Rammstein

Rammstein “Rammstein”

Rammstein “Rammstein” – 2019 Corre l’anno 1993 quando un giovane Richard Kruspe decide di iscriversi ad un concorso, il “Berlin Senate Metro” e decide di farlo insieme ai suoi coinquilini Oliver Riedel, Christoph Schneider ed

Rammstein “Rammstein” – 2019

Corre l’anno 1993 quando un giovane Richard Kruspe decide di iscriversi ad un concorso, il “Berlin Senate Metro” e decide di farlo insieme ai suoi coinquilini Oliver Riedel, Christoph Schneider ed un amico, Till Lindemann. Una vittoria conquistata e un’opportunità sbloccata da concretizzare con due nuovi componenti: Paul Landers e Christian Lorenz.

L’opportunità si chiama Rammstein, una delle macchine metal più potenti della storia! Ma perché aprire una recensione di un album con la storia del gruppo? La risposta è semplice… perché è raro vedere una macchina percorrere così tanti chilometri migliorando le sue prestazioni senza mai sbandare … quasi surreale.

Rammstein

Surreale! È questo l’aggettivo che ti esplode in testa con “Deutschland”, il primo singolo rilasciato dalla band, accompagnato da un video che a livello qualitativo e di acting della band riesce a stupire, sembra di guardare un film.

“Deutschland” è un gran pezzo, che apre le danze senza troppi indugi ricordando a tutti cosa sono i Rammstein, Elettronica e Metal…Tanz metal! Il pezzo ti carica fin da subito, un loop elettronico davvero orecchiabile, chitarre che entrano poderose e una rullata classica che esplode nella metal-dance tedesca sulla quale siamo abituati a scuotere le nostre teste. Da tradizione, i testi sono fondamentali, e qui troviamo Lindemann raccontarci la propria visione di un’amata, ma allo stesso tempo odiata, Germania: Germania! Il mio cuore in fiamme
/Voglio amarti e maledirti
 Germania!/Il tuo respiro freddo
/Così giovane, e tuttavia così vecchia 
Germania!

A seguire troviamo “Radio”, un pezzo che apre davvero elettronico, ricordando i Kraftwerk, al quale poi subentra la solita ritmica imponente. Anche “Radio” si presenta prima del rilascio ufficiale dell’album e anch’esso come “Deutschland” viene accompagnato da un grande video.

Rammstein

Seconda hit scritta … e adesso? Adesso è tempo di sperimentare, ed ecco che ci troviamo dentro una preghiera solenne con “Zeig Dich”, alla ricerca ed espiazione del peccato e del dolore, entrambi temi più volte affrontati dalla band. Il brano apre con dei cori latini davvero suggestivi per poi ritrovare le solite formule elettro-metal, solite ma mai scontate. Un pezzo che sicuramente riesce a creare un’atmosfera suggestiva, quasi cinematografica.

Proseguiamo nell’ascolto e nuovamente i Rammstein cambiano le carte in tavola con “Auslander”, un pezzo dall’anima trash che entra in territorio EBM. Testo alla mano e occhio al video, si potrebbe dire che stiamo parlando di turismo sessuale reso trash dalle buffe linee multilingue presenti nel testo, ricordando alla lontana quanto fatto con “Pussy”. Questo è un brano che forse più di tutti dimostra come i Rammstein abbiano voluto spaziare e variare in questo album, provando di potersi permettere di fare quasi tutto.

Abbandoniamo i territori “danzerecci” per tornare in acque rock, o hard rock sarebbe meglio dire, con “SEX”, brano che non ha niente di nuovo da dire, nel ritornello sembra voler essere un pezzo commerciale ma finisce inesorabilmente per rimanere anonimo.

Arriviamo così a metà del varietà tedesco in cui spensierati abbiamo ricordato, abbiamo viaggiato, abbiamo ballato e sorriso: ora però tutto cambia, tutto si ferma. E’ il momento di “Puppe”.

 “Puppe” rappresenta in pieno cosa sia il talento e cosa significhi essere uno dei più grandi frontman metal di sempre. Non è certo una novità che Lindemann annoveri fra le sue passioni e occupazioni la poesia, il teatro e la recitazione, ma mai come in questo brano la sua capacità espressiva è così evidente e grandiosamente potente. La voce di Till detta l’atmosfera e ci porta dove vuole.

