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Puscifer “Normal Isn’t”

In questo disco tornano i Puscifer veri, quelli della prima decade degli anni 2000, quelli di “V Is For Vagina” e “Conditions Of My Parole”

Ben diverso dal precedente “Existential Reckoning” – un album un po’ sottotono per un gruppo di questo calibro – “Normal Isn’t” dei Puscifer arriva il 6 febbraio via Puscifer Entertainment/Alchemy Recordings/BMG dopo sei anni di compilation, remix e numerose pubblicazioni live. Questa volta, però, l’attesa è stata ampiamente ripagata: ci troviamo davanti a un album che rappresenta la band statunitense al cento per cento. Fin dalle prime note della traccia di apertura, infatti, è chiaro che questo album simboleggi in parte un ritorno alle origini. In questo disco tornano i Puscifer veri, quelli della prima decade degli anni 2000, quelli di “V Is For Vagina” e “Conditions Of My Parole”. Sono tornati grezzi, taglienti e sfrontati, lasciando quel freno a mano che forse avevano tirato un po’ troppo nell’album precedente.

Quello che tempo fa avevo erroneamente considerato un “side-project” di Maynard James Keenan si è in realtà consolidato in un gruppo compatto, che continua ad avanzare da vent’anni in tour, collaborazioni, dischi live e, seppur a singhiozzi, album in studio. Da grande fan di Keenan, c’è da dire che farei fatica a trovare delle falle nei suoi lavori, eppure gli ultimi Puscifer – così come “Eat The Elephant” degli A Perfect Circle e in piccola parte anche “Fear Inoculum” dei Tool – non mi avevano fatto saltare di gioia. Insomma, ho trovato la sua produzione 2018 – 2020 un po’ al di sotto delle aspettative. Eppure, adesso qualcosa sembra starsi muovendo. Che si stia risvegliando il Keenan spudorato e cazzuto di prima? È presto per dirlo, ma sta di fatto che “Normal Isn’t” ha smosso qualcosa. In questo album è tornata quell’aura gotica, quel ritorno al Punk con vene progressive, oscuro e solido, con quell’attitudine pop-elettronica data dalla giusta dose di synth. La voce di Carina Round come sempre sostiene perfettamente a quella del cantante, sia nelle backing vocals sia quando è lei a prendere il comando, seppur raro in questo disco. Mentre la voce di Keenan graffia e ferisce, la sua resta ipnotica, quasi sirenica, dando vita a quelle incredibili armonizzazioni a cui siamo ben avvezzi ormai da cinque album.

Il titolo parla chiaro: “non è normale”. Quello che viviamo ogni giorno, l’ipocrisia e l’indifferenza collettiva decisamente non lo sono. I Puscifer ci ricordano di non cadere nell’illusione che vada tutto bene, di non piegarci a quello che vogliono farci credere che sia normale. Per dare vita a questo concetto, i testi sono fondamentali: incredibilmente taglienti, spesso ironici, a volte iper metaforici e complessi, sono totalmente fedeli al DNA di Keenan. Pur essendo molti brani co-scritti da Round e Mat Mitchell, infatti, la lirica del paladino del Prog è molto presente e piuttosto palese. In più, ciò in cui davvero spicca questo album è la perfetta commistione tra liriche e composizione: il messaggio non è solo incredibilmente attuale, ma viene scagliato dritto come un pugno grazie a un sound che ne amplifica la rabbia, la durezza e l’amarezza. Già nella prima traccia, “Thrust”, mentre Keenan ripete che “cercare di non uccidere è una fottuta battaglia quotidiana”, i ritmi spezzati e la struttura irrequieta del brano diventano la chiave per decifrarne l’anima, dando modo ai testi di arrivare dritti al punto.

Il disco porta avanti un’analisi e demolizione socio-politica del mondo, più nello specifico degli Stati Uniti, come la presenza di “lupi cattivi” (“Bad Wolves”), che prosperano salaci e insaziabili, o una filippica sprezzante contro chissà chi (“Self Evident”), guidata da un riff di basso e chitarra bello graffiante e cattivo, così come il testo suggerisce. “A Public Stoning” è una delle mie preferite a livello compositivo, una traccia estremamente guidata dalla ritmica, in cui la voce di Round si amalgama perfettamente a quella di Keenan in un’invettiva crescente, in un’accurata traduzione in musica di una lapidazione pubblica.

“Pendulum” è decisamente più radicata nei primi anni ’80, evocando il Post-Punk gotico dell’epoca, pur allo stesso tempo mantenendo una base synth-pop. “ImpetuoUs” è un ottimo esempio di Dark-Pop con cenni industrial, che contribuiscono a creare una grana cupa e tormentata. Il lato più progressive si palesa poi con “Seven One”, brano che non poteva che essere in 7/8: qui la partecipazione di Tony Levin al basso e Danny Carey alla batteria accompagna un lungo e stratificato intermezzo, guidato dalla narrazione del numero sette come numero magico e religioso. Infine, è giusto chiudere con una versione live di “The Algorithm”, indubbiamente integrata con il tema del disco.

Insomma, questa volta è tutto nel posto giusto. In “Normal Isn’t”, Keenan, Round e Mitchell urlano il proprio disgusto per un mondo che ha perso la bussola, formulando un attacco feroce contro l’indifferenza del potere e la mediocrità della gente. Smascherano gli ipocriti e ridicolizzano gli stupidi, sfogano frustrazione e disprezzo per trasformarli in un manifesto anarchico. E lo fanno con un gusto straordinario, in pieno stile Puscifer.

Articolo di Marta Mazzeo

Tracklist “Normal Isn’t”

  1. Thrust
  2. Normal Isn’t
  3. Bad Wolf
  4. Self Evident
  5. A Public Stoning
  6. The Quiet Parts
  7. Mantastic
  8. Pendulum
  9. ImpetuoUs
  10. Seven One
  11. The Algorithm (Sessanta Live Mix)

Puscifer line up: Maynard James Keenan voce, synth / Carina Round voce, synth / Mat Mitchell chitarra, basso, synth

Puscifer online:
Instagram: https://www.instagram.com/puscifer/

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