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David Bowie “Space Oddity”

David Bowie “Space Oddity” [#OldiesButGoldies] Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, Lift off … Terra chiama David! È possibile recensire “Space Oddity” a 50 anni dalla sua pubblicazione senza necessariamente parlare

David Bowie “Space Oddity”

[#OldiesButGoldies]

Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, Lift off … Terra chiama David!
È possibile recensire “Space Oddity” a 50 anni dalla sua pubblicazione senza necessariamente parlare di quello che sarebbe stato Bowie nella cultura di massa da lì in poi? Impossibile, ma ci provo.

“Space Oddity” viene pubblicato nel novembre del 1969 con il nome del precedente album “David Bowie” (modificato poi nel 1972) anticipato dal singolo “Space Oddity” uscito nel mese di luglio, accolto in modo favorevole dalla critica, ancora ignaro di quello che avrebbe rappresentato negli anni a venire. Spiazzanti sono state invece le recensioni dell’epoca dell’album, le quali si sono mostrate tutte unanimi nel definire ancora incompleto e alla ricerca di sé stesso il giovane Bowie.

In molti criticarono anche il tentato avvicinamento folk – ritenuto comunque attinente alle sue corde – e a Bob Dylan. Hey, di che cosa stiamo parlando? Nel 1969 Dylan era già diventato Bob Dylan, con all’attivo una decina di dischi e pezzi come “Blowin’ in the wind”, “Don’t Think Twice, It’s All Right”, “Like a Rolling Stone”, era già diventato un importante punto di riferimento per i musicisti del tempo, figuriamoci per un ragazzo di appena 22 anni con profonda attitudine musicale e ambizioni spaziali!

Dentro “Space Oddity” un orecchio attento può trovarci qualsiasi cosa sia stato Bowie nei successivi quarant’anni. Leggerlo all’epoca non deve essere stato semplice, visto il metodo di ascolto quadrato e poco incline alla sperimentazione, e Bowie era esattamente l’opposto, informe, anzi, mutaforma e innovativo, visionario.

È straordinario come questi dieci pezzi suonino ancora in modo limpido, ognuno strutturato in modo indipendente, quasi come se avesse dedicato ad ogni genere una traccia: dalle ballate folk di “Unwashed and Somewhat Slightly Dazed”, “Cygnet Committee”, “God Know’s I’m Good” e “Memory of a Free Festival”, al rock psichedelico della title track “Space Oddity”, “Janine”, “Letter to Hermione” e An “Occasional Dream”. In “Wild Eyed Boy from Freecloud” si esaltano le doti vocali di David.

Ogni pezzo porta con sé un racconto, a tratti rabbioso, in alcuni si sfiorano la pazzia e l’alienazione – che troveremo nei suoi lavori successivi – ma sia nel video di “Space Oddity” che in “Janine”, si andava delineando quella che sarebbe stata la personalità del giovane David, una personalità dallo spiccato trasformismo e caratterizzata da una profonda ambiguità di genere e sessuale e avvolta nel mistero, lo stesso che lo avrebbero reso affascinante e che avrebbe attirato su di sé l’attenzione e la curiosità sul personaggio che ancora oggi rimane inesauribile.

“Space Oddity”, novembre 1969, David Bowie dà a tutti il benvenuto a bordo del suo pianeta. Preparatevi perché il viaggio sarà lungo e avventuroso e non è garantito che sia piacevole per tutti.

Nella nostra follia, abbiamo bruciato cento giorni. Ci vuole tempo per far passare il tempo, e ne conservo ancora le ceneri (David Bowie)

Articolo di Andrea Scarfì

Track list “Space Oddity”

Lato A

  1. Space Oddity – 5:14
  2. Unwashed and Somewhat Slightly Dazed – 6:10
  3. *(Don’t Sit Down) – 0:39
  4. Letter to Hermione – 2:30
  5. Cygnet Committee – 9:30

Lato B

  1. Janine – 3:19
  2. An Occasional Dream – 2:56
  3. Wild Eyed Boy from Freecloud – 4:47
  4. God Knows I’m Good – 3:16
  5. Memory of a Free Festival – 7:07

Assente nelle edizioni del 1972 e del 1984.

 

 

 

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