13/01/2026

PFM – Premiata Forneria Marconi, Milano

13/01/2026

Ex-Otago, Genova

13/01/2026

Gatti Mézzi, Firenze

15/01/2026

Ex-Otago, Milano

15/01/2026

Ilaria Graziano, Sant’Agata Bolognese (BO)

16/01/2026

Ex-Otago, Bologna

16/01/2026

Kety Fusco, Roma

16/01/2026

Violenti, Napoli

16/01/2026

Luca ‘O Zulù Persico e Caterina Bianco, Napoli

16/01/2026

Fabbrica del nulla, Bagno a Ripoli (FI)

17/01/2026

Mille, Bologna

17/01/2026

Little Pieces Of Marmelade, Roma

Agenda

scopri tutti

Luca Carocci “Gesucristo forse è morto di freddo”

Lavoro maturo, frutto di un percorso di sintesi del linguaggio cantautorale operato da un autore dalla mano esperta

La felicità non è un premio, ma un atto di volontà: una scelta, anche quando nulla sembra allinearsi. Perché questo non accadrà mai. La perfezione è un’illusione, oggi forse solo un riflesso governato da un algoritmo. Prima di fare qualsiasi cosa, occorre trovare il coraggio di essere. Con queste parole, il cantautore, produttore e polistrumentista Luca Carocci introduce le tematiche del suo più recente lavoro, “Gesucristo forse è morto di freddo”, uscito il 12 dicembre per Fiori Rari.

Swiss Army Musician

Originario di Artena, in provincia di Roma, Carocci è un artista dal linguaggio raffinato, in grado di riproporre con efficacia le sonorità familiari della Golden Age del cantautorato nostrano ma interpretandole con arrangiamenti moderni, dove non di rado l’orecchio è stuzzicato da dettagli armonici inusuali per il genere e da scelte stilistiche che addirittura avvicinano alcuni dei brani ad un elegante Rock dalle sfumature nostalgiche. Il debutto discografico risale al 2014 con l’album “Giovani Eroi”, seguito nel 2016 da “Missili e Somari”, lavoro impreziosito dalla presenza di musicisti del calibro di Margherita Vicario, Francesco Forni, Roberto Angelini e Bianco, con il brano “Le rose e i limoni” che verrà incluso anche nell’album collettivo “Cantautori per Amatrice”; nel 2021 esce invece il successivo “Serenata per chi è nervoso”, stavolta autoprodotto.

Oltre a dedicarsi ai suoi progetti personali, Carocci è anche uno stimato session man, che negli anni ha messo la sua chitarra al servizio della musica di nomi quali la già citata Margherita Vicario, Gnut, The Niro, l’argentina Camilla Buch e gli spagnoli Los Santos, per citarne solo alcuni. Ha inoltre condiviso il palco con gli Stereophonics all’Auditorium Parco della Musica di Roma e con Compay Segundo a Villa Ada: insomma, stiamo parlando di un musicista dalla carriera sfaccettata e dal curriculum sostanzioso, abile nel cambiare cappello passando dall’autore, al turnista da palco, al produttore con la stessa disinvoltura; un plus, questo, che non può che arricchire le otto tracce di cui si compone “Gesucristo forse è morto di freddo”, che infatti trasudano delle esperienze multiformi accumulate da Carocci nel corso degli anni.

Gesucristo forse è morto di freddo

“Canzone semplice” è perfetta per accompagnare l’ascoltatore nel mondo intimista ma con i piedi per terra del cantautore laziale: scritta a quattro mani con Alex Britti, nonché primo singolo tratto dall’album, si apre con una interessante tessitura di chitarra acustica, reminiscente di alcune atmosfere di michaelhedgesiana memoria, la quale muta poco dopo in uno strumming mid-tempo propulsivo che funge da spina dorsale dell’arrangiamento, accompagnando efficacemente la voce calda e profonda di Carocci fino al sentito solo di tromba che chiude il brano; “Cammina bambina” è invece guidata da una profonda linea di basso, semplice ma suonata con notevole gusto melodico, con la dinamica che cresce lentamente ma inesorabilmente grazie al suono metallico e brillante degli intrecci delle chitarre, sui quali spicca il tocco vintage di una lap steel guitar.

