Chi ascolta SI! BOOM! VOILÀ!, pubblicato da Woodworm il 16 gennaio? Chi vuole pensare, chi vuole violenza costruttiva e critica decostruttiva, chi ama l’alternativo a tutti i costi e la musica suonata in studio senza troppa elettronica udibile. Chi ne parla? Considerato che l’evento di lancio è stata una conferenza stampa rovesciata, in cui gli artisti hanno fatto le domande ai giornalisti, solo un anti-recensore ne può parlare. Quindi probabilmente le canzoni sono la spiegazione di questa non-recensione e non viceversa. Il gioco di parole e la sorpresa verbale e sonora sono infatti la cifra caratteristica di questo prodotto musicale, nato da un tamponamento a catena più che da un incontro di talenti mainstream del non mainstream, Indie e alternativo. Disponibile in digitale e in edizione fisica, l’album prende forma in tre versioni: vinile crystal da 180 grammi, vinile nero da 180 grammi – entrambi limitati e numerati – e CD ecolpak.
Roberta Sammarelli, bassista storica coi Verdena, mossa verso cinema e performance, Davide Lasala, autore, produttore e chitarrista, fondatore dell’Edac Studio, in cui Gorillaz, Fatoumata Diawara, Nic Cester fra gli altri hanno dato forma al proprio suono, Giulio Ragno Favero, produttore e multistrumentista, ricercatore instancabile e pietra d’angolo de “Il Teatro degli Orrori” e “One Dimensional Man”, Giulia Formica, batterista e performer, con sul CV Baustelle, Chiello, Colombre e Selton e una pulsazione ritmica che è gesto visivo, Michelangelo Mercuri (N.A.I.P.), acronimo di Nessun Artista In Particolare, musicista, performer e produttore e sperimentatore di linguaggi, voce della struttura destrutturata di questo collettivo che fa dello sfogo sonoro non codificato e non codificabile il contenuto e il soggetto. Infatti il sotto-testo critico verso l’industria musicale e verso l’esistenza intera diventano tema ma anche linguaggio sonoro di questo album.
Già annunciato dal singolo “Pinocchio”, dai suoni punk, ma destrutturato in sezioni che non rispettano la forma-canzone e malgrado il sound ossessivo lasciano posto a una parte più aerea, ma anche fisica col fruscìo del vinile, che poi termina in un blastbeat accelerato e urgente. L’album apre con “Vivere così (non si può più)” che inizia la ricerca esistenziale più profonda, addirittura sotto l’estensione di baritono, singolare da sentire nel Rock ma meno roca di quello che abbiamo potuto sentire nel singolo.
“Santi Numeri” ha toni più metal che punk, ma vocalmente è uno sfogo cantautorale fra Elio e Bennato nell’era dello streaming e della musica social, alle cui strutture per fortuna il brano trasgredisce regolarmente come a tutte le regole dell’algoritmo del successo anche se il pezzo supera di poco i 3 minuti, ma più per aver esaurito le idee (o forse non averne volute aggiungere) che per volersi adeguare a parametri penalizzanti. Segue il citato singolo “Pinocchio” che apre a “Voilà”, in cui N.A.I.P. suona quasi come Jovanotti che incontra Carmelo Bene su un sound a BPM veloci di stampo alternative metal funk anni Novanta, sempre che questo sia stato un genere. Con giochi di magia e riferimenti politici, e citazione erotico-esplicita di Lucio Dalla.
L’età evidentemente avanza perché si passa a guardare e ascoltare i “Lavori in corso”, una ballad in tempo ternario e chitarre doppiate e con eco, che ci trascina in un clima più mite ma non meno esistenzialista in cui l’ironia è quasi assente, ah no, nella sezione anaforica dei “passami” (“passami l’espressione / passami il sale) torna il gioco di parole e la meta-canzone, argomento di se stessa nel suo costruirsi da parte dell’autore operaio che in un crescendo di istruzioni ad un pretestuale e meta-testuale assistente, disseziona i significati e auspica la funzione stessa di esistenza in vita dell’opera, che se parte, si muove è viva, allora ne vale la pena, ma a spese del comunicante che nel finire dell’esecuzione termina se stesso divenendo fantasma a cui passare… attraverso.
