Li avevamo lasciati nel 2024 con il loro travolgente esordio “Jam Therapy” (la nostra recensione), il quale comprendeva “Martina”, uno dei brani che più in quell’anno mi avevano impressionato per scrittura e impatto. Tornano, invece, oggi con “Holy Krap”, in uscita il 13 febbraio e, anche stavolta, interamente autoprodotto. Il limbo tra Pisa e Livorno in cui sono nati sembra aver rafforzato lo stile dei nostri che mostrano una rinnovata maturità compositiva la quale sfocia in un suono a tratti più abrasivo e sanguinolento, il tutto ben udibile nelle otto tracce che compongono il disco.
Apre le danze “Uncle Tias” e tutto sembra fermo a due anni fa. Tra un ipnotico funk e un perverso progressive, il tutto strumentale, è già evidente l’elevato tecnicismo del trio. Il tutto senza annoiare ma lasciando quella, quasi piacevole, sensazione d’ansia. A seguire “Kraptus”, brano che non dispiacerebbe a un certo Les Claypool; le influenze alternative metal qui si fanno breccia, le quali continuano a farsi presenti in “Turkeyaky”, brano capace di mostrare anche una direzione più melodica, il tutto impreziosito dall’ennesimo, pregevole assolo di chitarra. “Submarine bbq” è forse il brano migliore dell’album: un viaggio sonoro di oltre 6:00 minuti che abbraccia tutte le influenze della band in un unico pezzo. Il tutto accompagnato da un groove basso&batteria perfettamente coeso.
Sulla falsariga scorre “Not Sorry” capace di passare da momenti concitati a momenti lenti e pensierosi senza lasciar respiro. “5&5” mostra un approccio più diretto, a tratti quasi post-grunge, mantenendo sempre lo stile a cui i nostri ci stanno abituando brano dopo brano. “Holy Krap”, invece, è un vorticoso alternative metal tra Primus e gli SOAD più psichedelici. A chiudere “Goodnight Cigarette”: in oltre tre minuti ci si addentra in un mondo a sé, creato di momenti ipnotici e violente, quanto travolgenti, schitarrate. Cala il sipario.
“Holy Krap” mantiene appieno le promesse. Il tocco funk, più presente nel primo episodio, è qui meno accentuato, se non per poche tracce, segno di una maturità compositiva capace di condurre verso lidi più alternative metal e, a tratti, progressive. Degno di nota il livello tecnico che continua a essere superiore alla media. Una band che merita ben altri palcoscenici.
Articolo di Giulio Ardau
Track list “Holy Krap”
- Uncle Tias
- Kraptus
- Turkeyaky
- Submarine bbq
- Not Sorry
- 5&5
- Holy Krap
- Goodnight Cigarette
Line Up Krap Ymotana: Matyas voce, chitarra / Jhary batteria / Jacopo basso
Krap Ymotana online:
Instagram: https://www.instagram.com/krapymotana/
