L’8 aprile è uscito in digitale e in vinile il nuovo album dei torinesi Rope, “For All the Marbles”, per l’etichetta indipendente piemontese Jungle Noise Records. Venticinque minuti di distorsioni rabbiose e linee vocali lancinanti, in grado di tracciare con naturalezza una linea di contatto tra le varie sfaccettature del panorama rock alternativo, dal Noise al Post Punk fino al Grunge.
Chi sono i Rope
Attivi dal 2019, i Rope nascono dalle ceneri della band punk rock The Ponches, dalla quale provengono il cantante Alessio Marchetti e il bassista Simone Tolentino, a cui si aggiunge il chitarrista dei Tutti i Colori del Buio, Alessandro De Feo; l’esordio discografico “Crimson Youth” è uscito nel marzo del 2020, coprodotto dagli stessi Rope insieme a piccole etichette DIY nostrane per la pubblicazione in vinile e in seguito ristampato in audiocassetta dalla label americana Tiny God, Inc, specializzata in Noise Rock. A cinque anni di distanza, dopo una serie infinita di disavventure quali operazioni, incidenti, lutti e l’avvicendarsi di diversi batteristi, finalmente il gruppo è pronto ad entrare nuovamente in studio di registrazione, con alle pelli il nuovo componente Alberto Marietta Odone e al banco di regia Davide Donvito dei Magma Studios di Torino, per dare finalmente un seguito al primo lavoro.
Le difficoltà vissute negli anni intercorsi tra i due album spiegano perfettamente la scelta del titolo del più recente: “For All the Marbles” infatti è un termine rubato dal gioco delle biglie, il quale indica la situazione cruciale in cui il vincitore si porta a casa tutto il bottino. È stato un lunghissimo e difficile percorso sia personale che come band, che ci ha portati a guardare musicalmente oltre il Post Hardcore del primo disco, verso suoni più aperti, con un concept incentrato sulle difficoltà, gli scogli della vita ma anche sulla necessità di prendersi il rischio e di giocarsi il tutto per tutto senza paura, come spiegano gli stessi componenti della formazione sabauda. In effetti, se “Crimson Youth” era figlio delle sonorità di Drive Like Jehu, At the Drive In e Metz, per approcciarsi al nuovo lavoro i Rope si sono immersi nella musica di Stone Roses, Smiths, Fugazi e Cure, unita però al sound più moderno di nomi quali Title Fight e High Vis.
Chi vince prende tutto
Fin dalla prima traccia “Here Goes Nothing”, i Rope fanno capire all’ascoltatore di che pasta sono fatti: la chitarra è una sega circolare intenta a sezionare senza pietà ossa, carni e organi interni, la sezione ritmica un martello pneumatico puntato alle tempie, la cui pressione sonora cresce di battuta in battuta fino allo stop che porta al climax, dove la voce esplode improvvisamente in tutta la sua rabbia e disperazione, per non ritrovare più pace fino alla conclusione del pezzo. I fill epilettici della batteria attirano l’attenzione nei primi secondi di “(Missing) Operating Manual”, per poi raddrizzarsi in un feroce groove dritto come una spada che non lascia un attimo di respiro; l’atmosfera cambia drasticamente nella successiva “Lose-Lose Situation”, con i quattro musicisti che alzano per un attimo il pedale dall’acceleratore, guadagnandone però in rauca potenza sonora, come se fossero passati dallo sfrecciare agilmente in sella a una moto tra le auto ferme in coda all’accartocciare quelle stesse auto passandoci sopra con un cingolato da guerra.
Quello dei Rope è un suono grezzo, sporco, come il frastuono lercio di una catena di montaggio che deraglia, un baccano meccanico che nulla ha a che spartire con i marmi austeri della prima Capitale del Regno. La potenza di fuoco del singolo “Siamese Twins”, o ancora di più il giro di basso distorto e slabbrato di “Cross My Heart”, potrebbero ridurre a un mucchietto di macerie la Mole Antonelliana, smembrandone la verticalità aristocratica per riconvertirla in ferraglia da fonderia, anche se, per chi scrive, il brano più riuscito è il conclusivo “Today’s a Gift”: dopo una prima parte ossessivamente circolare, la quale affonda le mani nei primi anni Novanta per strappare via dal Grunge un tempo medio che si trascina come una sedia arrabbiata che stride sul pavimento, il pezzo diventa senza preavviso una cavalcata guidata dal riff ipnotico della chitarra e da un cantato che abbandona qualsiasi velleità melodica per urlare ogni sillaba con rabbia ferina.
Outro
“For All the Marbles” fa esattamente quello che promette: poco meno di mezz’ora di musica tesa, arrabbiata e senza fronzoli. I Rope riescono qui a incanalare le proprie influenze in un lavoro onesto, capace di farsi ascoltare con piacere grazie a un sound sporco e genuino. Un’uscita convincente che conferma la crescita della band torinese, offrendo una colonna sonora di qualità a chiunque cerchi un album di genere suonato con il cuore e la giusta dose di energia.
Articolo di Alberto Pani
Track list “For All the Marbles”
- Here Goes Nothing
- (Missing) Operating Manual
- Lose-Lose Situation
- Siamese Twins
- Cross My Heart
- Beating a Dead Horse
- Today’s a Gift
Line up Rope: Alessio Marchetti voce/ Simone Tolentino basso/ Alessandro De Feo chitarra/ Alberto Marietta Odone batteria
Rope online:
Instagram: https://www.instagram.com/ropetheband/
Youtube: https://www.youtube.com/@ropetheband1246
