Il 19 settembre 2025 è uscito, per Woodworm/Universal, il nuovo album dei Ministri, “Aurora popolare”, il quale fin dal titolo si pone come una accurata analisi della contemporaneità da parte del terzetto milanese.
Ministri di pace in tempi di guerra
I Ministri non hanno bisogno certo di presentazioni: è dai tempi dell’euro sulla copertina de “I soldi sono finiti” che il loro sound compatto – punto di incontro inaspettato tra il sogno elettrico di Seattle e l’introspezione dei cantautori nostrani più socialmente impegnati – è lo strumento atto a misurare con precisione l’insoddisfazione dell’uomo comune, protagonista kafkiano delle quotidiane storture che gli si parano davanti, perso come un topolino in un labirinto del quale non riesce mai a indovinare l’uscita, ma che nonostante questo non getta la spugna e continua a provarci.
Questo filo conduttore tematico risalta con forza anche in “Aurora popolare” sin dall’opener “Buuum”, con il quale il terzetto lombardo si identifica in chi sta aprendo gli occhi sulla realtà, finalmente consapevole che la narrazione da Mulino Bianco che ne ha accompagnato l’infanzia era in realtà una fantasia effimera, proprio come il castello di specchi che il calore estivo crea sull’asfalto nelle giornate particolarmente assolate: il suono onomatopeico che dà il titolo al brano è, a questo proposito, particolarmente azzeccato per descrivere sia la frustrazione di chi, esasperato, sta per arrivare alla fine della miccia, sia il groove massacrante che caratterizza la composizione, che non sfigurerebbe su un disco Big Beat anni Novanta.
Cantori di una generazione irrisolta
Se la title track, con le sue armonie catchy alla Coldplay, merita già un posto fisso tra gli inni da cantare a squarciagola nella scaletta live della band, “Avvicinarsi alle casse” racconta con perfido sarcasmo della gabbia dorata del consumismo, una frenesia del vivere ben rappresentata dalla martellante litania che Davide “Divi” Autelitano sciorina rabbiosamente al microfono, mentre la chitarra di Federico Dragogna e la batteria di Michele Esposito rimbombano nelle cuffie come il cuore in gola di chi si rende conto di non aver approfittato dell’ultima, irripetibile offerta del Black Friday.
I toni sono sicuramente meno aggressivi nelle ballad, anche se lo spirito amaro che pervade l’album continua a gocciolare come bile tra le strofe: “Terre promesse” ma soprattutto “Piangere al lavoro” sono un ritratto fedele di chi ha visto le proprie illusioni esplodere come bolle di sapone per mano di coloro che avrebbero dovuto essere i Buoni della Storia, una alquanto curiosa categoria (dis)umana tratteggiata efficacemente dal brano che chiude l’album, “Cattivi i buoni”.
In questo scenario apocalittico, dove la crisi personale e quella delle Istituzioni si accavallano fino a spegnere ogni barlume di speranza, “Spaventi” rappresenta l’unico salvagente a cui aggrapparsi per non venire inghiottiti: quel sole che ritorna su invocato da Divi continua ad avere il potere di disinnescare gli spaventi che si nascondono negli angoli più bui del cammino, come quando il Boogeyman che rovinava le nostre notti di bambini si rivelava essere, nella luce del mattino, solo una felpa sporca finita sotto al letto.
Coda
È forse una banalità dire che questo è l’album più maturo dei Ministri: sicuramente, per questioni anagrafiche, Federico, Divi e Michele non sono mai stati più maturi di così, e questo si rispecchia naturalmente nelle loro canzoni, come sempre fotografie in alta definizione di ansie e incertezze proprie della generazione a cui i tre appartengono. Se a vent’anni le paure vanno combattute a suon di sbronze e slogan da urlare abbracciati, alla soglia dei quaranta quelle stesse paure si sono fatte ancora più minacciose, il fegato non regge più come una volta e noi siamo tutti sempre più soli: possiamo solo sperare che quel sole di cui parlavamo prima ritorni a splendere il più velocemente possibile, godendo nel frattempo di quei pochi, preziosi raggi luminosi che filtrano tra le nuvole, come una canzone che ci riempie gli occhi di lacrime spuntata per caso da una playlist colma di odiose banalità.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Aurora popolare”
- Buuum
- Piangere al lavoro
- Spaventi
- Poveri noi
- Terre promesse
- Aurora popolare
- Avvicinarsi alle casse
- Astronomia e nostalgia
- Squali nella Bibbia
- Cattivi i buoni
Line up Ministri Federico Dragogna chitarre/ Davide Luigi Alessandro Autelitano Rigamonti voce, basso/ Michele Esposito batteria
Ministri online:
Instagram: https://www.instagram.com/iministri
Youtube: https://youtube.com/@ministritubo
