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Modern Woman – “Johnny’s Dreamworld”: album di debutto visionario e inquieto

“Johnny’s Dreamworld” segna il debutto visionario dei Modern Woman: un album art rock intenso

“Johnny’s Dreamworld” è il primo album dei londinesi Modern Woman, uscito l’1 maggio per One Little Independent Records: poco più di mezz’ora di musica rabbiosa e al tempo stesso delicata, che dimostra come sia ancora possibile creare un’opera che brilla per originalità, pur lasciando trasparire da ogni nota l’amore profondo per gli artisti che hanno segnato il proprio percorso musicale.

Modern Woman in pillole

Modern Woman si configura fin dalle origini come diretta estensione di Sophie Harris, cantante, compositrice e anima del progetto; laureata in letteratura, la Harris inizia a esibirsi da solista, proponendo al pubblico della city le sue prime composizioni. Pur essendo all’inizio del suo percorso artistico, si è già fatta strada in lei la consapevolezza che per dare vita alla sua visione, in equilibrio tra il lirismo della musica folk e le bizzarrie sperimentali dell’Art Rock, è fondamentale il contributo di una band al completo.

L’incontro con il violinista e compositore di origini armeno-tedesche David Denyer è il catalizzatore che permette alla creatività della Harris di iniziare a sgorgare liberamente, finalmente coadiuvata da un complice altrettanto curioso e propenso alla sperimentazione. I due iniziano così a plasmare il loro sound, avvalendosi di una vasta gamma di archi, sintetizzatori e percussioni fatte in casa, tra cui un vecchio, malconcio tavolo da cucina sul quale viene inchiodato uno scolapasta, e un servizio di piatti in ceramica, ridotti in frantumi per poi essere utilizzati come shaker durante le prime esibizioni dal vivo. Non manca molto prima che al duo si uniscano il bassista e sassofonista madrileno Juan Brint-Gutiérrez e il virtuoso batterista Adam Blackhurst, dando così vita alla formazione fin dall’inizio sognata dalla band leader, la cui scrittura rimane il perno attorno al quale ruota la musica di Modern Woman, ma che grazie all’apporto di strumentisti così eclettici può ibridarsi ora con una vasta gamma di sonorità e influenze che vanno dal Post Punk al Noise, fino a toccare il Free Jazz.

L’esordio discografico è del 2021, con il singolo dal sapore garage “Offerings”, seguito poco dopo dalla più atmosferica “Juniper” e dall’EP “Dogs Fighting In My Dreams”, lavori questi che vengono accolti calorosamente dalla critica e che porteranno il quartetto ad affrontare i primi tour in Terra di Albione. Oggi, dopo aver affinato le proprie armi grazie ai chilometri percorsi su e giù per l’Inghilterra e alle ore passate in studio allo scopo di rendere sempre più coeso il loro sound, i Modern Woman sono pronti per proporre al pubblico il primo full lenght album.

“Johnny’s Dreamworld”

Dopo aver premuto il tasto play, è la marcia della batteria che apre la title track “Johnny’s Dreamworld” ad accogliere l’ascoltatore nel mondo surreale della band inglese. Colpisce da subito l’abilità dei quattro di cambiare drasticamente atmosfera nel giro di una manciata di battute all’interno della stessa canzone, oltre al cantato della Harris, che domina il panorama sonoro con piglio deciso passando dallo spoken word ipnotico della strofa al falsetto in punta di diaframma che caratterizza il ritornello. Nella successiva  “Neptune Girl”, la voce danza come un folletto sul groove saltellante della sezione ritmica, restituendo un mood genuinamente indie che ben si adatterebbe alle atmosfere di un film adolescenziale in concorso al Sundance Festival a fine anni Duemila, dove il bagliore della giovinezza è solo l’altro lato della medaglia del dramma di diventare adulti.

La musica dei Modern Woman è di difficile definizione: la sensazione che si prova all’ascolto è simile al confuso susseguirsi degli eventi della logica onirica, e questo è inteso in senso assolutamente positivo. È uno stile costruito sulla continua contrapposizione di elementi contrastanti, dove distorsioni a grana grossa possono senza preavviso frantumare un fatato momento bucolico (“Killing a Dog” è un buon esempio), mentre strati su strati di violini e sassofoni urlanti si estendono su una base ritmica solida e pulsante, che sembra respirare come se si trattasse di una primordiale divinità silvestre. La voce di Sophie Harris è senza dubbio la forza trainante della band, assumendo il ruolo di Virgilio per l’ascoltatore addentratosi in questa selva oscura e, al contempo, quello di direttore d’orchestra per i tre musicisti, con i quali condivide lo stesso spirito artisticamente avventuroso e che sembrano seguire i suoi virtuosistici, continui cambi di registro con telepatica precisione. Nelle linee vocali si sentono chiaramente echi del Punk disperato di Patti Smith così come degli sperimentali voli pindarici di Bjork, a cui si aggiunge la carica sensuale di una Tori Amos della prima ora e la moderna consapevolezza pop di Florence Welsh, con i contorni delle varie influenze che, pur rimanendo riconoscibili, sfumano e si confondono talmente tanto tra loro da dare vita a un risultato sorprendentemente originale.

“Daniel” è una ballad delicata guidata dall’arpeggio della chitarra classica, dove la Harris, stretta tra le spire degli archi di David Denyer, incanta con vocalizzi che sottolineano il suo cristallino talento canoro. Gli stacchi ritmici improvvisi di “Fork/Heart” tolgono il terreno da sotto i piedi a chi ascolta senza il minimo preavviso, mentre “Dashboard Mary” colpisce per la capacità di assemblare tra loro piccoli momenti musicali stilisticamente eterogenei in un insieme coerente e affascinante. Il canto funebre di “The Garden” è invece caratterizzato dal suono gonfio dell’organo a pompa e dai cori spettrali che accompagnano il cantato, elementi che contribuiscono a donare a quest’ultimo brano un’atmosfera allo stesso tempo sacra e profondamente inquietante.

Outro

“Johnny’s Dreamworld” è un album musicalmente maturo, che fotografa i Modern Woman in stato di grazia, pronti dopo anni di gavetta a presentarsi finalmente sulla scena internazionale. Nonostante i numerosi riferimenti ai mostri sacri del passato, la scrittura e la voce di Sophie Harris rimangono il centro di gravità permanente dell’opera, capace di trasformare le ardite sperimentazioni sonore del gruppo in frammenti di vita quotidiana che colpiscono per la loro purezza, intellettuale e musicale. È un debutto che lascia il segno e non c’è dubbio che sentiremo parlare a lungo di questa band.

Articolo di Alberto Pani

Track list “Johnny’s Dreamworld”

  1. Johnny’s Dreamworld
  2. Neptune Girl
  3. Offerings
  4. Killing a Dog
  5. Daniel
  6. Fork/Heart
  7. Blessed Day
  8. Dashboard Mary
  9. The Garden

Modern Woman online:
Instagram: https://www.instagram.com/modernw0man
YouTube: https://youtube.com/@modernwomanband

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