Quando una band con più di venticinque anni di carriera decide che non è ancora tempo di rassicurazioni, ma di guardarsi allo specchio con durezza e realismo, quel disco merita sicuramente attenzione. “IL MALE”, tredicesimo lavoro in studio degli Zen Circus, uscito il 26 settembre (il 25 in digitale) per Carosello Records, arriva in un momento in cui parlare del male – quello personale, sociale, strutturale – non è più un atto provocatorio, ma un atto di sopravvivenza.
Con “IL MALE” The Zen Circus – Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru – firmano uno dei loro lavori più crudi e diretti: undici tracce che affrontano il dolore in tutte le sue forme, dalle ferite intime ai mostri collettivi, dalle ombre della storia al degrado delle relazioni quotidiane. In un presente dominato all’apparenza, che ci impone maschere perfette e risposte facili, gli Zen scelgono di scavare sotto la superficie, mostrando quel lato oscuro che la società ci invita a negare. E lo fanno senza filtri, con la lucidità spietata che da sempre li contraddistingue. Lo dimostrano già i singoli che hanno anticipato l’uscita: “È solo un momento”, “Miao” e “Un milione di anni”. Tre brani che mostrano diverse facce dello stesso prisma: l’ironia tagliente quasi sarcastica, la fragilità esistenziale, la rabbia compressa che rischia di diventare la norma.
Musicalmente, “IL MALE” segna un ritorno all’essenziale: chitarra, basso e batteria, poche sovraincisioni, un suono ruvido e diretto, registrato con un approccio analogico che esalta l’urgenza delle canzoni. La title track mostra già il tono del disco e il sentimento accusatorio nei confronti di questi stupidi, falsi, noiosi anni venti, per poi mostrare che il male lo abbiamo dentro ed è comunque meglio del bene artificiale che viene propinato nella società odierna. Proprio questo è il fil rouge di tutto il disco, una presa di posizione verso un presente che ci rende sempre più freddi, insensibili e – malgrado le promesse di facili felicità – profondamente insoddisfatti. Rispetto a tutto ciò non resta che fare appello al “male”, non tanto come cattiveria o malvagità, ma come l’ultimo lembo di istintività e di passione che ancora ci permette di sentirci vivi.
Già i titoli che compongono la track list, come “Vecchie troie”, “Novecento”, “Caronte”, “Miao”, bastano a evocare questa presa di posizione che, come dicevamo, lungi dall’essere una posa da vecchi punk-rocker, è un atto di sopravvivenza in un mondo in cui ci si riconosce sempre meno. Nelle tracce del disco, dove spesso convivono gatti e appartamenti vuoti – gli unici segni rimasti di relazioni ormai finite – le esperienze personali e i fenomeni sociali si intrecciano senza soluzione di continuità. La denuncia sociale sfocia spesso nel grottesco e nel ridicolo, un altro segno estremamente presente nel nostro secolo, come quando in “Novecento” gli Zen cantano: Sono nato nel 1900 / Come i campi di concentramento / Il muro, il buco nell’ozono / Jovanotti, Putin, Gerry Scotti, in un cortocircuito che ridicolizza l’idea stessa di catalogare il male.
Se “L’ultima casa accogliente” (2020) indagava il corpo come prigione interiore, qui quella prigione diventa sociale, collettiva, inevitabile. Non c’è cura, non c’è accettazione: c’è denuncia, ma allo stesso tempo, nonostante la cupezza, il disco non scivola mai nel vittimismo. L’ironia e il paradosso restano strumenti di sopravvivenza, come quando il grottesco diventa veicolo per dire le cose più serie.
Il ritorno degli Zen Circus è accompagnato anche da tre novità che confermano la loro capacità di creare comunità. La prima è l’ottava edizione dello storico raduno “Villa Inferno” al Vidia Club di Cesena il 26 e 27 settembre: due serate con ingresso riservato solo a chi ha acquistato online la musicassetta speciale “Il Male – Villa Inferno Edition”, diversa per ciascun giorno. Un rito di appartenenza che più “Zen Circus” di così non si può. La seconda è il ciclo di instore a Pisa, Milano e Roma, occasione per incontrare i fan da vicino. La terza, il tour appena annunciato, che ha già registrato sold-out per le date di Padova e Bologna, con conseguente raddoppio delle date.
Tutto questo racconta meglio di qualsiasi slogan cosa significa oggi essere The Zen Circus: una band che non vive di revival, ma che continua a parlare al presente, con un linguaggio scomodo e necessario. “IL MALE” non è un disco accomodante né consolatorio, è un pugno nello stomaco, un invito a guardare in faccia ciò che ci spaventa, senza scorciatoie né estetizzazioni: Rimane soltanto la puzza dei corpi incendiati e lasciati marcire / Rimane soltanto la faccia di merda che abbiamo prima di morire.
Articolo di Pietro Broccanello
Track list “IL MALE”
- Il male
- Miao
- È solo un momento
- Meglio di niente
- Novecento
- Caronte
- Vecchie troie
- Un milione di anni
- Virale
- Adesso e qui
- La fine
Line up The Zen Circus: Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru
The Zen Circus online:
Instagram: https://www.instagram.com/zencircus/
