17/06/2026

Iron Maiden, Milano

17/06/2026

Melrose Avenue, Milano

17/06/2026

Flaming Lips, Milano

17/06/2026

Kneecap, Roma

17/06/2026

God Is An Astronaut, Roma

17/06/2026

Vibeke Saugestad Band, Torino

18/06/2026

Melrose Avenue, Natz (BZ)

18/06/2026

Flaming Lips, Bologna

18/06/2026

Shai Ulud, Milano

18/06/2026

Kneecap, Bari

18/06/2026

New Candys, Venezia

18/06/2026

God Is An Astronaut, Torino

Agenda

scopri tutti

Mauro Ermanno Giovanardi “E poi scegliere con cura le parole”

Secondo noi l’album merita un riconoscimento al Tenco

Un gran bel disco segna il ritorno di Mauro Ermanno Giovanardi che il 20 marzo esce con “E poi scegliere con cura le parole” (Woodworm Label), disponibile in cd e in doppia edizione vinile. Un bel disco che noi abbiamo ascoltato prima di scriverne. Lo sottolineiamo con orgoglio, al netto dei nostri limiti che saranno evidenti qui di seguito. Sottolineiamo l’ascolto perché questo disco non può solo essere ridotto al gioco di parole del titolo, o alla rielaborazione di materiale stampa. Vero è che Giovanardi ha scelto con cura le parole, ma è altrettanto vero che nella sua poetica lo ha sempre fatto. I La Crus sono stati, e restano, una delle esperienze che meglio hanno fuso insieme musica d’autore ed esperienza di gruppo, secondi decisamente a pochissimi (forse, a conti fatti, solo ai C.S.I.). Tuttavia, in questo nuovo album, formato da 13 tracce (12 delle quali disponibili in vinile e 13 solo nell’edizione in cd), Giovanardi si racconta senza tanti veli. Anzi, in alcuni testi è fin troppo esplicito, e si mette così tanto a nudo da mettere in crisi chi decide di farsi attraversare da questi testi.

Mi riferisco a “Buio nella pelle”, canzone della disillusione che, dopo il primo ascolto, diventa il canto di una condizione d’esistenza comune a tanti, e di certo a quella generazione che ha creduto di poter fare rivoluzioni – parafrasando Guccini – anche con le canzoni, o con l’arte in generale, o quanto meno con l’arte. La sintesi è chiara: forse la disillusione si è rubata un po’ di me / sento la disillusione farsi spazio dentro me e ancora se ormai vale più un post che saper scrivere canzoni / e una foto, anche se figa, vale più delle emozioni / questo posto non è il mio, non è quello che volevo / non è quello che sognavo. Parole chiare, dure, in parte scorticate, piene di quella semplicità che ha sempre caratterizzato la sua altezza culturale. D’altronde “Buio nella pelle” porta a compimento il lavoro del suo album “La mia generazione” del 2017, dove già era chiaro che quella generazione – che è anche la mia – era giunta sulla spiaggia, alla fine del viaggio e della sua discesa all’Inferno, di buon mattino, ma non era riuscita a (ri)vedere nessuna stella, anzi…

… Quello che ha trovato – sullo stile de “Il pianeta delle Scimmie” – e il mondo nel quale si è ritrovata, è dominato dalla velocità, dalla continua corsa che produce ansia e, di conseguenza, genera incapacità di essere incisivi. “Veloce”, brano pop d’autore, è il contraltare della disillusione della prima traccia e racconta il mondo che ormai siamo costretti a vivere, una vita dove tutto deve scorrere, e di continuo, e senza alcuna sosta. Una velocità disumanizzante, non certo la rapidità di cui parlava Calvino.

Lo sguardo sulla propria generazione torna nella terza traccia, “La coscienza della mia generazione”, dove il rinforzino a quanto già detto è però incisivo. La generazione post-caduta del muro – riassumo e, chiaramente, interpreto – è stata acquistata. Non resta che buttarsi negli “Anni zero”, più un luogo che un’epoca: il punto in cui le vite ripartono e il tempo smette di essere lineare. Il passato non come nostalgia, ma come eco che continua a vibrare nel presente. Brano d’autore, con un ottimo piano in apertura, con quel mood metropolitano che dominava uno dei lavori più belli del Giovanardi solista, e cioè “Il mio stile”, lavoro del 2015.

