Simona Norato ha alle spalle una carriera lunga e prestigiosa, ma il suo nome non è tra i più noti. Una carriera che si articola tra collaborazioni di grande pregio e il lento procedere di un progetto solista giunto al terzo capitolo con “Enigmistica”, album autoprodotto uscito il 3 giugno, sette anni dopo “Orde di brave figlie” (2018) e a un decennio dall’esordio (“La fine del mondo”, 2015). Un album impegnativo e senza compromessi, composto da otto canzoni delle quali solo una si ferma sotto i quattro minuti. Diverse superano i cinque, una sfiora i sette minuti e mezzo: sono i prodromi di un ascolto impegnativo, che però vale il viaggio.
In generale, gli artisti che decidono di seguire un percorso solista pur affiancandolo a collaborazioni che gli snob definirebbero “da turnista” anche quando non lo sono, meritano attenzione. Anzi, quel percorso andrebbe privilegiato, quasi che il resto della loro attività non esistesse. In quest’ottica, Simona Norato pubblica un album importante sia dal punto di vista dei contenuti, sia dal punto di vista filosofico: la sua ricerca sonora è approfondita e nitida e nulla è lasciato al caso. In aggiunta, l’album sfida le classificazioni di genere, mescolando in maniera sapiente linguaggi molto distanti tra loro. Il risultato non è una macedonia insipida, come talvolta accade, ma haute cuisine, anche grazie a un minimalismo che però non deve trarre in inganno: il minimalismo vero è un obiettivo difficile da perseguire, e non è per tutti. In “Enigmistica”, convivono avanguardia, innovazione e un vissuto musicale che si posiziona senza imbarazzo a cavallo tra la canzone e una teatralità stralunata, che si riflette nell’uso della voce, sempre perfetto.

Un dettaglio che vale la pena di sottolineare è che l’intero album è stato registrato in presa diretta e successivamente mixato: un caso oggi più unico che raro in qualsiasi contesto che si possa in qualche modo definire vicino al Pop. L’incipit elettronico della dissacrante “Pater Noster” ricorda certe sonorità sdoganate dalle punte più avanzate del Pop contemporaneo (Billie Eilish, per fare un nome). Ma è un’illusione, un sipario che si apre su un paesaggio che ai suoni algidi dell’elettronica mescola un pianoforte nobile e severo, fiati che paiono suonati da Dana Colley e interventi estemporanei di altri suoni che supportano un cantato/recitato più vicino allo Sprachgesang che al Rap.
“Lolita” è un brano che pare prodotto per sottrazione, costellato di sospensioni coraggiose che pesano quanto la musica. La canzone strizza l’occhio di soppiatto alla tradizione delle ballad per pianoforte, che Simona Norato ridisegna utilizzando coordinate sghembe e stranianti. Idea, questa, confermata anche da “Complimenti per la casa”, che a metà diventa altro da sé, con il pianoforte affiancato da quella che potrebbe essere una versione moderna delle macchine intonarumori di memoria futurista. Un senso di decadenza attraversa i brani, ponendo interrogativi sulle influenze impresse nell’anima dell’artista: in alcuni frangenti si intravvede chiaro il profilo di Laurie Anderson (“Nessun pilota” è infatti la versione italiana della sua “From the Air”), ma si tratta sempre di ispirazioni, più che riferimenti.
“Big Babol senza fine” ondeggia su un pianoforte dissonante e ostinato che lascia intravvedere una liaision con la musica colta del Novecento, mentre i fiati scartavetrano in sottofondo, creando un supporto disagevole ma affascinante per la voce, in molti passaggi sorprendente. “Fame” vira verso la sperimentazione, e il testo volutamente ambiguo crea un intrigante mix di sensualità e affermazione femminile: ripetizioni ossessive che sfociano in un mélange di voci campionate e stranianti parlati di sottofondo. Sorprende la disinvoltura con cui l’artista passa dagli strumenti tradizionali come il pianoforte a un’elettronica abbastanza estrema, talvolta facendoli convivere, talvolta separandoli del tutto.
“Zhi” mostra che è possibile utilizzare in modo creativo e intelligente anche l’abominevole autotune, a riprova che la qualità di una canzone è definita dalla capacità esecutiva e dall’intenzione, non da come la si realizza. La linea vocale aliena e disincarnata affonda lontane radici nel blues, e si contrappone a una seconda linea di sintetizzatore: l’assenza pressoché totale di arrangiamento valorizza l’interazione della voce con il suono fermo, quasi banale, della tastiera. A metà brano però tutto cambia: il pianoforte propone una sequenza di accordi placida e scura su cui si innesta la voce, ora divenuta reale, supportata da un ensemble di archi che crea pregevoli armonie.
“(From the air) Nessun pilota” è il già citato tributo a Laure Anderson, scelto anche come singolo. È la traduzione fedele del brano della performer e musicista americana, contenuto nel suo album di debutto “Big Science” (1982). Angosciante e minimalista, il canto si riduce a un quasi-parlato che si snoda su una base elettronica. Tutta l’attenzione cade in questo modo sulle parole che, pur scritte oltre quarant’anni fa, riverberano fedelmente la devastante realtà quotidiana di oggi.
Chiude la title track “Enigmistica”, la cui apertura è affidata a un pianoforte solitario che rimanda a certe meditazioni di Richard Wright. La voce si staglia sullo sfondo armonico, offrendo un brano di commiato che è un po’ la summa di tutto il lavoro.
Il discorso sul fatto che album disallineati e di eccellente livello come questo dovrebbero avere maggiore diffusione è diventato ormai sterile. La discografia ufficiale non è ormai più interessata alle nicchie, che con il tempo divengono sempre più simili a laboratori artigianali ai quali si accede per volontariato, più che per mestiere. È triste, ma è così. La speranza è che il dolore per non essere stati riconosciuti a un livello sufficientemente alto non si abbatta troppo violentemente sugli artisti che portano avanti caparbiamente e senza filtri la propria visione; in subordine, che continui a esistere un pubblico, magari ristretto, ma orgoglioso delle proprie scelte, che li supporti per quanto possibile.
L’augurio a Simona Norato è di continuare a produrre dischi di questa levatura, e a noi di non dovere attendere troppo a lungo per ascoltarli.
Articolo di Marco Olivotto
Track list “Enigmistica”
- Pater Noster
- Lolita
- Complimenti per la casa
- Big Babol senza fine
- Fame
- Zhì
- From the air (Nessun pilota)
- Enigmistica
Line up Simona Norato: piano, synth, chitarra, voce / Giulio Scavuzzo batteria / Angelo Di Mino violoncello (Zhì) / Beppe Scardino sax baritono e clarinetto basso (Big Babol senza fine e Pater noster) / Lorenzo Manfredini trombone (Pater noster)
Instagram: https://www.instagram.com/simona_norato/
YouTube: https://www.youtube.com/c/SIMONANORATO
