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Peaky Blinders “The Immortal Man”

L’Irlanda contemporanea, Nick Cave, la benedizione dei Massive Attack e tante chicche preziose nella colonna sonora Netflix

Il 6 marzo è uscita per Epic Records/Sony Music l’attesissima colonna sonora dell’altrettanto anticipato e chiacchierato film “The Immortal Man” che conclude la leggendaria serie Netflix dei Peaky Blinders di Steven Knight. Il disco è disponibile in digitale, in doppio vinile e in cd.

Una soundtrack vera e propria, non una compilation

A livello discografico è catalogabile come il secondo volume della serie. Il criterio però, rispetto al precedente, è diverso: se il primo infatti pescava canzoni già esistenti dai rispettivi cataloghi di artisti come Radiohead, Jack White e ovviamente Nick Cave confezionando il tutto a mo’ di compilation, nel secondo volume abbiamo a che fare con una matrice, un concept generativo: gli artisti sono stati chiamati alle arti per comporre qualcosa di inedito – o quasi – a posta. Già, i nostri Peaky tra le prime cinque stagioni e questo film sono intanto diventati un cult, famosi e “potenti” e allora hanno commissionato una colonna sonora cucita attorno a loro by Order of the Peaky Fucking Blinders!

Istruzioni per l’uso e ingredienti

Questo paragrafo è un avvertimento per i nostri lettori: attenzione, dopo la premessa su scritta, se volete ascoltarlo o acquistarlo ciecamente, sappiate prima che non si tratta dunque né di un album né di una compilation ma di una vera e propria colonna sonora arricchita da tante chicche, di cui parleremo nelle prossime righe, dove a brani con la struttura canzone si alternano composizioni strumentali del film per un totale di 36 tracce: abbastanza per farvi sfondare di whisky e sigari poiché il tutto è un’esperienza immersiva del mondo di Thomas Shelby. È un po’ come se prendete una soundtrack di Michael Nyman e ci piazzate dentro di tanto in tanto delle canzoni: questa è la tipologia di disco che avete in mano. Antony Genn e Martin Slattery, i fautori dell’opera, interagiscono con i vari artisti ospiti creando omogeneità e continuità nel disco. “L’orchestra” è tutta loro. Altra avvertenza: se non siete amanti dei Fontaines D.C. o state alla larga da questo disco o avete un buon modo per dargli una seconda chance. Ma qui ho già detto troppo di quel che verrà.

L’impronta dura

Il lato duro ovviamente non poteva mancare in questa soundtrack. Roba per far scaldare le nocche. Ecco quindi Amy Taylor degli Amyl and the Sniffers cantare sulla sezione strumentale imbandita dai su citati Genn e Slattery in una durissima “Nobody’Son”, brano carico in scala Race Against the Machine. Altro pugno presente: “People person” dei gallesi Mclusky. E poi ci sono loro: i padrini.

L’immortale Red Right Hand

Se è vero che la serie è debitrice a Nick Cave and The Bad Seeds per la sua celebre sigla lo è ovviamente anche la stessa band nei confronti dei Blinders: le cinque stagioni hanno ridato nuovo slancio al brano del 1994; è inevitabile non pensare ai Peaky quando Cave esegue il pezzo nei suoi concerti. Ero presente a quello all’Arena di Verona il 4 luglio 2022: quando sono partite le prime note di “Red Right Hand” si è alzato un boato e ho capito in quel momento che arrivava da centinaia di fan dei Peaky Blinders presenti. A questo punto il film non poteva che richiamare il suo padrino musicale che, stavolta da solo, ha reinciso una meravigliosa nuova versione della canzone, “Red right hand (The Immortal)”; è più orchestrale, intima e minimale. Una delle chicche del disco. Lo stesso padrino, il re inchiostro Nick Cave, ora lascia il testimone a quelli nuovi: Grian Chatten e i suoi Fountaines D.C.

I Fountain D.C. – a rate – ci sono eccome

Avete letto bene: i Fountain ci sono, sia con vecchi e conosciuti brani del loro repertorio, che “a rate”. Se è vero che troviamo il chitarrista e tastierista Carlos O’Connell e il batterista Tom Coll collaborare con Antony Genn e Martin Slattery in tracce come la strumentale “‘Opening Scene / The Currency’” o nella su citata “‘Nobody’s Son” è anche vero che il cantante Grian Chatten è la chiave di ascolto del disco intero attorno a cui ruotano le diverse collaborazioni: canta in ben 9 brani il che evidenzia come sia stato fortemente voluto nel progetto. Del resto, i suoi Fontaines D.C. li abbiamo trovati anche in “House of Guinness”, la recente serie ideata sempre dal creatore dei Peaky Blinders. Direi che la produzione ama follemente i Fontaines, perché dunque non coinvolgerli direttamente?

