Vintage. Violence. Due parole che di solito non stanno bene insieme. Quasi un ossimoro. Violenza d’altri tempi. Fa venire in mente un vigilante, con il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli e un bastone di cristallo, utilizzato per sfondare crani lombrosiani durante lunghe ronde notturne nei bassifondi di una città putrescente: una specie di Batman hipster. Magari, invece, potrebbe essere un disco a chiamarsi così, un omaggio al passato artisticamente tumultuoso dell’autore messo a contrasto con lo stile rassicurante del nuovo lavoro. Oppure un gruppo musicale. Che interpreta il linguaggio rock e punk con un approccio old school, vintage appunto, accostandolo però a testi dalla critica sociale feroce, violenta. Avete indovinato? Se la terza opzione è quella che risuona alle vostre orecchie come la vibrazione perfetta di un diapason avete un ottimo intuito, perché protagonista di questa recensione è una delle band storiche dell’underground italiano, i Vintage Violence appunto, che torna con il nuovo ep “A Sentimento”, pubblicato sulle piattaforme digitali il 9 gennaio, oltre che in una versione in vinile, disponibile però esclusivamente ai loro concerti.
Fiori del rumore e altre storie
Nati a Lecco a inizio anni Duemila con il nome Flowers of Noise, debuttano come Vintage Violence – nome scelto in omaggio all’omonimo primo lavoro solista di John Cale – con “Psicodramma” del 2004, che li porta a vincere le selezioni di Arezzo Wave l’anno successivo, mentre il singolo “Cristina” viene distribuito in 35.000 copie con la rivista “Rocksound”. Il quartetto si fa notare fin da subito sia per i riff rabbiosi sostenuti dal groove serrato della sezione ritmica, sia per l’impronta provocatoria dei testi, scritti principalmente dal chitarrista Rocco Arienti, che sfruttano un taglio velenosamente ironico per raccontare la crisi profonda della Generazione Y e le ipocrisie del mondo contemporaneo, mentre brani come “Il processo di Benito Mussolini”, dall’album del 2011 “Piccoli intrattenimenti musicali” e vincitore del premio ANPI, mettono l’ascoltatore di fronte all’esigenza di una memoria collettiva consapevole, denunciando il tentativo di riabilitare quello che è stato il periodo più buio della storia italiana, tema questo drammaticamente attuale.
La storia dei Vintage Violence può vantare, nel corso del tempo, collaborazioni illustri con nomi come Ministri, Il Teatro degli Orrori, Vallanzaska e One Dimensional Man, anche se sono due quelle a rimanere più impresse: infatti, “Senza paura delle rovine” del 2014, considerato da critica e pubblico come il lavoro della consacrazione, è impreziosito dalla presenza del batterista degli Zen Circus Karim Qqru – che presta le bacchette al brano “Neopaganesimo” -, nonché dalla mano sapiente del polistrumentista dei Calibro 35 Enrico Gabrielli, impegnato qui a suonare il sax baritono su “I Funerali”.
L’ultimo full lenght con composizioni originali risale al 2021 con la pubblicazione di “Momo”, mentre è del 2022 la raccolta “Violenza primordiale”, contenente diciannove canzoni scelte direttamente dai fan oltre all’inedito “Tema”. Abbiamo intanto potuto vederli live nel novembre 2022 a Mezzago (il nostro report) e nel dicembre 2024 a Milano (il nostro report), perché no, non si sono mai fermati, mai adagiati.
A Sentimento
“A Sentimento” raccoglie i quattro singoli a firma Vintage Violence usciti tra il 2023 e il 2025, più il nuovo pezzo “Guaribili ottimisti”, che viene pubblicato per la prima volta proprio insieme all’ep. Pur essendo canzoni prodotte in periodi differenti, il sound risulta comunque estremamente coeso, segno di una maturità artistica che lascia ormai un’impronta ben riconoscibile sul materiale realizzato dai quattro musicisti: oltre al già citato Arienti alla chitarra, abbiamo infatti la sezione ritmica composta dal basso di Roberto Galli e dalla batteria di Beniamino Cefalù, con la voce di Nicolò Caldirola a svettare su tutto.
