Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo. Questa citazione di David Lynch si adatta perfettamente alla sensazione di immersione in una realtà diversa da quella quotidiana che si sperimenta quando le prime note di “Redemption” – il nuovo album di The Elephant Man, uscito il 26 settembre su VREC Music Label – iniziano a uscire dalle casse dello stereo.
The Elephant Man sono ciò che potremmo definire un super gruppo: i quattro membri della band sono, infatti, tutti musicisti di comprovata esperienza nel panorama dell’Alternative italiano, con il cantante Max Zanotti (in arte Maximilian) e il chitarrista Francesco Tumminelli (aka TMY) che nel primo decennio del nuovo millennio hanno militato nella formazione alt-rock dei Deasonika, mentre Ivan Lodini prestava il suo basso alla musica energica e muscolare dei Movida; il batterista Alessandro Ducoli, meglio conosciuto come Halle, è invece uno stimato session man che ha collaborato con una lista infinita di nomi della scena musicale italiana, oltre che con lo stesso Zanotti, Giusy Ferreri e la chitarrista Roberta Raschellà nel progetto Bloom.
Il sound di The Elephant Man, come già dimostrato nell’esordio “Sinners” del 2022 (la nostra recensione), è un pastiche ben calibrato di rabbia post-punk, oscure sonorità goth, nichilismo industrial e groove elettronici: su tutto svetta la voce profonda e affascinante di Maximilian, che rende accessibili anche i brani ad un primo ascolto di più difficile digestione con linee vocali sempre orecchiabili e un timbro caratteristico, che rimane impresso sin dal primo ascolto. Fondamentale è anche l’apporto dato dalla paroliera italo-americana Leah Janeczko, il cui compito è stato quello di curare i testi introspettivi e profondi che caratterizzano i brani presenti su “Redemption”.
“I’m Ready (to go)” è la migliore introduzione possibile al mondo tenebroso, quasi vampiresco di The Elephant Man: il riff di basso che apre il brano, teso come la corda di un arco, fa infatti da subito drizzare le orecchie all’ascoltatore, che viene trascinato per i capelli, indifeso, dal groove in 5/4 della sezione ritmica fino al cambio di tempo del ritornello, un’esplosione melodica caratterizzata da una linea vocale dal gusto quasi pop, mentre il suono vellutato dei synth avvolge il panorama sonoro smussando ogni angolo. “Lies Are My Perfect Drug” è una power ballad dove la New Wave sembra miscelarsi naturalmente con il Grunge, influenza questa evidente nel modo di interpretare la strofa di Max Zanotti, che per l’occasione sfoggia qui la sua migliore Jesus Christ pose: al culmine della tensione, TMY impreziosisce il pezzo con un bel solo melodico, colorato da tocchi sapienti sul pedale del wah.

La successiva “Better! Better! Better!” rende palese quanto sia stata importante la figura di un certo cantautore dagli occhi bicolore sulla formazione musicale dei quattro musicisti lombardi, con il timbro baritonale della voce e il groove martellante della sezione ritmica che vengono portati alla Corte come inconfutabili prove di amore incondizionato per gli episodi più avventurosi della carriera dello Starman britannico; l’inquietante riff di synth che introduce “I Got It”, invece, non sfigurerebbe in un disco Big Beat di fine anni ‘90, mentre l’atmosfera generale del pezzo sembra rifarsi alle sonorità Post-Punk di una famosa band dall’immagine pubblica limitata.
In “To Myself”, lo strumming della chitarra acustica è protagonista, al pari del dialogo tra le voci di Maximilian e della guest star Georgeanne Kalweit – nota al grande pubblico soprattutto per essere stata la vocalist dei Delta V ai tempi della hit “Un’estate fa” – che con il suo cantato androgino esalta l’atmosfera inquieta di questa ballad a tinte fosche. L’influenza del Duca Bianco torna a farsi sentire prepotentemente nella successiva “Echoes”: la sua ombra, lunga come quella di un vampiro espressionista, si staglia con prepotenza sulla raffinata armonia su cui è costruito il ritornello, così come nella melodia interpretata da Zanotti, che affascina chi ascolta con un timbro suadente ma allo stesso tempo sofferto, a parere di chi scrive la migliore prova del cantante in questo lavoro.
Il ritmo balbuziente della batteria è il Virgilio che accompagna l’ascoltatore attraverso la selva oscura di “The Right Way Wrong”, brano dall’atmosfera spettrale in cui saltano all’occhio i cambi di tonalità quasi Jazz Rock che rendono ricercata, ma al tempo stesso catchy, la costruzione del chorus; “Sister of War” risulta essere invece un episodio dal mood Industrial, sia nell’interpretazione vocale che nella struttura ritmica e armonica del brano, almeno finché la melodia del ritornello non cambia completamente le carte in tavola filtrando come un raggio di sole in mezzo alle nuvole. “Dance of the Hollow” ha il compito di chiudere l’album: una mini-suite che si insinua lentamente ma inesorabilmente nella testa dell’ascoltatore, il quale si ritrova intrappolato tra le spire di questo affascinante predatore musicale, paralizzato dal veleno del suo groove ipnotico e dagli interventi puntuali del sassofono, che sigilla il brano con un solo finale elegante e malinconico.
Con “Redemption”, The Elephant Man danno prova ancora una volta di essere autori ed esecutori dall’innegabile preparazione musicale, nonché di possedere un gusto ricercato che riesce a mettere al servizio della canzone le tante influenze che scorrono nelle vene dei nove brani di cui è composto il lavoro, riconducibili soprattutto alla scena Rock alternativa anglofona degli anni ‘80 e ‘90. Una scelta coraggiosa, questa, nel mondo patinato e plastificato della musica del 2025, in cui vince chi risulta essere pateticamente conforme al modello dominante e non sembra esserci spazio per chi propone qualcosa di diverso da quel che dettano le mode del momento, anche quando quelle stesse mode sono diretta conseguenza di un continuo riciclo di stilemi del passato, consolidati grazie ad artisti in grado di lasciare il segno nella Storia.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Redemption”
- I’m Ready (to go)
- Lies Are My Perfect Drug
- Better! Better! Better!
- I Got It
- To Myself
- Echoes
- The Right Way Wrong
- Sister of War
- Dance of the Hollow
The Elephant Man online:
Instagram: https://www.instagram.com/theelephantmanband
Youtube: https://youtu.be/JUs0dNqZn6s?si=OE7JJF4Ae29KXwfX