Chatten il cicerone

Andiamo ad analizzare le tracce dove troviamo Chatten: sarà la nostra mappa del restante disco da descrivere. “Opium Dreams” è la prima traccia in cui compare; in maniera opaca, alterna falsetti a un cantato sussurrato. Un fuori fuoco che lo rende affascinante. Già qui capiamo l’intenzione sperimentale e apparentemente meno commerciale di tutta l’operazione. In “Black Dahlia”, “Medusa” e nella finale “Ellipsis” ritroviamo invece il suo meraviglioso timbro scuro e ammaliante che in parte avevamo perso nel disco “Romance”. Tuttavia la stessa “Romance” e “A Hero’s death” sono presenti nella tracklist, e siamo già a quota 6 canzoni con Chatten. Vediamo le altre tre. “Puppets” forse lo avete già ascoltato: è il primo singolo che ha anticipato la soundtrack; è un brano dai toni trip hop che ci ricorda l’approccio della sua band alla recente cover di “Can you feel my heart” dei Bring Me The Horizon: l’avete sentita questa versione dei Fontaines? Quella che finisce citando “The heart shaped box” dei Nirvana sul finale? No? Rimediate subito! Una goduria di cover. Altro momento pieno di aspettative è il suo duetto con i Lankum nella nuova versione di “Hunting the Wren”.

I Lankum sono stati presenti alla prima del film a Birmingham insieme al cast: c’è stata una certa meritata attenzione dietro di loro a riguardo. I media si stanno accorgendo e incuriosendo di loro nei tempi recenti, li vediamo più spesso anche in documentari che ruotano attorno all’isola di smeraldo. Questo incontro, musicalmente, ha poi una certa importanza storica: è l’Irlanda degli anni ‘20 che inizia ad amalgamarsi: Grian Chatten e Radie Peat, due delle più inconfondibili voci irlandesi contemporanee cantano in sincrono, piuttosto che alternandosi, in questo folk scuro, duro, senza tempo e profondo. La voce di Radie Peat eclissa un pò quella del buon Grian, sarà che la canzone originale è dei Lankum stessi – era in “The livelong day” del 2019 –  e lei gioca in casa. Che voce Radie, vi invito ad approfondire questa dark folk band se non l’avete già fatto. Grain si riprenderà una “rivincita” con una cover di cui parleremo tra poche righe: il nono brano in cui è presente si tratta di uno dei momenti più alti di tutta la colonna sonora. Ed è una cover molto pericolosa.

Gli omaggi al trip hop dei Massive Attack di “Mezzanine”

Ben due le canzoni citate dal monumentale disco dei Massive Attack, “Mezzanine”: “Teardrop” in una versione minimale e quasi in salsa Loreena Mckennitt fatta dai Girl in the Year Above: una band “sconosciuta” tirata in ballo dai due produttori, così sconosciuta che, secondo un’intervista su NME.com, non erano mai entrati in studio prima: pare che Cillian Murphy si sia commosso quando l’ha ascoltata ma soprattutto dicono che questa versione abbia avuto la benedizione dello stesso Robert Del Naja che l’ha definita “la più sublime interpretazione”. E pensare che l’originale è cantata da Elizabeth Frazer. Chapeau, detto da lui. Arriviamo al secondo tributo ai Massive: Grian Chatten si cimenta niente poco di meno che in una meravigliosa cover di “Angel”. Attenzione, è uno di quei pezzi così leggendari, insieme a “Teardrop”, che rischi di pestare qualcosa di più grande di te, potrebbe essere una macchia indelebile nella tua carriera ma incredibilmente sembrava scritta per lui, nonostante l’ombra di Horace Andy; assolutamente uno dei momenti più alti del disco insieme ai Lankum e a Nick Cave. Chatten ha saputo reinterpretarla e adattarla al suo timbro: ascoltare per credere. Che dire? L’hype per il film ora è a mille. La colonna sonora ha già soddisfatto le aspettative in un graduale crescendo. Intanto non lasciatevi scappare questa raccolta di chicche preziose almeno per un ascolto.

Articolo di Mirko Di Francescantonio

Track list Peaky Blinders “The Immortal Man”

  1. Opening Scene / The Currency
  2. The Immortal Man
  3. Ruby’s Scarf
  4. Nobody’s Son – Amy Taylor, Tom Coll, Antony Genn & Martin Slattery
  5. No Heaven No Hell For Duke Shelby
  6. People Person – Mclusky
  7. Duke And Beckett Strike A Deal
  8. An Intruder In The House
  9. Ada And Duke
  10. Opium Dreams – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  11. Tommy, Kaulo And Kelda
  12. Black Dahlia – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  13. Beckett Tests Duke – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  14. Close The Door
  15. Dukes Descent
  16. A Hero’s Death – Fontaines D.C.
  17. Pig Pen
  18. Puppet – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  19. A Gun Is No Good
  20. Tommy vs. Duke
  21. St. Elizabeth’s Mortuary
  22. Confession – Antony Genn, Martin Slattery & Carlos O’Connell
  23. Stable Shootout
  24. Red Right Hand (Immortal) – Nick Cave
  25. The Bullet
  26. The Coin
  27. Teardrop – Girl In The Year Above
  28. Romance – Fontaines D.C.
  29. The Map
  30. Angel – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  31. The Tunnel – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  32. Medusa – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
  33. Tommy vs. Beckett
  34. Father And Son
  35. Hunting The Wren (The Immortal Man Version) – Lankum & Grian Chatten
  36. Ellipsis – Grian Chatten, Antony Genn & Martin Slattery
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