Uscito il 5 settembre 2025 per Silverback Artist Collective / Shore Dive Records, “ArMOR” è il primo disco dei belgi Maquillage. Più che un debutto, sembra però un gesto pienamente consapevole. Non c’è nulla di costruito o compiaciuto in queste tracce, ma una continua tensione tra la voglia di proteggersi e il bisogno di mostrarsi per come si è. Il titolo che unisce amor e armor racconta già molto: l’amore, qui, non è conforto, ma qualcosa che convive con la difesa, con la paura e con il rischio.
Fin dal primo ascolto si avverte una certa distanza dalle mode o dalle formule predefinite. I Maquillage non cercano l’effetto facile né il rimando immediato. La loro scrittura è densa, introversa e essenziale. Si percepisce l’eredità della loro terra, il Belgio, non come etichetta, ma come sensibilità. C’è una certa ombra di fondo, una malinconia trattenuta che attraversa tutto l’album, e che richiama più la Coldwave europea che altre scene più celebrate. Ma anche in quel caso, non si tratta di revival: è piuttosto una continuità emotiva, una lingua madre che si evolve. Il lavoro sul suono è attentissimo: le chitarre sono piene, avvolgenti, mai eccessive; i synth tagliano lo spazio con precisione, senza però diventare protagonisti. Il basso, profondo e ipnotico, è spesso il centro emotivo dei brani. La voce di Gioia Podestà, invece, sembra quasi ritrarsi, scegliere la misura e la presenza leggera. Non urla, non cerca di imporsi. Resta, e resiste.
In pezzi come “Again” e “Drift” si entra in una specie di spazio sospeso, dove il suono non rincorre un’esplosione ma costruisce atmosfere che restano addosso. Nei momenti più scuri come in “Shadows”, “Death from Above” e “Moon” l’intensità si fa ancora più sottile, quasi sotterranea. Tutto si fa più ovattato, la batteria pulsa senza aggredire e gli alti si comprimono fino a diventare un velo. Ed è proprio “Moon”, forse, la traccia più emblematica: una lunga chiusura strumentale che resta in sospensione, come un pensiero che non riesce a completarsi. È lì che l’album cambia prospettiva: non è più un dialogo con chi ascolta, ma un dialogo interiore. “Are You Safe?”, con la sua domanda che ritorna più volte, sembra parlarci proprio da quel punto di fragilità. Non per trovare risposte, ma per restare dentro la domanda stessa. L’amore, ci dice ArMOR, può essere riparo, ma anche maschera. Può contenere, ma anche nascondere.
Ci sono momenti più aperti, come “Cosmic Circles” e “Flowers”, in cui la melodia sembra allentare la tensione ma non lo fa mai davvero. Qui emerge una sensibilità vicina al Dream Pop, ma senza quella leggerezza spesso associata al genere. Le armonie sono avvolgenti ma non liberatorie, e anche quando il suono si fa più etereo, non c’è mai un vero senso di pace. La nebbia rimane, la luce è filtrata. Anche “Desire”, che chiude il disco, non offre una conclusione. Dice solo coming in, coming back. Un ritorno, forse. Ma a cosa, e a chi?
Quello che colpisce davvero, in “ArMOR”, è la sua onestà emotiva. Non è un disco “perfetto”, né vuole esserlo. È un lavoro che sceglie la sincerità alla perfezione, la sfumatura al colpo di scena. Lascia aperte molte domande, ma lo fa con lucidità e rispetto per chi ascolta. Non ti guida, ma ti accompagna e ti sfida a restare dentro le contraddizioni. “ArMOR” è un disco che non ha paura di mostrarsi fragile, e che soprattutto, nella fragilità trova la sua forza più grande.
Articolo di Silvia Ravenda
Track list “ArMOR”
- Death From Above
- Again
- Are You Safe?
- Cosmic Circles
- Shadows
- Moon
- Drift
- Flowers
- Closer
- Desire
Line up Maquillage: Gioia Podestà voci e chitarre / Nick Symoens basso e voci / Jeroen Huyzentruyt chitarre / Walter Marantino synth e tastiere / August Corthouts batteria
Maquillage online:
Instagram: https://www.instagram.com/maquillage.band/