Inizia dolce e innocente ma si percepisce subito nel suo tono che qualcosa non va, e per chi ha letto o leggerà il testo si prepari… Improvvisamente la voce esplode in un lamento e diventa un qualcosa di incredibilmente profondo e tagliente, “Puppe” ti taglia a metà, è un grido straziato che ti schiaccia a terra costringendoti a chiuderti a riccio pur di non continuare a vedere questa fotografia che Lindemann riesce ad imprimerti cosi bene nella mente, un’immagine nitida e acida di qualcuno che vorrebbe strapparsi tutto di dosso, strapparsi tutta la violenza e sporcizia del mondo inquinato dagli istinti umani.

Quando la sorellina si abbandona al lavoro/La luce nella finestra diventa rossa
/Guardo attraverso il buco della serratura
/Uno l’ha colpita a morte/E ora strappo via la testa della bambola
/Sì strappo via la testa della bambola
/E poi stacco a morsi il collo della bambola
/Ora mi sento bene…sì!

“Puppe” è un brano dolce e innocente, poi cupo, poi straziante. Lindemann è oltre la performance e ci regala uno dei brani più belli della sua carriera.Terminato l’incubo di “Puppe” è tempo dell’anonima “Was Ich Liebe” che forse risente della grossa caratura del pezzo precedente e di fatto scorre via in sordina; ma tranquilli che si ritorna alti con “Diamant”, una bellissima ballad in cui stentiamo a credere che questa voce calda e dolce sia la stessa che abbiamo appena sentito poco fa.“Diamant” ricorda un brano come “Seemann” ma a differenza del predecessore non presenta chitarre o batterie, ma si affida e ci strega con i soli synth, violini e voce. Davvero una bella parentesi.

Al termine della ballad è tempo di tornare in territori ben saldi nel sound tedesco con “Weit Weg”, un pezzo che ci riporta indietro nel tempo a quando le chitarre erano struttura e i synth erano i protagonisti, funziona e ribadisce le origini del gruppo. Direttamente opposta è invece la seguente “Tattoo” che porta in primo piano le chitarre con un riff potente ed una struttura diretta. Si chiude con “Hallomann”, brano che scorre in un racconto che non si lascia definire poi troppo rimanendo misterioso e lontano, eternamente diviso tra sesso e amore.

“Rammstein” è un album che senza dubbio conferma che i cinque tedeschi quando fanno qualcosa lo fanno maledettamente bene, con razionalità ed una sicurezza incredibile. Dopo svariati ascolti si può dire che “Rammstein” è un grande album, costituito da alti e bassi, contenente tutti gli elementi che sono distintivi del sound originale riuscendo però a spingersi anche oltre con esperimenti e varietà che ribadiscono grandi capacità sia individuali sia di gruppo.

 

“Rammstein” è un insieme di emozioni ed atmosfere riversate in 46 solidi minuti di metal made in Germany, in cui ogni brano ha un suo spazio ed una sua identità, vincente o perdente che sia, forgiate con lo scopo di accendere un fuoco e fare luce sui mille lati dell’essere umano, dai più cupi e perversi ai più violenti e nascosti.

Il tour programmato per l’estate 2020 è quasi tutto sold-out: per chi intende vedere i Rammstein il 13 luglio a Torino, unica data italiana, consigliamo vivamente l’acquisto del biglietto!

Articolo di Luke Mazzoncini

Track list “Rammstein”

  1. Deutschland
  2. Radio
  3. Zeig dich
  4. Ausländer
  5. Sex
  6. Puppe
  7. Was ich liebe
  8. Diamant
  9. Weit Weg
  10. Tattoo
  11. Hallomann

Line up Rammstein

 Till Lindemann – voce

Richard Kruspe – chitarra solista, cori

Paul Landers – chitarra ritmica, cori

Oliver Riedel – basso, cori

Christoph “Doom” Schneider – batteria

Christian “Doktor Flake” Lorenz – tastiera, cori

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto? Condividilo!

22/09/2021

Zucchero, Taormina

22/09/2021

Zucchero, Roccella Jonica

22/09/2021

Little Pieces of Marmelade, Firenze

24/09/2021

Zucchero, Verona

24/09/2021

Piero Pelù, Firenze

25/09/2021

Zucchero, Verona

26/09/2021

City of the Sun, Milano

26/09/2021

City of the Sun, Bologna

26/09/2021

Omar Pedrini, Erba

27/09/2021

Sting, Taormina

06/10/2021

Zucchero, Firenze

Agenda

Scopri tutti