Togli la parola sicurezza dal tuo vocabolario! È con questa frase, apparentemente rubata a un gruppetto di amici ignari della presenza di un microfono impiccione durante il loro confabulare, che inizia “Contro la società securitaria”, una denuncia verso la cultura del controllo, ormai imperante in questo mondo orwelliano dove governi e megacorporazioni sono voyeur che spiano dal buco della serratura i nostri momenti più intimi, pronti a sacrificare ogni libertà del cittadino in nome di una sicurezza che è solo l’ennesima gabbia dorata. Questi tre minuti di musica sono arricchiti di continui stop and go, stacchi e cambi di atmosfera, con una linea di basso arrogante che sembra uscire fuori dalle casse dello stereo per prendere a schiaffi l’ascoltatore e costringerlo a svegliarsi dal torpore che gli annebbia la mente.
“Pora stella” è un bel pezzo punk rock tirato, il quale richiama alla mente l’immaginario adolescenziale da ribelli di provincia che, negli anni Novanta, ha fatto la fortuna di Enrico Brizzi e del suo Jack Frusciante: anzi, il testo sembra essere rivolto proprio a quella stessa generazione, oggi cresciuta e persa nel suo personale labirinto esistenziale, ma rimasta fortunatamente a contatto con il proprio bambino interiore, il quale non vuole arrendersi alle pretese di una società che vuole imporgli obblighi e doveri non percepiti come propri, nonostante qualche capello grigio e le responsabilità che si fanno di giorno in giorno più pressanti.
L’inedito “Guaribili ottimisti” è invece impregnato dalle sonorità garage rock revival rese memorabili dalla scena newyorkese dei primi anni Zero, tra strutture ritmiche essenziali e riff di chitarra in controtempo, dal suono sporco e volutamente poco rifinito. Parla dello scarto tra realtà e immaginazione che ogni storia d’amore porta con sé, sia quelle mai veramente iniziate che quelle che non siamo riusciti a chiudere del tutto, e del buco che questo scarto lascia nella nostra memoria e nel nostro approccio alle relazioni future.
Il groove palpitante della batteria è come quello di un cuore in preda alla tachicardia mentre è impegnato a sostenere l’intelaiatura ritmica di “Sono un casino”, che descrive la presa di coscienza, da parte del narratore, della propria personalità bipolare, una pistola incustodita equidistante tra Abele e Caino pronta ad auto-sabotare anche il migliore proposito. Ma è compito di “Il nuovo mare” quello di chiudere l’ep: vera e propria dichiarazione d’amore dei quattro per l’alta montagna, descritta da Rocco Arienti come ciò che ci ha permesso di “buttare il cuore oltre l’ostacolo” nel momento in cui avevamo più bisogno di voltare pagina. Si tratta di un Indie Rock a perdifiato, guidato dalla ritmica in ottavi della chitarra e dal mantra fatalista ripetuto ossessivamente dalla voce E se ne moriremo, amen, che sembra sigillare il cerchio tematico aperto con il primo brano del lavoro.
Un antipasto vintage?
“A Sentimento” non è valutabile come un lavoro organico, proprio per la sua natura di raccolta di singoli pubblicati in momenti diversi: le canzoni in esso contenute sono però convincenti, e un paio in particolare restano appiccicate addosso già dal primo ascolto. È un’ottima introduzione per i neofiti al mondo musicale dei Vintage Violence, nonché, speriamo, un antipasto sostanzioso per un nuovo full lenght, in grado di nuovo di fotografare con occhio attento storture e speranze di questa società sull’orlo di una crisi di nervi.
Articolo di Alberto Pani
Track list “A Sentimento”
- Contro la società securitaria
- Pora stella
- Guaribili ottimisti
- Sono un casino
- Il nuovo mare
Line up Vintage Violence: RoccoArienti chitarra, paroliere / Nicolò Caldirola voce / Roberto Galli basso / Beniamino Cefalù batteria
Vintage Violence online:
Instagram: https://www.instagram.com/vintage_violence
Youtube: https://youtube.com/@vintageviolenceband
