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Marco Mattei “Age of Fragility”

Opera essenziale ed evocativa che sceglie la misura anziché l’enfasi, la profondità anziché il compiacimento

È uscito il 16 maggio per M.P. & Records in tutto il mondo, ma per US e Canada su 7D Media / Third Star Records, l’album “Age of Fragility” di Marco Mattei, un’opera essenziale ed evocativa che sceglie la misura anziché l’enfasi, la profondità anziché il compiacimento. “Age of Fragility” è un lavoro che rinuncia a ogni orpello retorico, scegliendo la chiarezza del segno, l’intensità del dettaglio, la trasparenza come valore politico oltre che estetico. Marco Mattei, al suo secondo album solista, compone un’opera dal respiro profondo e dal gesto misurato. La fragilità non viene drammatizzata, né estetizzata: viene trattata come materia viva, pulsante, talvolta opaca. Un prisma che cambia volto a seconda di chi ascolta.

Il disco si apre con “Just Tired”, brano che agisce come un preambolo emotivo. Una stanchezza esistenziale, più mentale che fisica, prende forma in un andamento contenuto, quasi in sottrazione. Ma basta il tempo di una traccia per spostare l’asse: “You Don’t Deserve It” arriva con un impatto più deciso, un tema quello dell’auto-sabotaggio espresso senza enfasi, ma con chirurgica precisione. La chitarra guadagna spazio, ma è la sezione ritmica a dare struttura, a incidere sul respiro del pezzo, senza mai oscurare il nucleo melodico.

C’è un pensiero compositivo rigoroso dietro ogni arrangiamento, eppure nulla suona accademico. La direzione è chiara: creare una dinamica interna che permetta alle canzoni di evolversi come organismi vivi. In questo senso, la presenza di Duilio Galioto si rivela decisiva. Il suo tocco, mai decorativo, innerva tutto l’album di una dimensione armonica sofisticata, mutuata da un background jazzistico che si percepisce nella libertà con cui i brani respirano. “Insomnia” è il vertice più oscuro del disco. Un brano che parte da una materia quasi liquida, psichedelica, e si condensa in strutture iterative, cicliche, dove ogni suono sembra vibrare in ritardo, come riflesso in una mente insonne.

La voce si fa rarefatta, poi narrante. Non c’è bisogno di urlare quando il disorientamento è reale. L’impressione è quella di un sogno lucido, ma senza centro. Altri brani come “So Fragile” si distinguono per la scelta di un minimalismo autentico, non studiato: pochi elementi, ben posizionati, che diventano veicoli di una verità non immediata ma profondamente condivisibile. Qui, Mattei mostra il coraggio di lasciare spazio al silenzio, ai vuoti, alle risonanze residue. È una scrittura che si fida dell’ascoltatore, e lo tratta da pari.

Il disco si conclude dove era iniziato, ma con un altro volto. La versione estesa di “Just Tired” non è una reprise, ma una trasformazione: undici minuti che allargano il campo, moltiplicano gli echi, dilatano le intenzioni. Il pianoforte si distende, la struttura si dissolve. Non c’è un finale: c’è un ritorno, un cerchio che si chiude solo per suggerire che nulla, in fondo, si chiude mai davvero. Registrato in presa diretta a Dreamland Studios (Woodstock, NY), “Age of Fragility” vive anche della sua dimensione umana. Tony Levin e Jerry Marotta non sono soltanto presenze iconiche: sono interpreti veri, capaci di leggere l’idea e rilanciarla in tempo reale. La chimica tra i musicisti è palpabile, e restituisce al disco una qualità organica che oggi tra produzioni chirurgiche e standardizzazione del suono risulta quasi anacronistica e per questo preziosa.

Chi cerca un disco perfetto nei picchi e nei ritornelli resterà disorientato. “Age of Fragility” non ha climax, ma profondità. Non cerca approvazione, ma contatto. È un’opera che lavora sull’asimmetria, sulla tensione tra fragilità e controllo, tra esposizione emotiva e disciplina formale. In un’epoca in cui la fragilità viene medicalizzata, ridotta a debolezza o tradotta in slogan, Marco Mattei sceglie di ascoltarla e farla ascoltare. Senza mai spiegarla, senza mai giustificarsi: solo così può essere davvero musica.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “Age of Fragility”

  1. Just Tired
  2. You don’t deserve it
  3. Human Again
  4. Wrong
  5. Insomnia
  6. A trick of the mind
  7. Watermark in my Heart
  8. So Fragile
  9. End of the Line
  10. Just Tired” (Extended Version)

Line up: Marco Mattei Chitarre elettriche e acustiche, Loop di chitarra, Bouzouki, Cori, Percussioni aggiuntive, Tastiere, Celesta, Campioni e Programmazione / Duilio Galioto Pianoforte, Wurlitzer, Rhodes Mk1, Hammond B3, Mellotron e Memory Moog, Organo Lowrey, Vox Continental, Farfisa Compact Deluxe / Tony Levin Contrabbasso e Basso / Jerry Marotta Batteria e Percussioni / Trey Gunn Warr Guitar (5) / Peter Voronov Violino (6) / María Betania Hernández Violoncello, Viola e Violino (7, 8) / Michele Boni Cavaquinho (9) / Katrin Romanova Arpa (9) / Voce Dave Bond (1), Fabio Trentini (2, 9), Malena Ramonet (3), Tino Boley (4), Jeff Kightly (6, 8), Joe Edelmann (7), Jennifer Maidman (5)

Marco Mattei online:
Website: www.marcomattei.art
Instagram: https://www.instagram.com/marcomatteimusic/

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