Nel mondo delle produzioni sotterranee, quelle lontane dalla superficie mainstream del mare magnum della discografia attuale, le correnti sono anomale. Questo complica la diffusione, e i carichi arrivano non sempre puntuali. Si tratta del caso di “Onde” (Zero Zero Nove), uscito nel 2024, ultimo lavoro della musicista e cantante pugliese Maria Mazzotta. Chi me lo consiglia mi parla di capolavoro. Conoscendo quanto poco utilizzi questa parola, mi fido, e a scatola chiusa prendo cd e vinile (solo su Bandcamp, in edizione limitata). Una volta ascoltato, rapito da eroici furori, scrivo all’amico, confermando quanto da lui sostenuto, e velocemente mi accingo a buttar giù questo testo, anche se fuori tempo massimo, perché questo è davvero un album che deve essere conosciuto, deve uscire dal mondo sotterraneo e conosciuto.
Se consideriamo il lungo percorso nel mondo della World Music di Maria Mazzotta non possiamo che chiamare questo lavoro, formato da 12 canzoni per un totale di 55 minuti, capolavoro. In realtà, pur restando fermo il giudizio di merito, si tratta del suo secondo album da solista, dopo una carriera che l’ha vista esibirsi in tutto il mondo, arrivare in lista al Tenco, e ai prestigiosi World Music Chart Europe e Transglobal World Music Chart. La lista di collaborazioni, poi, è lunga, e fra queste ricordiamo Ballake Sissoko, Piers Faccini, Justin Adams, Juldeh Camara, Bojken Lako, Raiz, Roy Paci, Raffaele Casarano. Insomma, capite che abbiamo a che fare con un’artista che nel mondo ha saputo mescolare tradizioni e innovazioni, andando a pescare in quella che è la tradizione musicale italiana, e cioè la musica etnica, locale, regionale. Chiamatela come volete, quella che Gabriel ha valorizzato con il progetto World Music.
Tuttavia, “Onde” è un disco che non si esaurisce qua. Il fatto che si possano spendere parole impegnative – e cioè “capolavoro” – è che qui la tradizione è stata sapientemente mescolata con il Rock underground, con i suoni grezzi di un genere che, ricordiamolo, a sua volta nasce dai tradizionali del mondo e della cultura blues. Così le chitarre alla Marc Ribot, i suoni alla Tom Waits (dell’ultima parte della sua carriera), le assonanze di Sparagna e della sua ricerca etnica, il tutto mescolato con un pizzico del Capossela di “Ovunque Proteggi” (l’album, ovviamente), con l’aggiunta di una voce che spazia da Mia Martini alla Bertè di questi ultimi anni, producono un mix ben amalgamato di suoni lontani, di mondi diversi e all’apparenza distanti ma che, prima o poi, si dovevano incontrare. Ora lo hanno fatto, in questo “Onde”.
Su 12 brani, 4 sono tradizionali rimaneggiati da tre ottimi musicisti – Mazzotta, Della Monica e Nobili – che trasformano questi brani in canzoni ben lontane dalle versioni originali. Il disco, poi, è dedicato al mare – come d’altronde lascia intuire il titolo “Onde” – e ai suoi movimenti, ma non è una semplice celebrazione del Mediterraneo, come accade nel recente lavoro di Stefano Saletti (la nostra recensione). “Onde” è il racconto di un mondo musicale che è il risultato degli incontri e delle influenze, delle emozioni e delle riflessioni sulla società moderna.
L’epica apertura con “La fortuna” ci porta subito da De André e Pagani ai suoni del duo Ribot – Waits, con atmosfere decisamente post-rock. Con un canto da preghiera notturna che subito fa capire le qualità canore di Mazzotta. Da qui in poi si spazia da tinte elettroniche contaminate con i suoni del Salento, come in “Libro d’amore”, “Sula nu puoi stare”, dove però le assonanze con il Post-Rock di Waits sono di supporto a una voce potente e allo stesso tempo figlia dei nostri tempi. Si passa poi a brani più lenti, più da mare calmo, che raccontano di quanto l’essere umano necessiti di gesti umani semplici, in una società sempre più veloce e disumanizzante. “Dammi la manu” e “Navigar non posso … senza te”, sono due perle in un mare di suoni potenti. Due ballad lontane da tutti gli schemi, che si avvicinano ai lavori etnici di Robert Plant.
La seconda parte del disco è un mix sapientemente dosato di ritmi tradizionali mescolati, con gusto contemporaneo, a chitarre e percussioni che si allontanano dai ritmi tribali e locali, per diventare universali. Lezione che Sparagna ha saputo dare a tanti musicisti, e che Mazzotta dimostra di aver fatto sua. L’esempio migliore è “Viestesana”, seguita da “Marinaresca”, con un giro di basso iniziale che profuma di New Wave, prima dell’arrivo di una voce morbida che, fino a questo punto del disco, è rimasta dote nascosta della Nostra. “Pizzica de core” fa capire come i margini di contaminazione siano ampi, e che di strada se ne può far fare tanta, a questi mondi musicali che, ora, in questo “Onde”, si sono finalmente ben compenetrati.
Mazzotta ci consegna un album splendido, con una chiusa degna del miglior De André e del Capossela di “Marinai, profeti e balene”, album che è distante anni luce da questo “Onde”, ma che nel finale risuona in questa laica preghiera dedicata al mare. Rispetto ai due grandi cantori del mare Mazzotta ha la freschezza di testi che sanno essere incisivi, senza bisogno di complessità, e allo stesso tempo il dono della sintesi che, spesso, al miglior Capossela è mancata. Il risultato è un disco che cattura, come il mare, e che richiama, che chiede ascolto e che vuole raccontare di come i mondi musicali, oggi, si debbano toccare, compenetrare e conoscere. Un disco destinato a diventare un piccolo classico, anche se per vie secondarie, solitarie e poco note. Non fatevelo scappare.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Onde”
- La furtuna
- Libro d’amore
- Sula nu puei stare
- Damme la manu
- Navigar non posso … senza di te
- Terra ca nun senti
- Viestesana
- Canto e sogno
- Marinaresca
- Nanna core
- Pizzica de core (Malecunia)
- Matonna te lu mare
Line up Maria Mazzotta: voce, tamburello, percussioni / Cristiano Della Monica: batteria, percussioni, elettronica / Ernesto Nobili: chitarra elettrica, chitarra baritono
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