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Steve Emm “Private Affairs”

Torna il menestrello meneghino, sincero appassionato e instancabile guardiano dell’AOR nostrano

Esistono artisti che scelgono di abitare su un’isola di velluto e acciaio, un santuario dove il tempo sembra essersi fermato al bagliore dei neon del 1984. Il menestrello meneghino Steve Emm, sincero appassionato e instancabile guardiano dell’AOR nostrano, si riaffaccia sul mercato con “Private Affairs”, un’opera che non è solo un quinto capitolo discografico, ma una vera e propria liturgia melodica celebrata sotto l’egida della Steelheart Records, che l’ha rilasciata il 23 gennaio. Se il precedente album “Pulsar” ci aveva già indicato la rotta, questo nuovo approdo ne rappresenta, forse, l’apice espressivo, una vetta dove il songwriting si fa più denso, maturo e inesorabilmente avvolgente.

Emm si muove con la sicurezza di un veterano tra le architetture sonore che furono care a gruppi come Fortune, Survivor e Drive She Said, senza mai temere di arricchire la sua tavolozza con il calore sensuale di un sax notturno o la maestosità di tastiere che paiono cattedrali di cristallo. È un viaggio che profuma di asfalto bagnato e luci soffuse lungo strade californiane, dove chitarre dal taglio deciso e una sezione ritmica granitica sorreggono melodie che sono autentiche scosse emotive. Brani che evocano fughe cinematografiche (“Big Little Secret”, “Bad Lovers Made You A Fighter”, “Man On The Run”, “Endgame”) o ballate dal sapore agrodolce (“Shadows On The Boulevard”) ci restituiscono l’immagine di un musicista che ha fatto del revival 80iano la sua missione esistenziale, riuscendo nell’impresa di traghettare quel glorioso afflato epico nel cuore pulsante degli anni moderni.

Tutto bene, quindi? Non proprio: dopo cinque album, nonostante un crescente successo fra gli appassionati della scena nazionale, a Steve Emm sembra mancare la spinta della stampa e del pubblico estero, dove le reazioni non si possono certo definire fredde, ma sono purtroppo di esigua quantità, quasi un’eco che fatica a superare i confini di un etere troppo affollato.

In questo scenario di luminosa solitudine creativa, il musicista milanese pare giunto a un bivio fondamentale della sua esistenza artistica. Probabilmente, nel prossimo futuro, dovrebbe pensare di beneficiare dell’appoggio di un produttore esterno. Un demiurgo della console – e in Italia ne abbiamo alcuni specializzati sul genere – che sappia aiutarlo a perfezionare il prodotto sonoro, limandone le asperità ed esaltandone il nucleo melodico, in modo da potersi finalmente imporre in maniera più importante sul mercato discografico e su quello promozionale. Un sesto disco “autoprodotto”, per quanto intriso di onestà intellettuale, rischierebbe di apparire come una piccola sconfitta, un arroccamento in un fortino dorato che ne limiterebbe l’inevitabile ascesa verso quell’approvazione internazionale che merita. È tempo che la sua visione, così intimamente “privata”, diventi finalmente patrimonio universale, supportata da un’architettura produttiva all’altezza del suo indubbio talento.

Articolo di Paolo Andrea Pugno

Track list “Private Affairs”

1. Big Little Secret
2. What Am I Supposed To Do
3. Bad Lovers Made You A Fighter
4. Loveline
5. Shadows On The Boulevard
6. Man On The Run
7. You Make My Life A Living Hell
8. Rock Solid
9. Endgame

Line up Steve Emm: voce e tutti gli strumenti Special Guest: Manuel Tarabucco sax su “Big Little Secret”, “Shadows On The Boulevard”, “Rock Solid” / Carlo Uberti basso su Bad Lovers Made You A Fighter” / Daniele Bassani solo di chitarra su “Endgame”

Steve Emm online:
Facebook: https://www.facebook.com/ken.gyver

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