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Not Moving “That’s All Folks!”

Non chiedono nostalgia, non vogliono fedeltà, non inseguono la gloria, fanno solo quello che sanno fare: suonano

Ma come si fa a scrivere dei Not Moving senza scadere nella devozione da fan, o senza tirare fuori la solita lezione storica su quanto abbiano segnato la musica italiana? Non parlo solo di quella chiamata “alternative”: parlo proprio della musica italiana, tutta intera, dai club fumosi ai palazzetti. Raccontarli è sempre un rischio, perché basta fare un passo di troppo e ti ritrovi a trasformarli in monumento, e i monumenti, si sa, non suonano più. I Not Moving invece sono vivi, e lo dimostrano ancora una volta con “That’s All Folks!”, uscito il 17 ottobre per La Tempesta Dischi / LaPOP. Un disco che non vuole celebrare, commemorare o incoronare nessuno. Niente lacrime, niente standing ovation: entrano, suonano e se ne vanno. Come hanno sempre fatto.

La produzione è ruvida, granulosa, volutamente grezza. Niente finti richiami al passato, niente nostalgia gratuita: qui c’è una scelta precisa. La storia, se la lucidi troppo, diventa reliquia ma se la lasci respirare, fa ancora rumore. E in questo caso il rumore ha ancora carne, sudore e ironia. Niente è levigato, nessuno strizza l’occhio al museo del Rock. La chitarra di Dome La Muerte graffia senza pietà, con riff secchi che sembrano incisioni più che assoli, la batteria lavora in sottrazione e Lilith non si atteggia a cantante ma porta i brani in faccia a chi ascolta.

Si parte con “Soul Of a Man”, un blues ruvido, autentico. Nessuna celebrazione, solo un punto fermo da cui rimettersi in moto. Materia viva, niente feticci. Subito dopo arriva “But It’s Not”, che prende a calci l’idea romantica del rock da strada: non è una vacanza, è tutta un’altra storia. Il pezzo colpisce e lo fa con l’ironia lucida di chi ha vissuto abbastanza da non doversi più raccontare bugie. “Wyoming Girl” spalanca un paesaggio che sa di polvere, altro che western da copertina: qui la chitarra graffia e gli accordi inciampano come un ubriaco in un saloon ma non c’è geografia bensì introspezione.

“Saphran Road” è un miscuglio sbagliato che, proprio per questo, funziona. La malinconia c’è, ma gira con il sarcasmo sotto braccio e non sicuramente col dramma. “The Devil With The Blue Dress On” si diverte con la tradizione, ma non la tratta con i guanti, anzi la stravolge, la piega, ci gioca. Nessuna riverenza, solo libertà creativa “Not Moving” chiude il cerchio ma senza clamori, nessun addio, solo ritorno all’essenziale, non per guardare indietro, ma per restare fedeli a ciò che si è. Più che una conclusione un punto di continuità, perché la musica non si ferma, cambia solo forma.

Ascoltando “That’s All Folks!” non sembra nemmeno un disco “voluto”: sembra che sia arrivato da solo, come se avesse scelto i musicisti e non il contrario, perché in certi casi la musica non si scrive: accade e basta. Battiato diceva che l’artista non crea ma fa da tramite e qui si percepisce esattamente questo. Niente pose, niente costruzioni, solo un’urgenza che attraversa chi suona e pretende di diventare materia viva. Ecco perché i Not Moving sono ancora veri perché non hanno mai cercato di piacere e proprio per questo restano indispensabili. Non chiedono nostalgia, non vogliono fedeltà, non inseguono la gloria, fanno solo quello che sanno fare: suonano. Non come ricordi, ma come presenze vive. E i vivi, per fortuna, fanno rumore.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “That’s All Folks!”

  1. Soul of a Man
  2. But It’s Not
  3. Wyoming Girl
  4. Saphran Road
  5. The Devil with the Blue Dress On
  6. On My Side
  7. Bo Diddley Doing Something
  8. Once Again
  9. Ray Of Sun
  10. Not Moving

Line up Not Moving: Rita Lilith Oberti voce / Dome La Muerte chitarre, sitar / Antonio Bacciocchi batteria, percussioni, tablas

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