“4321 Hz” è il primo album di Marco Fracasia, uscito il 12 giugno per 42 Records, disponibile in vinile giallo e su tutte le piattaforme digitali. Dieci brani che fondono le diverse anime del cantautore di origini torinesi: dal Dream Pop alla canzone d’autore contemporanea degli anni Duemila, passando per suggestioni strumentali fatte di riverberi, sintetizzatori e chitarre elettriche suonate alla maniera del Post-Rock classico. 42 Records aveva già pubblicato nel 2022 il suo primo ep, “Adesso torni a casa”, presentato come un piccolo manifesto del suo immaginario sospeso tra pop, indie e slittamenti fuori asse, cui è seguito l’EP “Adelaide” nel 2023. Quella di Fracasia è una musica senza dubbio figlia di quest’epoca, dove l’emotività fragile dei protagonisti domina una sottoscena che cerca spazio fra un mainstream spesso povero di contenuti e un underground troppo spesso ermetico e rumoroso. Nella terra di mezzo che ha prodotto risultati interessanti come quelli di Calcutta, Il Cile e soprattutto Le luci della centrale elettrica, capostipite di una certa sensibilità generazionale, si colloca anche la proposta di Fracasia.
Se sul fronte dei testi l’artista appare chiaramente figlio del suo tempo, con una poetica che racconta stati d’animo altalenanti e disillusioni diffuse, sul piano musicale il lavoro attinge a numerosi generi senza schierarsi apertamente con nessuno di essi. Il risultato è un disco piacevole da ascoltare, mai banale e, al tempo stesso, lontano da quelle produzioni indipendenti che finiscono per smarrire l’ascoltatore in una selva oscura di riferimenti e sperimentazioni. “4321 Hz”, ispirato al grande romanzo di Paul Auster, una delle voci più importanti della letteratura americana contemporanea e autore della “Trilogia di New York”, è composto da dieci tracce intime nelle quali le scelte, le sliding doors e i sentieri interrotti evocano la possibilità di futuri alternativi, attesi, disattesi, vivibili o semplicemente impossibili. Il risultato è un disco in cui la vita spericolata e irruente, che aveva però il pregio di spingere in avanti chi era nato per correre, si trasforma in una sospensione dell’azione, dove attese e rimpianti alimentano le ansie contemporanee.
Tutto ciò emerge con particolare efficacia in quella che, a nostro avviso, è la traccia portante dell’album: “Una vita devastata”. Un brano acustico e malinconico, manifesto di una poetica destrutturata e destrutturante, in cui la dinamite è sostituita dalla gommapiuma e la colazione, in solitaria, con un toast lascia spazio a una brioche vegana. Sono immagini che raccontano bene il tempo presente, e riuscire a descriverlo con precisione è un’arte non semplice. Fracasia ci riesce senza compiacimenti estetici, ma con una buona sensibilità cantautorale che, in questo brano come in “È la fine di tutto” e “Perso”, merita attenzione per il futuro. Se coltivata nel modo giusto, potrebbe portare a risultati importanti.
“Perso”, dunque, detta il ritmo di un’esistenza che vede sgretolarsi le certezze e che sembra incapace, almeno per il momento, di reagire con quell’energia vitale tipica del rock classico, il “martello degli dei”, per intenderci. Il pop contaminato da tutte le immaginabili suggestioni “post” che caratterizzano i brani successivi, di “Saltatempo” e di “Una spiegazione assurda”, è funzionale soprattutto al senso di ricerca e instabilità raccontato nei testi. Gli arrangiamenti restano ricchi di suggestioni, come accade in “Ubriaco a casa da solo”, nel mood ricorrente di “Uno strano interregno” o nel sound leggero di “È la fine di tutto”, impreziosito da lievi interferenze che sembrano omaggiare gli anni più sperimentali della musica italiana degli anni Settanta. Tuttavia, non arrivano mai a essere realmente pungenti o rabbiosi, né a cercare una catarsi attraverso chitarre e percussioni martellanti.
L’album è caratterizzato da toni mai dirompenti e da una ricerca che trova i propri riferimenti nei territori meno esposti della musica d’autore italiana, approdi sicuri che difficilmente riempiranno stadi e grandi palazzetti. La nuova canzone d’autore sembra aver compreso che quella non è più la strada principale e che occorre ricostruire dalle macerie esistenziali del presente, recuperando quella genuinità che manca ormai da tempo alla musica mainstream italiana, presa fra finte gang e un altrettanto falso degrado da ghetti inesistenti in un Paese ricco di comuni e province benestanti, e qualunquismo da rima baciata. Fracasia si distingue da tali tendenze e sceglie una strada che, pur già percorsa da altri, conserva il pregio dell’onestà e della sincerità. Una strada che prova a rinnovare il modo di fare e vivere la musica come esperienza intima, più che come fenomeno collettivo.
“4321 Hz” è un buon lavoro che, pur senza essere dirompente, possiede il merito di trovare una propria collocazione senza eccessive pretese, alla ricerca di un pubblico curioso, attento e disposto ad ascoltare qualcosa che non sia già stato detto infinite volte.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “4321 Hz”
- Perso
- Saltatempo
- Una spiegazione assurda
- Ubriaco a casa da solo
- Essere come te
- Uno strano interregno
- Una vita devastate
- È la fine di tutto
- Qui
- 4321 Hz
Line up Marco Fracasia: Adele Altro cori / Niccolò Fornabaio batteria / Enrico Gabrielli fiati / Luciano Rovetta chitarra elettrica in “Una vita devastante” / Pietro Raimondi parole in “Una spiegazione assurda” / Matteo Cardo mental coaching in “Essere come te” / Marco Fracasia e Marco Giudici lavorazioni sonore
Marco Fracasia online:
YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCa10yAxlywg8wSvm3TrBxfQ
Instagram: https://www.instagram.com/marcofracasia
