Teho Teardo “Plays Twin Peaks and Other Infinitives”, il nuovo album del compositore e musicista friulano – suonato con Stefano Bollani, Abel Ferrara, Keeley Forsyth e altri – è uscito il 31 ottobre 2025 su cd, vinile e in digitale. Un disco che conferma l’originalità di questo artista, fra i pochi autori capaci di raccontarci una sua visione del mondo grazie al suo linguaggio sonoro.
Dopo il lavoro a quattro mani con Blixa Bargeld “Christian & Mauro” (la nostra recensione), Teardo ha dato corpo a un progetto stratificato. Dalla natura alla Pop Culture più radicale, quella cioè delle serie TV anni ’90, produzione ante litteram rispetto a ciò che oggi siamo soliti vedere sulle piattaforme di varia natura. In particolare, Teardo ripropone una delle colonne sonore più iconiche della TV degli anni ’90 del ’900, ossia “Twin Peaks” di Angelo Badalamenti. A questo si aggiungono composizioni di artisti quali Barbara Strozzi, Henry Purcell e J.S. Bach. Alla musica, dunque, si aggiungono le registrazioni ambientali, richiamando il lavoro — solo a titolo d’esempio — di Max Casacci. Però, a differenza del musicista piemontese, Teardo non manipola, non campiona e non modifica, ma stratifica. E così, dai boschi e dalle registrazioni notturne, nascono mondi, assonanze e richiami che sono poi confluiti in questo nuovo album, formato da 9 brani per un totale di 39 minuti di buona musica.
Mi sono chiesto se, mentre ero lì immerso nel buio del bosco, mi stessi innamorando di qualcosa, senza sapere di cosa si trattasse. Ho ritrovato quella domanda in una canzone, “Falling”, che per questo motivo apre il disco. E così la melodia del tema di Twin Peaks mi è parsa arrivare fino a me attraverso i canti degli uccelli. Ho cercato altri frammenti melodici e li ho ritrovati tra le composizioni di Barbara Strozzi, Henry Purcell, Angelo Badalamenti e persino Bach. Anche queste melodie sono state tracce che mi hanno guidato nella ricerca all’interno del suono. Le ho trasformate in un nuovo contesto armonico che fosse soltanto mio. Così le parole di Teardo nella presentazione del disco.
Il viaggio che Teardo ci propone è dunque quello dell’assonanza, del richiamo, del rimando. Suoni, rumori e musica che circolano liberi — come insegna John Cage — portano l’ascoltatore a seguire il compositore nel suo cammino di echi e suggestioni. A conti fatti, si tratta di un’esperienza che in tanti abbiamo fatto, e che abbiamo vissuto in ambienti diversi: fermarsi ad ascoltare la natura e accorgersi che questa rimanda a suoni, composizioni e musiche che ci hanno attraversato. Se a tutto questo si aggiunge una non preclusione nei confronti della musica e dei suoi generi, ecco che arriviamo al risultato di Teardo.
La colonna sonora di “Twin Peaks”, serie TV anomala già all’epoca ma capace di scavare un solco preciso nell’immaginario di molte persone, diventa la parte portante di questo disco che, in alcuni passaggi, rimanda anche ad altri lavori del compositore friulano. Ci sono chiari riferimenti ai dischi con Bargeld (“Eravamo senza saperlo”, soprattutto nella parte finale, come d’altronde nella parte iniziale di “L’insonnia delle rondini”) e ad altri lavori da solista del Nostro, a testimoniare come questo album sia frutto di differenti stratificazioni. A dare corpo a questo lavoro c’è Stefano Bollani al pianoforte, compositore che non si è mai tirato indietro davanti alla musica pop (chi lo ha sentito dal vivo sa che Bollani gioca con composizioni e motivetti, come nella sua vasta produzione che va dalle collaborazioni con Rava agli omaggi ai grandi nomi del rock, come Frank Zappa) e che arricchisce il mondo sonoro di Teardo.
C’è spazio anche per momenti melodici di grande raffinatezza, come in “The Ghost of Piacenza”, o nella rilettura del tema di Laura Palmer, brano notturno per eccellenza di questo lavoro. Senza scordare le sperimentazioni — pur meno eclatanti che in altri lavori, ma ben evidenti — di “L’unico confine è la pelle” e del brano che chiude il disco, “And the Birds Will Have Their Say”, che rimanda alle esperienze di Tom Waits, Nick Cave, Hugo Race e Leonard Cohen, grazie alla voce cavernosa del regista Abel Ferrara. La chiusura di un cerchio: l’uscita dal mondo notturno che ha caratterizzato tutto il disco. La natura ispira, la musica amplifica, l’esperienza stratifica. Il risultato è un buon disco, che richiede tempo e passione, oltre a dedizione. Un ascolto non banale, che ci chiama in causa.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Plays Twin Peaks and Other Infinitives”
- Falling
- Eravamo senza saperlo
- Fuochi alleati
- Laura Palmer’s Theme
- Twin Peaks Theme
- L’insonnia delle rondini
- L’unico confine è la pelle
- The Ghost of Piacenza
- And the Birds Will Have Their Say
Line up Teho Teardo: baritone guitar, lapsteel, marimba, damaged piano, Rhodes piano, celesta, two strings cello, electronics, synths, bass, spinetta, bells, teishokoto, contact microphones, field recordings, dropper, hydrophones / Stefano Bollani piano on 1, 2, 3, 4, 5 / Vito Bondanese vocals on 1 / Susanna Buffa vocals on 3, 7 / David Coulter saw on 3 / Abel Ferrara spoken voice on 9 / Keeley Forsyth vocals on 6 / Gabriele Coen bass clarinet, saxophone / Igor Legari upright bass / Laura Bisceglia, Flavia Massimo vocals on 7 / Laura Bisceglia, Giovanna Famulari, Flavia Massimo cello / Federica Furlani, Ambra Chiara Michelangeli, Yoko Morimyo viola / Erica Scherl, Elena De Stabile violin
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