Il 26 novembre è uscito il nuovo album degli Ulan Bator, “Dark Times” per la Acid Cobra Records. Rock Nation aveva pubblicato in anteprima mondiale il primo estratto, “L’Impératrice”. Abbiamo atteso ancora qualche giorno prima di dire la nostra sul disco, analizzandone anche i testi. L’album si apre con l’omonima “Dark times”, un intro dalle atmosfere new wave che mi ricorda l’approccio di Bowie al suo album “Outside”. Un affascinante cappello. A seguire il primo singolo, “L’Impératrice” di cui abbiamo ampiamente parlato. E ora? Il disco a mio parere si divide in due temi.
L’eremita. La luce ritrovata.
Ho avuto modo di sentire Amaury Cambuzat, voce e mente del gruppo, per telefono. Abbiamo parlato di diverse cose e posso dire che tutto quello che ascolto e leggo in questo disco – gli ho chiesto i testi di proposito – corrispondono, se posso permettermi, al punto in cui si trova – ma anche al punto in cui ci troviamo noi. “Dark Times” credo sia il suo presente che convive nel nostro presente. I versi di “Perdu au Bon endroit” riassumono la cosa in maniera meravigliosamente sintetica: Perso nel posto giusto / smarrito è la mia scelta. Una piccola distorta danza vocale di 45 secondi che dichiara tutto questo con un solo verso ripetuto. Potrebbe essere la sinossi dell’album: Perso nel posto giusto / smarrito è la mia scelta.
La voce narrante è quasi isolata, eremita se vogliamo. Mi viene da pensare che questo si rifletta anche nella scelta di pubblicare il disco in maniera autonoma da parte dell’autore. Questo lavoro non ha bisogno dei soliti riflettori, ma di puro e nudo ascolto senza pregiudizi glitterati. Il successo è per chi l’attende e lo implora, per chi ha bisogno di consensi; questo disco va oltre tutto questo: esiste, sigilla un periodo, racconta, ed è questo il senso della vita dell’opera: lasciare una traccia di questi anni. Dark Times è un eremita in tempi bui, una creatura che mastica ciò che accade dentro e fuori
“Solitaire” con quella sua ritmica ossessiva “alla Ulan Bator” continua a suggerirci il tema del pensatore eremita: Solitario, strisciando sulla terra Solitario / Solitario della “grande speranza” / Solitario, senza rumore, in silenzio Solidale. Una politica che è intima, non pubblica. Solitario, in silenzio solidale. Un eremita, sì, che in tempi bui predica l’intimità e l’indipendenza dal pensiero altrui. Nel gioiellino dell’album, “Into nothing”, l’unico in inglese con i testi e la voce narrante di un delirante e teatrale daniel d. hedin, ascoltiamo ciò che vedi non è la verità / apri gli occhi e credi non in ciò che vedi ma in ciò che senti / e in ciò che ami e in ciò che respiri. Un inno al ritrovato e pacifico individualismo, a purificarsi dal bombardamento ora anche mediatico è solo il nulla che si trasforma in nulla nel nulla. Il brano “Into nothing” è uno di quei collanti, quelle canzoni interludio, che ti fanno capire che l’album non è una raccolta di singoli ma un concept. Va ascoltato con tutto legato.
Forse esagero dicendo che è un inno all’individualismo, ma continuano gli indizi per raggiungere la libertà nell’inferno che stiamo vivendo: Gli uccelli non conoscono confini / Gli uccelli sono liberi come l’aria / Gli uccelli sono liberi qui, all’inferno / Gli uccelli sono liberi, qui, all’inferno recita “En Enfer”, una canzone acustica, quasi cantautoriale, dai suoni rilassati, pacifici, blu, che si conclude con una marcetta. La pace ritrovata nella gabbia infernale. Ma dov’è l’inferno? Totalmente fuori? Qui entra la seconda parte.
Il mondo e l’oscurità ritrovata
Paradossalmente è più infernale la successiva “Inspire” rispetto a “Enfer”: c’è disperazione, cupezza e sensualità, miscela a cui gli Ulan Bator ci hanno abituato nei dischi precedenti, tanto da farne il loro marchio di fabbrica: La mia candela si è spenta, non ho più fuoco / La mia candela si è spenta, non ho più fuoco /Inspira / inspira / Espira, espira/ Inspira.
Nel disco del resto c’è il ritorno dello storico batterista Franck Lantignac. Mentre mi chiedo se questa canzone sia stata scritta prima o dopo le precedenti della track list, dove dalla pace ritrovata arriviamo ora alla disperazione, ascolto e leggo “Ravages” Il sangue, la vita, la morte, la gioia, l’ebbrezza Il tempo divino, la sete, le lacrime, la fame Il vino, il fegato, l’attesa, la speranza infinita. Allora intuisco che la seconda parte dell’album, come anticipato, potrebbe essere dedicata meno all’individualismo pacifico e più all’oscurità, nei suoi testi.
Dubbio che viene confermato con la elettro tribale “Locus-Solus”: Salvati / Socializza, capitalizza / Con un esercito di specialisti codardi / Amici virtuali; mi amano davvero? un brano da ambientazioni ai sintetizzatori. La scurissima “Me(a)too” chiude “Dark Times” con suoni elastici e atmosfere cupe per un testo lapidario, la targa alla fine di questo viaggio: Sono tua figlia, la tua gioia / Quella che viene abusata, danneggiata e poi accusata / I vostri piaceri sacri / A cui non volete rinunciare / Sono una ragazza che / Come te ama la gioia / Quella che viene abusata nel rispetto delle leggi / Sono la tua scrofa e amo l’ebbrezza / Tanto quanto te.
Uno disco molto bello, ha la sua originalità, ha dei testi lapidari, la sua indubbia maturità. Si sente che ha avuto un percorso travagliato, tremendamente sincero, a volte è una confessione, ma spesso è il pesante prezzo umano, dunque disumano, delle migliori produzioni artistiche.
Articolo di Mirko Di Francescantonio
Track list “Dark Times”
- Dark Times
- L’Impératrice
- Solitaire
- Perdu au bon endroit
- Into nothing
- En Enfer
- Inspire
- Ravages
- Locus-Solus
- Me(a)too
Line up Ulan Bator: Amaury Cambuzat voce, chitarre e tastiere / Mario Di Battista basso / Franck Lantignac batteria e percussioni / Monia Massa violoncello sui brani: “L’Impératrice”, “En Enfer” e “Ravages”, daniel d. hedin voce sul brano “Into Nothing”
Ulan Bator online:
Website: https://acidcobra.eu/
