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Petz Are Cool “Petz Are Cool EP”

Se amate il Funk, il ritmo e la musica suonata e sbattuta in faccia, aggiungete in blocco questi brani al vostro player e non lo toglierete molto facilmente

Cantare in italiano generi american-native come Jazz, Blues e Funk è un’operazione tentata già da un secolo e molto spesso fa cringiare. La struttura della lingua italiana, densa di parole piane o trisillabe e quasi priva di tronche (accento sull’ultima sillaba) è quanto di meno adatto ci sia ai ritmi swing e al “backbeat”; quindi chi ci prova è costretto a vincolare la propria scrittura lirica a una serie di parole (sdrucciole per lo swing e tronche per generi upbeat) che ha dato risultati credibili in alcuni casi e appunto cringe in altri. Per fortuna i fiorentini Petz Are Cool appoggiano la loro scrittura su un impasto vocale molto caldo e graffiante e su un’esecuzione musicale cruda e solida, oltre che su un’energia esecutiva che sicuramente rende molto bene dal vivo ed è riportata fedelmente sull’album.

Il comunicato stampa proclama il diritto all’errore come cifra della band, ma sinceramente di errori ne sento pochi, se non percepire la fisicità e l’autenticità dell’esecuzione. Ovviamente, all’ascolto del primo brano, “Gazoline”,  l’ascoltatore inizia a battere il ritmo e a muovere i piedi all’attacco funky di chitarra, all’entrata della batteria mozzafiato di Daniel Casini e degli “strappi” di fiati sincopati dei due sax di Folco Panizza e Mattia Tofani e del trombone di Juan Pablo Lozano Flores, ma all’ingresso del cantato in italiano lo scetticismo è in agguato e il pensiero va ai Negrita e alle altre operazioni che hanno tentato con più o meno successo di sdoganare la nostra lingua al di fuori del melodico, ma che in alcuni casi suonano leziose.  Però Alessio Loru è credibile, per sua fortuna, e ci si può abbandonare all’ascolto di questo incendiario brano vivace e ben suonato, arricchito di “sporche” e dal ritornello trascinante, in un inglese che forse non era necessario ma che sfocia non solo nell’assolo di sax ma in un intermezzo che proviene direttamente da uno dei peggiori bar di Caracas. Il brano ha stacchi da sincope cardiaca e un bell’assolo di organo Hammond(-like).

Quando scrivo di un album, mi piace suggerire un’occasione di ascolto a chi non conosce la band, e per questo album mi viene in mente solo un contesto: festa. Se avete una playlist di brani per tirare su l’umore e svegliare l’ambiente, aggiungete pure tutto l’ep e vedrete che in un ascolto casuale, ogni volta che passa un brano di questo album, la sala si accenderà.  “Bravo Bravo” ha una pulsazione più contenuta del precedente, “four-on-the-floor” o cassa dritta come diciamo in Italia, è ricca di passaggi della tastiera e ha la funzione di coinvolgerci in un ritmo più saltellante prima della bomba “Superstrong”. Un sequencing elettronico fa da letto a una intro corale che non fa supporre che ci troviamo di fronte al brano più spinto dell’album. Le liriche, stavolta tutte in lingua inglese, probabilmente per aprire a un ascolto internazionale, non so perché o forse per il tono leggermente nasale mi ricordano (il miglior) Damiano.

Ma qua siamo in pieno territorio del Funk, in cui il lavoro sofisticato del basso di Matteo Buchetti, salta maggiormente all’orecchio. I soli stavolta sono affidati al trombone e non al sax, e i tre minuti e mezzo circa di questo brano sono troppo pochi per godere appieno del ritmo trascinante e del ritornello che spinge all’unisono coi fiati, e che sicuramente dal vivo varrà la pena di risentire. “Sorrisi viola” paga il pegno di essere un brano più profondo e sofisticato in mezzo a un ep che si posiziona come colonna sonora leggera ed energetica e non lo metterei nella playlist della festa, ma in una da giornate più riflessiva e di intensità emotiva, malgrado la cifra dell’ironia sia sempre presente anche nei testi di questo brano, che se fosse dei Pinguini sarebbe sicuramente più banale ma avrebbe molti più ascolti, anche se meno dinamica e momenti sperimentali come il breve duetto piano-voce e le variazioni di piano sulla base del letto di fiati (approfondire la versione demo per chi acquisterà il supporto fisico). 

A proposito del disco fisico, per chi non ha intenzione di acquistarlo, questa sezione verrà criptata perché non sentirete mai questo brano. “Api Gufi Quando” èfe unfu defelifirifiofo… va beh dai, decripto, perché è troppo complicato. È un delirio spaziale, dicevo, che serve a respirare prima di “Genio (no io no)”, un brano più teatrale in cui la parte musicale, sempre trascinante, dà più spazio alla narrazione e al disegno di un personaggio in quella che è forse la prova vocale più intensa e che richiederà dal vivo il coinvolgimento del pubblico. Torniamo in tema festa con “Disco party” che chiude il lavoro di questa band che con l’italiano e l’inglese gioca volentieri anche con doppi sensi cross-linguistici; se non avete ancora pronunciato ad alta voce il nome del gruppo, fatelo, e capirete che non si parla solo di animali domestici molto fighi ma si coglie anche un riferimento a un percorso musicale in cui niente è regalato in un mondo che non sempre rende ricco chi ha talento e impegno. 

Anche nel caso di questa canzone il goliardico gioco di parole sul titolo fa da spunto al testo del brano più ballabile dell’ep, che ha però le sonorità più rock con la chitarra di Niccolò Martinelli stavolta distorta e col wha-wha anche se racconta di una sventurata serata in discoteca. Sefezifiofonefe fifinafalefe dedicata ad altri extra per utenti fisici, “Fried Chicken (Samuele Cangi Remix)” è un remix electro-glitch di “Bravo Bravo” da un minuto e ventitrè che anticipa “Sorrisi Viola (demo version)”, ovvero il backstage messo in scena, sette minuti di sincerità che sono il cantiere della traccia “pulita” in cui da bassista mi sono goduto di più il lavoro di Matteo.

Per riassumere: aggiungete in blocco questo album al vostro player e non credo che avrete voglia di toglierlo molto facilmente a meno che non siate allergici al Funk e alla musica reale e suonata davvero.

Articolo di Nicola Rovetta

Track list “Petz Are Cool EP”

1. Gazoline
2. Bravo Bravo
3. Superstronger
4. Sorrisi Viola
5. Api Gufi Quando (esclusiva versione fisica)
6. Genio (no, io no)
7. Disco Party
8. Fried Chicken (Samuele Cangi Remix) (esclusiva versione fisica)
9. Sorrisi Viola (DEMO VERSION) (esclusiva versione fisica)

Line up Petz Are Cool: Folco Panizza sax tenore / Alessio Loru voce / Mattia Tofani sax contralto / Niccolò Martinelli chitarra / Matteo Buchetti basso, synth / Daniel Casini batteria

Petz Are Cool online:
Web: zaap.bio/petzarecool
Instagram: https://www.instagram.com/petzarecool

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