“Tempi anomali per un recinto di polli” – Il Piccio Records -, il nuovo disco di Massaroni Pianoforti (Gianluca Massaroni), fuori il 23 gennaio, è un gran bel disco. Anzi, è il primo gran bel disco del nuovo anno. Prodotto da Andrea “Giamba” Di Giambattista, l’album è uscito in copia fisica (cd) ed è disponibile esclusivamente sulle piattaforme digitali che garantiscono il giusto riconoscimento agli artisti. Al fianco di Gianluca, autore di testi e musiche, c’è anche il fratello Andrea Massaroni, che si è occupato della pre-produzione.
Undici tracce in totale, delle quali sei canzoni inedite e cinque intermezzi che dettano il ritmo di un disco che è capace – finalmente – di descrivere un poco del mondo sgangherato (per essere gentili e corretti) nel quale stiamo vivendo. Perché, da un lato, non è che si possa sempre far finta che tutto vada bene, e dall’altro non si può continuamente cantare una resa esistenziale à la manière del Meursault di Camus. Serve anche qualcuno che, finalmente, dica come stanno le cose. O che almeno cominci. Di certo è ora che smettiamo di attenderci che ce lo dicano i giganti del passato. Anche perché loro lo hanno già cantato, scritto, mostrato e detto in mille modi. Il problema è come mai nessuna nuova leva si cimenti con questo tipo di denuncia.
Massaroni lo fa, e questa volta decide di provarci, e il risultato è ottimo. Il precedente “Maddi” (la nostra recensione) non è che non ci avesse convinto, tutt’altro. Tuttavia, era un rimescolare carte già giocate, e cioè quella di attualizzare episodi dei testi sacri, sui quali neppure ci crede più chi dovrebbe. Il risultato è stato un album buono, che ha confermato la capacità di scrittura di Massaroni, che aveva cambiato ancora una volta la sua natura di artista. Con questo nuovo lavoro, e cioè “Tempi anomali per un recinto di polli”, Massaroni muta e si trasforma ancora, senza perdere la sua natura e senza stravolgerla, ma semplicemente rinnovandola.
Il recinto dei polli è quello nel quale ormai ci troviamo a vivere. Parafraso le parole di presentazione del disco: polli da batteria, dove ciò che conta è fare l’uovo e, allo stesso tempo, avere un poco di becchime, meglio ancora se marchiato patrimonio dell’Unesco (questo l’ho aggiunto io). Il risultato è quanto la pellicola “Pane e cioccolato” già mostrava, ma con una differenza. Quel film di Franco Brusati era del 1973. Oggi siamo nel 2026, e siamo ancora lì, e cioè polli in recinti, ma sempre più stretti e dai quali diventa difficile sfuggire, perché viene negato anche il solo pensiero della via di fuga.
“Poveri figli”, dunque, pezzo che apre il disco e non lascia scampo. Il ritmo è cambiato, siamo in ambito pop-rock non commerciale (pur se un piccolo ammiccamento viene comunque fatto a quel sotto-genere). L’inizio rimanda a un grande disco del rock italiano, e cioè “Bollicine” e all’omonima title track. Come quel pezzo – e quel lavoro – denunciava il potere dei media dell’epoca, così Massaroni canta di poveri figli messi in batteria proprio dalla televisione, che pensa e provvede a tutto quello che serve. “Perdersi al centro di Bologna”, omaggio a una stagione culturale unica e irripetibile, dove la musica la faceva la vita, il provarci e fare gavetta in circoli senza gloria, e non i lustrini dei talent e la sovraesposizione mediatica. “Liquirizia”, brano d’amore non banale – ed è già cosa buona e giusta – che ci ricorda come l’emozione dell’amore sia in ogni angolo quotidiano della nostra esistenza, anche quello più insignificante. “Via d’uscita”, traccia pop-dance inatteso che ricorda il magnifico duo Battisti / Panella, è il racconto del tempo che passa e del fatto che, prima o poi, c’è anche da farci i conti.
“È solo andare” cambia ancora le carte in tavola, con atmosfere anni ’80/’90, assonanze fra Battisti e Baglioni, senza il miele commerciale di quest’ultimo, e un invito a non fermarsi perché comunque la resa non conta nulla, e non serve a nessuno, se non a chi la pensa e la impone come dimensione nella quale tenere la nostra civiltà. Nel finale del disco il monito, che deriva diretto da quell’andare avanti come imperativo, ed è quello che: Se tutto il mondo è un paese / Che non puoi sfuggirgli è palese / Ma se non curi quei gigli / A pagarne saranno i tuoi figli. Allora “Quando canto (canzoni poco note)” non resta che essere onesti e dire a tutti la verità. E non è all’amore, né al cielo né al denaro / Che a loro dedico il mio cuore invano / E non alla luna né al palcoscenico alla dote / Che a loro dedico le mie canzoni idiote / Sì, canzoni poco note. Di certo però, quelle di Massaroni sono testi e canzoni incisive e capaci di raccontare il nostro presente. Non è una dote da poco.
Massaroni in “Tempi anomali per un recinto di polli” dimostra dunque realismo, capacità di lettura della società, abilità di scrittura originale e indipendente, innovazione senza inutili stravolgimenti, passione per una musica e una parola che hanno il compito di far pensare e, non ultimo, capacità di rigenerazione. E queste sono le qualità dei grandi cantautori nostrani, quelli che hanno fatto la differenza e che hanno lasciato un testimone che anche Massaroni Pianoforti ha saputo raccogliere, e che oggi ben custodisce.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Tempi anomali per un recinto di polli”
- Poveri figli
- Inverno
- Perdersi al centro di Bologna
- Primavera
- Liquirizia
- Estate
- Via d’uscita
- Autunno
- È solo andare
- Uh, che grande novità!
- Quando canto (canzoni poco note)
Massaroni Pianoforti online:
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