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Wheobe “A Strained Ocean”

Post-rock nell’impatto, jazzy nell’anima, progressive negli intenti

Post-rock nell’impatto, jazzy nell’anima, progressive negli intenti. “A Strained Ocean”, il primo album dei Wheobe fuori il 3 aprile, è un articolato trattato di introspezione, un’odissea moderna noise-alt-rock che si fa manifesto dei drammi e delle insicurezze dell’essere giovani. Il quartetto del Giura francese si era affacciato sulla scena a febbraio dello scorso anno con “collapse; relapse”, ep che aveva già dato un assaggio di ciò che la band era in grado di produrre. Una prima apparizione che chiariva già due cose: che questi ragazzi sanno suonare e che quella raccolta era solo l’inizio di un percorso ben più ambizioso.

Va infatti specificato che “A Strained Ocean” è, prima di tutto, un album vero e proprio: non un’accozzaglia di brani isolati, ma un’opera compatta. In più è interamente autoprodotto, scelta che gli consente di mantenere un suono incredibilmente “vivo” e organico. La produzione, infatti, non smussa un sound volutamente ruvido, ma gli resta fedele, esaltando ritmiche labirintiche e suoni pieni e complessi, pur rimanendo sempre accessibile. I Wheobe sembrano essere quel mix perfetto tra melodicità e sperimentazione: radicati nel Post-Rock, ammiccano al Prog e rubano un po’ dal Jazz. Fluttuano in quel punto indefinito dell’universo alternative che non ha bisogno di etichette, pur appartenendo sicuramente alla stessa scia dei modernissimi Maruja e The Orchestra (For Now), una wave che deve tutto ai Tortoise, gli Slint e i Don Caballero.

L’album si sviluppa lungo un percorso narrativo diviso in tre atti, esplorando la comunicazione con il proprio Io (“the inside”), il confronto con l’esterno (“the outside”) e, infine, l’interazione tra il dentro e il fuori (“the dialogue”). Il tutto è legato dalla metafora del mare, che racconta la fragilità di chi, come nell’oceano in tempesta, si sente in balia degli eventi, privato del controllo sulla propria vita.
Ne è la prova “Sore”, pezzo alt-rock dalle derive hardcore non particolarmente originale, ma decisamente di impatto. È un brano che, seppur malinconico, lascia uno spiraglio di luce, raccontando della fuga da un passato opprimente per ritrovare la speranza (“sento più forte, lontano dal male notturno”).

Fruscii, tastiere dai suoni ovattati e percussioni in lontananza introducono “Fangs”, un brano che mi ricorda il sound sconsolato, cupo e onirico dei Radiohead, anche se più ritmato e più basso-centrico. Il riverbero sulla voce e i synth riempiono gli spazi, creando un’atmosfera più densa: una metafora perfetta per un “fuori” caotico e nervoso. Intrigante anche “Me and The Tide”, traccia in 4/4 che sembra dispari, che si addentra in terreni noise e passaggi ambient. Tante sfaccettature in un unico, lungo brano di nove minuti e mezzo.
Non mancano poi influenze noise-rock, come in “Currents We Embrace”, che si conclude in un’esplosione stratificata di elementi space-elettronici e bassi e chitarre pesanti.

La title-track, che chiude il disco, sintetizza questo viaggio nel mare in tempesta, in un drammatico saliscendi di impeto e quiete. In più, il brano riprende il tema dell’intro, rendendo ciclico un album che sembra inizialmente una sorta di scalata verso la libertà, e che forse invece ci lascia intendere che il traguardo è solo temporaneo, che è facile ricadere nella gabbia del dubbio, dell’insicurezza e del dolore.
Eppure, tra le maree, resta sempre un faro all’orizzonte: i Wheobe ci ricordano che, anche se siamo in balia delle onde, possiamo ancora imparare a navigare.

Articolo di Marta Mazzeo

Tracklist “A Strained Ocean”

  1. the inside –
  2. Sore
  3. Láska
  4. the outside –
  5. Fangs
  6. One Last Swim Before Tomorrow
  7. Me And The Tide
  8. the dialogue –
  9. To You All
  10. Currents We Embrace
  11. A Strained Ocean

Line up Wheobe: Swann Foucher voce, tastiere / Matthias Joannon basso / Matthieu Mercky batteria /  Ivanoé Tissot chitarra

Wheobe online:
Instagram: https://www.instagram.com/wheobemusic/

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