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Silent Carnival “Liminal”

Album che mescola con sapienza atmosfere oniriche rarefatte, sonorità eteree, mood del lontano West con un pizzico di Post-Punk

Raffinato, vien subito da dire al primo ascolto di “Liminal”, quinto album da solista del progetto Silent Carnival, alias Marco Giambrone, che con questo disco, uscito il 16 gennaio, inaugura l’etichetta Avium, fondata dallo stesso compositore, cantante e polistrumentista siciliano. Un album che mescola con sapienza atmosfere oniriche rarefatte, sonorità eteree, mood del lontano West e suoni asciutti che ricordano gli ultimi Radiohead, con un pizzico del freddo Post-Punk dei Fontaines D.C. Il risultato è un album bello, ma per davvero. La cifra non è di certo l’innovazione, ma poco importa, perché qui si ascolta della buona musica che nasce senza dubbio da travagli interiori che si decide di far vivere, a se stessi e agli ascoltatori e alle ascoltatrici, per quello che sono. Un disco realista, dove il mondo sonoro serve a portare in superficie vicende umane, momenti di passaggi, crisi. E si sa, una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va: insegnano i Bluvertigo.

Fra i passaggi più interessanti di questo lavoro, “Vertige”, brano posto in fondo al disco, dove le atmosfere alla Guano Padano sono enfatizzate dalla presenza di Cesare Basile. Una canzone dove risuonano gli ultimi lavori del cantautore catanese (soprattutto “Saracena”, lavoro che ha visto Basile lavorare con Giambrone). Poi va detto: Basile è come Maroccolo, ciò che tocca diventa oro, e questa “Vertige” – corpo non del tutto anomalo nel disco, ma di certo pezzo che se ne distacca – è una summa minimale di suoni scarnificati. Stessa cosa “Daze”, pezzo dal ritmo new noise, a tinte krautrock, con voce cadenzata, da lenta litania alla Giovanni Lindo Ferretti.

Il disco, composto da 10 brani per un totale di 45 minuti, è nettamente spaccato in due. La prima parte, da “November”, brano che piacerebbe molto al Thom Yorke decadente degli ultimi Radiohead, fino a “Clouds”, pezzo che ci porta nelle atmosfere cupe di Hugo Race – anche lui legato alla Sicilia… – è un lavoro a tinte cupe e cinematografiche, ma d’essai ovviamente, con chitarre che rimandano al folk (rallentato) americano. Cinque tracce disturbanti, non affatto però respingenti. Necessitano di attento ascolto, perché si scava nel buio, nel profondo e nel cuore della notte. La seconda parte, dalla già citata “Daze” alla conclusiva “We Will Meet Again”, brano che consente di rivedere, se non le stelle, almeno un poco di luce, dove appare insomma una fievole speranza, diventa invece un disco più morbido, meno oscuro, elegante e di più facile accesso.

“Liminal”, insomma, si candida a essere uno dei dischi interessanti di questo neonato 2026, non di certo per una ricerca sperimentale dirompente, ma per la capacità di utilizzare al meglio le proprie competenze e dare vita così a buona musica che non necessita di inseguire mode, palchi e applausi forzati. La vita non è attraversare un campo, sostengono i grandi romanzieri russi. Ecco, detto fatto: Marco Giambrone con “Liminal” ce lo vuole ricordare e, soprattutto, far ascoltare. Serve pazienza, ma ascolterete un bel disco, per davvero.

Articolo di Luca Cremonesi

Tracklist “Liminal”

  1. November
  2. Salvation
  3. Facing The Outside
  4. Song For A Mirar
  5. Clouds
  6. Daze
  7. Absence
  8. Ready To Drop
  9. Vertige
  10. We Will Meet Again

Line up Silent Carnival: Marco Giambrone: vocals, acoustic guitar, electric guitar, classic guitar, chitarra battente, mellotron, organ, harmonium, drums, piano, vibes, balalaika, synth, noises, loop / Alfonso De Marco: bass / Cesare Basile: acoustic guitar, noises, synth, xylophone / Marcella Riccardi: vocals, lap steel guitar

Silent Carnival online:
Instagram: https://www.instagram.com/silentcarnival/

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