“Mentre succhiamo” il cono di un gelato, viene enunciato su un riff ripetitivo e un ritornello heavy in toni poco lievi il paradosso della nostra esistenza, in cui la contraddizione è l’unica soluzione all’incoerenza, alla procrastinazione e alla mancanza di senso fra moniti di saggezza “la tragedia non è che il tempo finisce, la tragedia è buttare quello a disposizione” e un’apertura di temporanea serenità che identifica nell’espressione del grido musicale la risposta alla ricerca di senso. Auspicherebbe un duetto a Sanremo “Gogna ragazzo gogna”, che continua il rovesciamento del mondo tradizionale dei cantautori con questo brano sull’insicurezza dell’artista che si trova a passare dal sogno alla gogna in balìa del giudizio di quel pubblico che gli ha dato significato creandolo come personaggio.
“Un pezzo degli Swans” cita direttamente uno dei probabili riferimenti principali di questo collettivo, la band degli Swans che come questo progetto sfugge a ogni sintetica definizione e per capire i quali vi rimando al nostro report del loro live, ma è solo un trampolino per lanciare l’argomento della ricerca interiore che si esteriorizza in un urlo Punk che parla anche di me (“i giornalisti”) e dello “Stato solido” che si manifesta con i manganelli. “Saldi di fine tutto” ipnotizza e supporta un canto Proto-Punk su strofa mono-accordo per continuare con la critica apocalittica alla società e all’esistenza, sempre sotto la guida di Madre Ironia che ispira anche nella scelta dell’autotune, solo per far diventare il “rap” di un venditore da bancarelle una satira Pop-art del sound imperante.
Con “Dio, come ti odio” prosegue il progetto sovversivo della canzone italiana e del suo patrimonio in cui il classico contenuto delle canzoni d’amore storiche viene sintetizzato in “bla bla bla” per lasciare spazio a un flusso di coscienza che echeggia fonicamente i cantautori con echi di De André, De Gregori, Battiato su una base metal, in un dialogo con Dio o con sé stesso. “Da Zero” chiude l’album su una nota lirica e minimalista, con plettrate continue in giù su cui si dipana un arpeggio a sostegno della voce di Roberta Sammarelli prima di lasciare spazio a una coda di basso batteria e chitarra che accompagna al finale.
Da mettere sotto i denti sapendo di non poterlo masticare completamente.
Articolo di Nicola Rovetta
Track list “SI! BOOM! VOILÀ!”
- Vivere così (non si può più)
- Santi numeri
- Pinocchio
- Voilà!
- Lavori in corso
- Mentre succhiamo
- Gogna ragazzo gogna
- Un pezzo degli Swans
- Saldi di fine tutto
- Dio, come ti odio
- Da zero
Il tour:
16.01 – Livorno, The Cage
23.01 – Bergamo, Druso
24.01 – Pordenone, Capitol
29.01 – Torino, Hiroshima Mon Amour
30.01 – Nonantola (MO), Vox
05.02 – Milano, Santeria Toscana 31
18.02 – Roma, Largo Venue
20.02 – Perugia, Urban
21.02 – Ravenna, Bronson
Line up SI! BOOM! VOILÀ!: Roberta Sammarelli basso / Davide Lasala chitarra / Giulio Ragno Favero chitarra / Giulia Formica batteria / Michelangelo Mercuri – N.A.I.P. voce
SI! BOOM! VOILÀ! online:
Instagram: https://www.instagram.com/siboomvoila/
YouTube: https://www.youtube.com/@SIBOOMVOILÀ
