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Luca ‘O Zulù Persico, Caterina Bianco “Violenti”

Progetto di artista impegnato, di uomo di cultura fuori dagli schemi classici e di persona coerente con tutto il suo percorso artistico

“Violenti”, concept album di Luca ‘O Zulù Persico, voce dei 99 Posse, insieme a Caterina Bianco, violinista, produttrice e polistrumentista, è uscito il 9 gennaio per La Tempesta Dischi. Un disco e un progetto meravigliosi, diciamolo subito. Già nel volume “Vocazione Rivoluzionaria – L’autobiografia mai autorizzata di Luca Persico” (la nostra recensione), ci eravamo resi conto del valore intrinseco dell’artista partenopeo. Questo nuovo progetto, che di fatto è un nuovo segmento di quel testo, conferma lo stato di grazia di ‘O Zulù e, soprattutto, la sua statura di artista impegnato, di uomo di cultura fuori dagli schemi classici e di persona coerente con tutto il suo percorso artistico. Non solo, questo lavoro conferma la capacità di essere al passo con i suoi tempi, di non essere demodé e di credere, fino in fondo, alla musica e all’arte che lo hanno reso famoso.

Se con i 99 Posse Persico & Co. avevano aperto la strada all’Hip Hop impegnato nel nostro Paese, prima che la deriva commerciale decidesse che quello doveva essere il regno del consumo, in questo lavoro il cantante fa capire quale potenziale reale abbia ancora questo mondo e questo genere musicale. Certo, serve coraggio – ed è uno dei grandi temi di questo disco – perché la coerenza in musica, e in generale nell’arte, paga, ma non è maggioritaria, soprattutto in questo momento storico. Allora solo un artista strutturato, con le spalle larghe e senza paura, può permettersi di realizzare un disco di fatto parlato, con intermezzi musicali d’avanguardia, di ricerca, che lo portano lontano dal suo mondo sonoro (ma non testuale).

Eppure questo è, e resta, un disco rap, figlio della poetica hip hop, ma dove questi generi sono capaci di raccontare storie, e non di impomatare il nulla. Due estremi ci sono per incasellare – se mai ce ne fosse bisogno – questo lavoro: il teatro canzone di Gaber da un lato, “Litania” di Sparagna e Ferretti dall’altro. Da Gaber ‘O Zulù prende il linguaggio diretto, anche se manca tutta l’ironia tipica dell’accoppiata Gaber Luporini, mentre di Sparagna e Ferretti – citato in un passaggio da Persico – c’è solo la dimensione del racconto sacro e popolare, oltre alla ricerca musicale. In “Violento” però non ci sono tradizioni popolari, ma ottime composizioni contemporanee di Caterina Bianco che nobilitano una poetica, quella dello Zulù, che mostra tutta la sua capacità di raccontare un mondo ai margini, sotterraneo e periferico, ambiti metropolitani che, diciamolo senza paure, le Posse sapevano raccontare, mentre i cantautori classici non sono mai stati capaci di farlo.

Nel dettaglio, lo spettacolo è formato da tre atti, che seguono la vita, per sommi capi, di Persico. Gli esordi e il successo, l’epoca cioè delle Posse; poi la scelta di estraniarsi, la discesa all’Inferno, gli errori e i sentieri interrotti. Il terzo atto, infine, è il risveglio, dalla nascita del figlio alla voglia di essere di nuovo sui palchi, dividendosi fra i 99 Posse e i progetti solisti.

“Violenti”, dunque, mostra un lato poetico, di strada e periferico, minoritario dunque, del macro mondo dell’hip hop impegnato che, a oggi, pochi hanno saputo mettere in evidenza. E sì, ci voleva un vecchio dinosauro – sono ironico – di questo genere, uno di quelli che hanno dato vita a una vera rivoluzione che, negli anni ’90, ha saputo arginare per almeno un decennio la deriva, per far capire che quella musica, come tanti altri generi, deve cantare la vita, la realtà, la propria pelle, il proprio tatuaggio, il proprio essere (fra i punti più belli di questo lavoro c’è proprio il passaggio dedicato all’identità di Zulù). Se non fa questo, allora è solo abbellimento e falsità, e i risultati si vedono.

‘O Zulù, con il supporto delle musiche raffinate di Bianco, mai invadenti e che nobilitano questa scrittura periferica e metropolitana, e cioè alta, senza essere ricca di orpelli ma, allo stesso tempo, nostrana, fatta di rabbia e per questo credibile, ma anche immediata e diretta, ha dato vita a un canto civile, sociale e politico, e a una lunga poesia cantata e recitata, che rimanda al mondo classico, ma che si nutre di storie e dimensioni urbane e contemporanee.

Serve coraggio ad ascoltare “Violenti”, tanto, ma la soddisfazione finale, e non per forza perché si debba stare dalla parte che racconta Persico, è piena di bellezza e di sorrisi. L’arte, quella vera, deve essere scomoda perché capace di raccontare la realtà, così come essa è, e come si presenta. Persico e Bianco ci sono riusciti, con un progetto ibrido che non lascia affatto indifferenti.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list Violenti”

Prologo

ATTO I
Atto I, Scena I
Atto I, Scena II
Atto I, Scena III
Atto I, Scena IV
Atto I, Scena V
Atto I, Scena VI

ATTO II
Atto II, Scena I
Atto II, Scena II
Atto II, Scena III
Atto II, Scena IV

ATTO III
Atto III, Scena I
Atto III, Scena II
Atto III, Scena III
Atto III, Scena IV
Atto III, Scena V
Atto III, Scena VI
Atto III, Scena VII

Testi: Luca Persico / Musiche: Caterina Bianco, Michele De Finis

Luca ‘O Zulù Persico online:
Instagram https://www.instagram.com/o_zulu_99posse/

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