La successiva “Il gelo dentro una parola” sembra essere caratterizzata da un’atmosfera evocativa e sospesa, debitrice in qualche modo del De Gregori di “Bufalo Bill”, almeno finché non entra la band, la quale trasforma improvvisamente il brano in un movimentato Indie Pop anni Dieci dai colori vivaci, con un finale agrodolce dove la voce ripete come un mantra Non è il ricordo che ci gira in testa, non è possibile questa distanza.

La title track “Gesucristo forse è morto di freddo” funge da spartiacque, trasformando d’improvviso il mood del lavoro in quello sporco e grezzo di un Pop Rock da classe operaia, dove il suono delle chitarre elettriche si staglia sopra al groove tight but loose di una batteria implacabile nel mantenere seduta sul tempo il resto della band. In “Le sere di Maggio”, invece, gli accordi del pianoforte a sostegno della linea vocale risuonano precisi come i ritocchi di un orologio a pendolo, finché i fraseggi di matrice jazzistica del sassofono non donano un tocco retrò all’arrangiamento, catapultando per magia l’ascoltatore nell’atmosfera cupa, piovosa, ma ricca di fascino di un vecchio film noir.

Il valzer di “Solo su una gamba” è un invito a non arrendersi, a continuare a rialzarsi dopo ogni caduta in questo percorso a ostacoli che è la vita, mentre in sottofondo la solita lap steel guitar dona un feel anni ‘50 ad un arrangiamento che si sporca solo un poco di psichedelia sul finale; “Tu che difendi il lavoro / Per non farsi male” è caratterizzata invece da sonorità acquose, con Carocci impegnato a criticare, in modo misurato ed elegante, un approccio al mondo del lavoro che non può che portarci al collasso, personale e come società, mentre il tema catchy di una chitarra elettrica quasi Surf si va a fissare tra le sinapsi di chi ascolta. È compito di “Aspetto fuori” quello di concludere l’album: un brano meditabondo e rarefatto, in cui è decisivo il ruolo delle percussioni nel creare l’intelaiatura ritmica sulla quale la voce di Carocci danza delicatamente, andando a chiudere la porta sui ventisette minuti di musica che abbiamo appena ascoltato.

“Gesucristo forse è morto di freddo” è sicuramente un lavoro maturo, frutto di un percorso di sintesi del linguaggio cantautorale operato da un autore dalla mano esperta. Un piccolo gioiellino, consigliato a tutti coloro che desiderino immergersi nel mondo stimolante di un artista che, ancora una volta, dimostra di non aver paura di mettere in musica tutto sé stesso, nel modo più autentico e senza filtri possibile.

Articolo di Alberto Pani

Track list “Gesucristo forse è morto di freddo“

  1. Canzone semplice
  2. Cammina bambina
  3. Il gelo dentro una parola
  4. Gesucristo forse è morto di freddo
  5. Le sere di maggio
  6. Solo su una gamba
  7. Tu che difendi il lavoro / Per non farsi male
  8. Aspetto fuori

Line up: Luca Carocci voce, basso, chitarre classiche, acustiche, elettriche, synth / Roberto Angelini cori, chitarre elettriche, lap steel, pedal, synth, tascam portastudio / Filippo Cornaglia cori, batteria / Jose Ramon Caraballo Armas percussioni, tromba / Massimiliano Ciafrei organo  Wurly, piano / Daniele Tittarelli sax / Paolo De Stefani organo Wurly – “Su Una Gamba Sola”

Luca Carocci online:
Instagram: https://www.instagram.com/luca_carocci
Youtube: https://youtube.com/@zulurastas?si=Jj86alVqcoMfUy_M

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!