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Marta Del Grandi “Dream Life”

Album strutturato, complesso e audace, non solo a livello compositivo ma anche sul piano autoriale

Dopo il discreto successo di “Selva” (la nostra recensione) nella scena indipendente internazionale, Marta Del Grandi non si è adagiata sugli allori, anzi, ha dato vita a qualcosa di ben più ambizioso. Supportata ancora una volta dalla londinese Fire Records, la cantautrice lombarda torna a fare musica – quella vera – e il 30 gennaio ci regala il suo terzo album, “Dream Life”. Se “Selva” era caratterizzato da synth avvolgenti e atmosfere bucoliche, questo nuovo lavoro segna un deciso passo in avanti verso una strumentazione più organica e una produzione di livello superiore. È un disco più coraggioso e strutturato, un progetto che si muove entro i contorni fluidi dell’Art Pop per poi arricchirsi di venature post-rock, funk e incursioni progressive.

Già dalla traccia di apertura, “You Could Perhaps”, Marta Del Grandi mette a frutto la sua formazione in canto jazz non per esibirla, ma per trascenderla, liberandosi dalla gabbia dei tecnicismi per abbracciare invece la totale libertà espressiva. Il brano è intimista, iper-nostalgico; la linea vocale ricorda certe intuizioni beatlesiane alla McCartney. I cori eterei e i synth creano un’atmosfera volutamente “storta”, in cui voci e batteria si inseguono, sfociando poi in un ritornello lineare, giusto, dove tutto è al suo posto.

La varietà stilistica è il vero punto di forza: si passa dal groove di “Antartica” — un brano in chiave Talking Heads con bassi e fiati trascinanti — alle suggestioni vocali di “Alpha Centauri”, che richiamano quelle dei Black Country, New Road. Non mancano momenti più complessi come “Neon Lights”, dove la chitarra distorta segue la linea vocale virando verso il Prog, e altri più classici, come la title track “Dream Life”, un brano folk acustico e apparentemente spensierato, che nasconde però la poetica dell’incertezza, in una narrazione a metà fra l’illusione e la realtà. Una menzione speciale va a “20 Days of Summer”, dove la voce domina il brano senza mai strafare in un’atmosfera rarefatta e sospesa.

L’album è strutturato, complesso e audace, non solo a livello compositivo ma anche sul piano autoriale. Dolcemente malinconico, guarda spesso indietro ma è radicato nel presente; si sviluppa nella riscoperta del sé adolescente, nell’inconsistenza del futuro e nella fumosità del passato. È un lavoro “sensoriale”, capace di evocare memoria sotto forma di input visivi, olfattivi, uditivi.

Quella di Marta Del Grandi è, come sempre, una lirica elegante e accurata, in grado di descrivere perfettamente condizioni incorporee e oniriche. È facile, ascoltando quest’album, affogare nella consapevolezza di aver abbandonato una parte di sé – quella bambina – che può vivere solo attraverso gli echi dei giorni andati. Nonostante la profondità dei temi, non è un disco esclusivamente triste, ma è legato a tutte le emozioni, positive o negative, che la memoria può suscitare. Trova respiro in una dimensione sospesa tra passato, presente e futuro, un luogo in cui galleggiare, immaginare e farsi domande. Non c’è una risposta alla fine di questo album; resta invece solo quel magone nostalgico e un po’ amaro di chi trova riparo nella fragilità dei ricordi.

Articolo di Marta Mazzeo

Tracklist “Dream Life”

  1. You Could Perhaps
  2. Dream Life
  3. Antarctica
  4. 20 Days of Summer
  5. Alpha Centauri
  6. Shoe Shaped Cloud
  7. Neon Lights
  8. Gold Mine
  9. Some Days (feat. Fenne Kuppens)
  10. Oh My Father

Marta Del Grandi online:
Instagram: https://www.instagram.com/martadelgrandi/

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