultura aborigena australiana, che lascia esprime tutta la grinta mentre Juanita si misura con certe note basse al limite dell’estensione della propria voce, finché le percussioni smettono all’improvviso e il canto si apre come un cinguettio, che parte delicato e cresce in un rapido climax fino a urlare: Same hearts, same hands, same bloody feet on this land (stessi cuori, stesse mani, stessi dannati/insanguinati piedi su questa terra).

Di tutt’altro avviso è “Halfway Home”, una ballata dove i passaggi sono quasi recitati e trasudano dolcezza. Anche in questa canzone la nostalgia è vivida e molto presente, perché ci si immagina di tornare da soli in un luogo importante e di sentire nuovamente l’estate – I arrived there alone, felt the summer back -. Il tempo composto dei 12/8 contribuisce alla costruzione di un’atmosfera melanconica, rafforzata ancor di più dalla sospensione e dall’incompiutezza suggerite dal titolo, cioè a metà strada (halfway) nel ritorno verso casa (home). Ricorrere spesso al tempo composto sembra una scelta vincente, oltre che una caratteristica peculiare degli Howling Bells, perché è il tempo classico delle slow blues che conferisce drammaticità ed evoca immagini cinematografiche da road movie, o da film noir. E se qualcuno volesse la prova della cinematograficità degli Howling Bells, vada a guardarsi il video di “Unbroken”.

Sempre restando nell’ambito del tempo composto, a parte “Angel”, che suona come un brutto valzer e stona con il resto dell’album, un altro esempio magistralmente riuscito di power ballad in 12/8 è di sicuro “Light Touch”, dove il testo gioca con gli ossimori – The light touch is often the strongest gesture, il tocco leggero è spesso il gesto più forte – e si può ascoltare un gradevole assolo di chitarra mentre il piatto colora il pezzo di un leggerissimo blues, scandendo ogni nota delle terzine con il charleston semiaperto.

Certe terzine, elettroniche, ripetute e ammalianti come un vecchio videogioco arcade, le troviamo inoltre nella molto psichedelica “The Looking Glass”, dove la voce di Juanita Stein si moltiplica per con la tecnica del layeringfino a formare un coro ipnotizzante. Da notare che la canzone si apre proprio con le due parole che danno il titolo all’intero album, “Strange Life”, quasi a voler sottolineare il senso di introspezione dal quale la consapevolezza della Strana Vita trae origine. Looking glass, infatti, vuole dire specchio, e lo sguardo di sé stessi attraverso l’immagine riflessa restituisce ala band una verità deformata, strana appunto, come i suoni che si espandono lentamente in evoluzioni ampie e spiraliformi. Un’atmosfera onirica si incontra anche in “Unbroken”, che dopo le prime battute di suono pulito passa a una marcata distorsione della chitarra. In questo caso, però, la melodia resta abbastanza limpida, e ancor di più nel double-tracking finale, quando la voce di Juanita si sdoppia e si sente cantare simultaneamente una terza inferiore.

Di “Heavy Lifting” ricordiamo invece la frivolezza del riff che si aggiunge al ritornello del one by one by one by one, passaggio ripetitivo che potrebbe candidarsi a tormentone radiofonico: è un caso, forse, che sia stato scelto proprio questo brano come singolo per annunciare il nuovo album? Bisogna poi riconoscere che anche “Dreamer” è un brano più pop e orecchiabile, se non fosse per il tappeto continuo della chitarra che, con un ingresso deciso, viene successivamente a ricordarci quanto il pop qui non sia esattamente il benvenuto. A proposito di rock autentico, se si è in cerca di un esempio da manuale, bisogna ascoltare “Sweet Relief”, con la sua struttura e ritmo classici, e un gradevole breakdown di otto battute in cui Juanita Stein ripete ossessivamente le due parole che danno il titolo della canzone mentre le sole percussioni la accompagnano con un Double Kick on 3 prima di lasciare spazio a un assolo di chitarra. Per concludere, suscita un grande coinvolgimento “Chimera”, dove il riff della chitarra si fa un prezioso ornamento alla canzone più melodica di tutto l’album, e forse anche la più bella.

Articolo di Giuseppe Raudino

Track list “Strange Life”

1. Unbroken
2. Heavy Lifting
3. Angel
4. The Looking Glass
5. Sacred Land
6. Halfway Home
7. Melbourne
8. Dreamer
9. Chimera
10. Sweet Relief
11. Light Touch

Howling Bells online:
Web: https://ffm.bio/howlingbells
YouTube: www.youtube.com/@howlingbellsmusic
Instagram: https://www.instagram.com/howlingbells

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