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Wayloz “We All Suffer”

L’artista dimostra la capacità di saper gestire una tradizione – quella del Blues e affini – che è tutto fuorché un genere dove l’innovazione è di casa

Wayloz, nome d’arte del giovane Osasmuede Aigbe, chitarrista, cantante e compositore bresciano con origini africane, lo abbiamo ascoltato solista – voce e chitarra – in apertura di Fabio Treves e Lou Marini. Ci siamo subito innamorati della sua musica e abbiamo raccontato il suo primo ep (la nostra recensione). Il 21 novembre è uscito il secondo ep, “We All Suffer”, disponibile sulle piattaforme digitali, con cinque brani inediti.

La prima novità, rispetto al precedente “Half Cast”, uscito l’11 luglio, è che queste nuove canzoni sono meno intime, e dunque più corali. La bellezza delle tracce di quel lavoro estivo, mi si passi questa definizione, si perde un poco in questo nuovo disco dove domina la chitarra elettrica, e poi arrivano il basso e la batteria. Certo, non si può fare altrimenti, i tempi sono questi, e perseverare sulla strada che fu di Vasco Brondi può essere controproducente.

In ogni caso, Wayloz nella sua proposta solista è molto interessante. Non che qui lo sia da meno, anche perché dimostra la capacità di saper gestire una tradizione – quella del Blues e affini – che è tutto fuorché un genere dove l’innovazione è di casa, e la sua maestra da perseguire. Tuttavia, Wayloz in queste cinque nuove tracce dimostra di aver appreso – consapevolmente o meno, lo scopriremo – la lezione di Gary Clark Jr. e la sua rilettura acida del Blues tradizionale. Al momento – e per noi è una fortuna – Wayloz ha deciso di non contaminare la sua musica con rap e affini, cosa che in parte Clark Jr. nel suo ultimo lavoro ha fatto.

Diciamo che anche in questo disco dove però la direzione moderna è intrapresa rispetto allo sguardo rivolto al passato del precedente ep, Wayloz resta comunque fedele alle sue ispirazioni, e cioè John Fahey, Comus, Donovan, Skip James e Nick Drake. Anche se da quest’ultimo si distanzia nelle nuove canzoni, che sono comunque più vicine alle origini nigeriane dell’artista, con un quadro sonoro molto chiaro grazie anche alla scelta dell’utilizzo di strumenti come la chitarra a dodici corde e la chitarra dobro.

“Fulari” è l’anello di congiunzione con i lavori del passato, con la chitarra che apre il pezzo fino all’introduzione di basso e batteria, a dimostrare come il cambio di marcia venga subito messo in chiara evidenza. “Many Years” può essere considerato tranquillamente un pezzo della prima fase, mentre “Wolof” e “The Golden Leg”, lungo brano che chiude l’ep, sono senza dubbio le due tracce sulle quali ben vale la pena scommettere e sperare per il futuro. “Wolof” ha quella distorsione d’insieme (dalla voce agli strumenti) che richiama il mondo dei Radiohead e dei migliori Franz Ferdinand, mescolati con le sonorità di Clark Jr. e con uno sguardo alla bellissima proposta di Kamasi Washington. “The Golden Leg” è, attualmente, la “Kashmir” di Wayloz. Certo, non è ancora un pezzo epico, ma è il brano che può dettare la direzione del futuro. Ci sarà da capire se questo misto fra Blues e contaminazione pop al sapore di post (di qualsiasi genere) può diventare la vera forma espressiva di Wayloz. Noi ce lo auguriamo. Un lavoro che, insomma, fa ben sperare in un album che, a quanto pare, potrebbe arrivare in tempi brevi.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list We All Suffer

  1. Fularia
  2. Many Years
  3. Wolof
  4. Luseti
  5. The Golden Leg

Line up Wayloz: voce, chitarre elettriche, chitarre acustiche, flauto, seconde voci / Emanuele Maniscalco basso, organo, pianoforte a coda, wurlitzer, seconde voci / Carlo Poddighe batteria, percussioni, mellotron, seconde voci

Wayloz online:
Instagram https://www.instagram.com/w_a_y_l_o_z/
YouTube https://www.youtube.com/channel/UCxNOrTO1fl3r0RPzqEE65tQ

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