A volte ti capita di recensire dischi che sono difficili da spiegare con le parole. È il caso di “Route 96”, uscito il 20 febbraio in esclusiva per l’Italia nel solo formato fisico cd (acquistabile esclusivamente su www.exitmusic.it) e pronto al lancio mondiale il prossimo 24 aprile in vari formati. Un album autoprodotto dallo stesso Matteo insieme a suo padre Vincenzo, e pubblicato da Mascot Label Group. A neanche 30 anni, questo straordinario enfant prodige palermitano, con un’incredibile tecnica fingerstyle applicata alla chitarra elettrica, è riuscito a conquistare pubblico in tutto il mondo, strappando anche riconoscimenti e rispetto da mostri sacri come Joe Bonamassa, Al Di Meola e Steve Vai, giusto per citarne qualcuno.
Con queste premesse parto carico di aspettative e curiosità per questo secondo disco di Matteo Mancuso. Indosso le cuffie, premo play e sono pronto a immettermi sulla “Route 96”. La prima traccia, “Solar Wind”, vede proprio Steve Vai come ospite. Insomma, potevamo partire meglio di così? È come ricevere una scala reale alla prima mano di poker. Prime impressioni: Mancuso è un virtuoso, sì, ma con il dono -raro – della melodia. Qui i tecnicismi non sono mai esercizio sterile, sono sempre al servizio del brano. E l’assolo di Steve Vai? Lo riconosceresti a chilometri di distanza: non solo per il suono iconico, ma per quella sua tecnica aliena, sempre fuori dai canoni. Insomma…che bomba di apertura. Ma il viaggio continua, e la “Route 96” è ancora lunga.
Si prosegue con “Fire and Harmony”, dove un’apertura latineggiante di chitarra classica mette subito in chiaro le influenze gipsy jazz del suo stile. Influenze ancora più evidenti nella successiva “Isla Feliz”, che vede la collaborazione del giovane chitarrista Antoine Boyer. E qui diventa chiaro: lo stile di Mancuso è un meraviglioso coacervo sonoro difficile da catalogare. Fusion, Rock, Gipsy Jazz, Flamenco il tutto mescolato con un gusto fuori da ogni standard. Un’identità che si sente anche nelle tracce successive, fino ad arrivare a “Black Centurion”, dove si cambia marcia: i suoni si saturano, si fanno più spessi, più heavy, ma senza mai perdere quella firma melodica che è ormai marchio di fabbrica. Poi si respira. Si torna a un’atmosfera più raccolta con la splendida “In The Morning Light”, prima dell’ultima accelerata con la bonus track: la cover di “The Chicken” di Pee Wee Ellis, con Valeriy Stepanov alle tastiere. E lì si spinge di nuovo sull’acceleratore, fino in fondo.
Finito il viaggio, si scende dalla “Route 96” con le orecchie ancora calde. Rispetto all’album precedente, si percepisce una maggiore ricerca della melodia: la tecnica non è mai esibizione fine a se stessa, ma diventa strumento per arricchire, per colorare. La band di supporto è solidissima, con doti tecniche notevoli e una presenza che regge perfettamente il peso del progetto.
Ho ascoltato tanti chitarristi virtuosi – sono cresciuto nell’epoca degli shredder – ma in Matteo Mancuso c’è qualcosa che mancava da tempo. C’è quel lampo, quella scintilla di genialità che non solo alza l’asticella, ma cambia proprio il modo di vedere lo strumento. “Route 96” è lì a dimostrarlo, senza ma e senza se. Un album da avere. Punto.
Articolo di Daniele Bianchini
Track list “Route 96”
- Solar Wind (feat. Steve Vai)
- Fire And Harmony
- Isla Feliz (feat. Antoine Boyer)
- L.A. Blues One
- The Great Wall
- Warm Sunset
- Black Centurion
- In The Morning Light
- The Chicken (feat. Valeriy Stepanov)
Line up: Matteo Mancuso chitarre / Riccardo Oliva basso / Gianluca Pelleritto batteria
Matteo Mancuso online:
Sito web: https://www.matteomancuso.net/
Instagram: https://www.instagram.com/matteomancuso.guitar/
Le date italiane del tour europeo:
APR /09 Catania Zo Centro Culture
APR /12 Palermo Teatro Politeama Garibaldi
APR /13 Rende (CS) Auditorium Unical
APR /14 Bari Teatro Forma
APR /15 Florence Viper Club
APR /16 Turin Hiroshima
APR /17 Milan Alcatraz
APR /19 Padova Hall
APR /20 Bologna Locomotiv
APR /21 Rome Auditorium Parco della Musica