Noi ci sbilanciamo: fin qui, e cioè con queste 4 canzoni, il disco merita un riconoscimento al Tenco perché credo che sia difficile fare di meglio, in Italia, in questo momento. Il lavoro poi prosegue con testi diversi, più centrati sull’amore, mai cantato e descritto in modo banale, e mai sentimento di facciata, ma sempre esperienza di vita vissuta direttamente sulla pelle dell’autore. “Amore Giuda” racconta il tradimento; “Di struggente amore” è sicuramente una dedica diretta, che non lascia scampo e che è una sorta di contraltare light della splendida “Nel centro di Milano”. Spazio anche per testi che raccontano l’esistenza umana, come nel caso di “Il numero che viene dopo”, dove riecheggia il tema della disillusione, ma questa volta viene analizzato più dal punto di vista interiore dell’individuo, e meno dunque da quello sociale; “Un errore”, dove l’identità – oggi più che mai fluida, liquida, nomade – è al centro di un divenire che ne determina l’esistenza.

Il disco si chiude con due brani che fanno da contraltare ai quattro iniziali, facendo decisamente risalire il livello di questo lavoro. “Non credo nei miracoli” è, di fatto, la chiusura del cerchio, dove la fatica e il lavoro quotidiano sono l’unica cosa che ancora paga, in un mondo dove tutto è ormai apparenza. “Ha ragione Schopenhauer” è il brano più La Crus di tutto questo lavoro (insieme anche a “Per cantare più forte”). Tuttavia, le influenze delle collaborazioni si sentono. In molte canzoni dedicate all’amore risuona la matrice new wave; ma anche il lavoro con Bianconi dei Baustelle fa sì che due canzoni profumino di quel sound pieno di orpelli che è matrice del duo toscano (“Il numero che viene dopo” e “Amore Giuda”), oltre a brani che rimandano al mood dell’ultimo Garbo (“Per cantare più forte”). Tuttavia, al di là di queste possibili assonanze, Giovanardi mescola con sapienza testi autoriali con suoni che arrivano da molte esperienze che il cantante e cantautore originario di Monza ha frequentato. Questo, insomma, è un disco d’autore figlio degli anni ’90, figlio del mondo musicale milanese, metropolitano, che guarda al presente minoritario dal musica italiana, e ben lontano da voce e chitarra figli dell’Emilia.

Complessivamente, dunque, “E poi scegliere con cura le parole” è un ottimo disco, che merita di essere messo nella propria discoteca. I testi nascono da un lavoro corale, che potremmo definire un vero e proprio collettivo della parola: l’artista ha coinvolto un gruppo di autori e musicisti con cui ha scritto i brani a quattro mani. Tra di loro figurano: Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Alessandro Cremonesi dei La Crus, Cheope e Anastasi. Il risultato finale è una canzone d’autore del terzo millennio, dal sapore elettronico con i canoni di questo stile assolutamente ribaltati, dove il focus è tutto sulla voce. Ed è così che si presenterà dal vivo: in trio minimale con due postazioni di tastiere che richiama l’immaginario anni ‘80 dal piglio new wave anglosassone.  Un lavoro maturo, pensato e niente affatto banale. Non di certo un’evoluzione, ma un’ottima conferma, arrivata con i tempi di gestazione che meritano solo le cose ben fatte.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list “E poi scegliere con cura le parole”

  1. Buio nella pelle
  2. Veloce
  3. La coscienza della mia generazione
  4. Anni zero
  5. Amore Giuda
  6. Di struggente amore
  7. Fermami
  8. Per cantare più forte
  9. Il numero che viene dopo
  10. Un errore
  11. Non credo nei miracoli
  12. Ogni volta di noi due
  13. Ha ragione Shopenhauer

Line up Mauro Ermanno Giovanardi: voce, ideazione del progetto / Leziero Rescigno: produzione artistica e sviluppo musicale / Lele Battista: registrazioni e arrangiamenti

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!

no AAMS casinos online interac casinos mejor casino online