Il 23 maggio è uscito per la Bronson Recordings il quinto lavoro della band romagnola Solaris.
Le medaglie al valore. I Solaris? Facciamo un riassunto delle puntate precedenti. Hanno tre ep e due album all’attivo; uno di questi due è stato registrato da Martin Bisi (Sonic Youth, Helmet) e l’altro con Ottone Pesante e Nicola Manzan. Hanno aperto poi concerti a P.I.L. e Ufomammut.Ok con le medaglie al valore? Eccovele lustrate e mostrate. Ora torniamo al 2025.
Sounds good. Anzi: suona bene. Ripenso a un nostro articolo uscito qualche tempo fa sul locale di Bra, lo storico “Le Macabre”, e al fatto che in quel luogo, dopo l’arrivo di un 45 giri dei CCCP, una generazione di musicisti italiani scoprì che si può fare Rock in italiano tenendo le amate sonorità inglesi se non americane, distaccandosi quindi dal cantautorato seguito da padri e madri, rischio facile data la cadenza della sillabazione della nostra lingua. Da lì, da Le Macabre, per esempio uscirono fuori i Marlene Kuntz.Ascoltando questo disco dei Solaris non ho potuto non pensare alla su citata band italiana e ai suoi primi lavori, vuoi per secchezze di chitarra e anche per aggressività vocale, il tutto contaminato da Helmet, Korn e altro ancora. No, non vi sto dicendo che i Solaris somigliano ai Marlene, vi sto suggerendo l’ascolto se vi piacciono questi ultimi. Vi sto passando la palla in campo.
I suoni sono molto ben curati e distinti. Nulla sgrana, nulla è colloso, tutto è definito. Un plauso alla produzione. Non c’è alcuna traccia di Pop, neanche se guardate sotto il tappeto della sala prove spostando le bottigliette di birra vuote. Sì? Pop? Chi diamine è? No, non abita qui, vi dico. Click.
E se fossero live. Anzi dal vivo. In genere il disco ha un suono genuinamente “onesto”: ascoltandolo non puoi che pensare che la band dal vivo sia esattamente così; una di quelle che porta on stage esattamente questi suoni che ha usato in studio: pedaliera in suitcase da viaggio e via. Ti siamo piaciuti su disco? Dal vivo siamo esattamente così. Nessuna fregatura. Siamo la cosa più lontana da un karaoke con basi o da un piano bar. Siamo l’apocalisse quando pensi che sia invece l’ora dell’aperitivo. Siamo così come ci senti su disco, punto.Immagino che se beccano il tecnico o l’acustica sbagliata, tutti i suoni potrebbero tendere a offuscare un po’ il cantante. È un genere da livellare sapientemente, on stage. Ma parliamoci chiaro: non è cantautorato; dal vivo mi aspetto che questi brani mi facciano una RX con le vibrazioni, mi aspetto che siano i raggi gamma che mi trasformino da Banner a Hulk.
Questo non è Pop. Ve l’ho detto, non abita qui. La voce nel disco del resto emerge graffiando il resto, arrampicandosi con gli artigli e andando verso l’alto. Dal vivo saranno così, mi ripeto. Rock come il disco. Non c’è nulla di acustico in tutto questo. Non una ballata dove riposarsi un attimo o dove approfittarne per andare a mangiarsi uno yoghurt. Acustico? Chi diamine è? No, non abita neppure lui qui, andate via. Non è mica un albergo, ‘sto disco. Qui ci abita il Rock, ok? In effetti, sarebbe una band da presa diretta. Nell’album quindi non c’è una sovrapproduzione, non una marea di livelli, non effetti speciali o plug in da video giochi. Loro hanno: suoni duri, sonorità post rock e una voce che i propri testi li urla senza risparmiarsi. Ve l’ho già detto. Sono così, loro.
Come scorre giù la tracklist. Non ho trovato inizialmente un pezzo che, per me personalmente, spiccasse rispetto agli altri perché è un disco dai suoni omogenei da mandare giù in un colpo solo, tranne quando in scaletta arriva la sesta traccia, “Neutralità” che fa da sparti acque tra la prima e la seconda parte dell’album: entrano da qui in poi sonorità più di quell’indie anni ‘90 che racconta la provincia e il suo disagio. Il tutto si chiude in bellezza con una lunga coda orchestrata in “Pensile”. Ogni tanto, nel percorso, sono stato sorpreso da incursioni di ironia tipicamente italiani, ma mi hanno molto distratto rispetto alla serietà del tutto. Ora la band dirà questo stupido scrittore non ha senso dell’humor e forse hanno ragione, ma questi accenni ironici che sembrano degli “scherzetti” mi hanno portato fuori strada rispetto alla maturità del resto.
Voto? Ma sì.
Articolo di Mirko Di Francescantonio

Tracklist “… e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione”
- Redenzione
- Sereno
- Mele
- Ospedale
- Due
- Neutralità
- Castigo
- Ezikmendrak
- Pensile
Line up Solaris: Alberto Casadei chitarra, voce / Paride Placuzzi chitarra / Lorenzo Bartoli basso / Alan Casali batteria / Enrico Baraldi synth su ‘Pensile’ /
Solaris online:
Instagram: https://www.instagram.com/solarisnoise
Sito: https://solarisnoise.bandcamp.com
