Siamo orgogliosamente sostenitori ufficiali della campagna internazionale “Meat Free Monday”, che incoraggia le persone di ogni luogo, genere ed età a non mangiare carne almeno ogni lunedì, in favore non solo degli animali, ma anche del pianeta e della propria salute. Anche le piccole azioni possono fare la differenza, e il giornalismo può e deve farla. Evitiamo di recensire album o libri che hanno in copertina o nel contenuto animali trattati come oggetti, e di andare a festival musicali dove non ci sono opzioni vegetariane come cibo. Ricordo che tanti sono i musicisti vegetariani, anche in Italia; un nome tra i più noti è quello di Red Canzian dei Pooh, che dal 2009 ha fatto il salto verso il veganesimo, sul quale ha scritto un bel libro.
Ma perché “Meat Free Monday”? Da appassionata di cucina vegetariana e collezionista di libri di cucina belli e particolari, anni fa mi imbatto in libreria nella versione italiana dell’omonimo libro di ricette del progetto, dal titolo “Lunedì senza carne – Il ricettario”. Le ricette – 52 menù diversi, uno per ogni lunedì dell’anno – sono particolarmente invitanti, stuzzicanti. Una volta a casa, inizio la lettura, e mi rendo conto che non è un semplice ricettario, ma un vero e proprio manifesto vegetariano, che propone una soluzione facile a chi pensa di non riuscire a vivere senza mangiare carne e pesce: evitare di mangiarli almeno un giorno a settimana, il lunedì. Facile, perché dopo le abbuffate della domenica, il lunedì si tende comunque sempre a “stare leggeri”. Senza fanatismi, senza pretesa di insegnare al prossimo come vivere, il ricettario insegna ad apprezzare in modo concreto pasti vegetariani salutari e pieni di sapore, tutt’altro che noiosi o banali.

Lo slogan della campagna “Meat Free Monday”, è proprio “Un giorno alla settimana può fare un mondo di differenza”. Ma che significa? Secondo la FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – la produzione di carne per alimentazione umana è responsabile di almeno il 14,5% delle emissioni globali di gas serra, dunque superiore a quella dell’intero settore dei trasporti globale messo insieme. Fondata nel 2009 da Paul, Stella e Mary McCartney, “Meat Free Monday” è una campagna ambientale volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto della produzione e del consumo di carne sui cambiamenti climatici, ma pubblica anche informazioni scientifiche sui problemi di salute legati al consumo di carne; fornisce infine, sul sito e sulle piattaforme social, moltissime ricette davvero gustose e creative, che dimostrano come mangiare vegetariano sia piacevole, fantasioso, e semplice. La campagna è anche frutto dell’eredità lasciata da Linda McCartney – una delle pioniere della cucina vegetariana – non solo alla sua famiglia, ma a tutti noi, con i suoi molti libri di ricette, pubblicati in tempi in cui era raro trovarne in libreria.
Mangiare meno carne può portare benefici alla salute
Secondo un altro organismo ONU, l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – assumiamo molte più proteine di quelle necessarie per la salute, e queste provengono principalmente da prodotti di origine animale, non solo carne ma anche latticini. È dimostrato come questa dieta sia collegata ad alcune delle malattie più letali al mondo: cancro, malattie cardiache e ictus, e molte altre ancora. Per questo rischio serio e reale per la nostra salute, uccidiamo.
Uccidiamo per farci del male
Uccidiamo animali che sono essere senzienti, con sentimenti, che provano dolore. E che da noi chiedono solo cura e rispetto. Gli animali amano il loro cuccioli, sono allevati intensivamente in condizioni atroci, chiusi in gabbie senza mai vedere la luce del sole o respirare aria pulita, senza spazio per muoversi o sdraiarsi, malati a causa di queste condizioni. Vengono mutilati in varie parti del corpo, e infine uccisi con metodi barbari, per essere poi fatti a pezzi – guardate uno dei tanti video che si trovano in rete, o una vecchia puntata di Report Rai3 – e infine i cadaveri esposti in vetrine con cartellini del prezzo.
Vi faccio un esempio: una delle città più belle al mondo, la cosiddetta culla del Rinascimento, dove io vivo, Firenze, ha come piatto tipico per i turisti, dai quali è invasa in modo incontrollato, la “bistecca alla fiorentina”, che di tipico ha ben poco, perché la cucina tradizionale fiorentina è povera e a base di pane, verdure e legumi. I ristoranti del centro storico, a centinaia, espongono in vetrina interi tagli di “bistecca” quale simbolo di tipicità – che non c’è – e ricchezza. È impossibile passare dal centro senza vederne a decine, qualsiasi strada si faccia. Dovrebbe essere vietato dalla legge esporre pezzi mutilati di mammiferi in vetrina. Non offende solo me, ma i milioni di visitatori vegetariani che passano di qui.
L’allevamento intensivo accellera il cambiamento climatico
La moderna produzione zootecnica è semplicemente insostenibile. Il 70% delle riserve mondiali di acqua dolce è destinato all’agricoltura, un terzo delle quali alla coltivazione di mangimi per animali. Le foreste, i nostri “polmoni verdi”, vengono distrutte a un ritmo allarmante per liberare terreni da destinare all’allevamento di bestiame e alla coltivazione di prodotti per alimentarlo. Non solo. Il cambiamento climatico è causato dalle emissioni di gas, prodotti anche dagli escrementi degli animali, questa è la ragione per cui il bestiame ha un effetto così profondo sul clima.
Per rendervi conto del costo ambientale ed economico del consumo di carne, basta sapere che per produrre 1 kg di carne bovina possono essere necessari fino a 12 kg di cereali e oltre 15mila litri di acqua, quindi chi consuma grandi quantità di carne consuma anche una quantità enorme delle risorse nutritive disponibili nel pianeta. In televisione passano spesso annunci di richiesta di aiuti e fondi da parte di organizzazioni socio-umanitarie per aiutare chi soffre la fame nel Terzo Mondo, mentre le stesse persone di queste organizzazioni si siedono a tavola a mangiare la bistecca, sapendo che una quantità di cereali che potrebbe sfamare tre volte questo numero di persone viene utilizzata per sostenere gli allevamenti, non le persone. Tanta ipocrisia, per non riuscire a uscire da un sistema che non giova al pianeta, non giova alle persone, ma solo alle lobby degli allevatori.
Volete misurare l’impatto del vostro stare un solo giorno a settimana per sempre senza carne?
Sul sito di “Meat Free Monday” c’è un semplice calcolatore che vi mostrerà quanto le piccole cose fanno la differenza sul cambiamento climatico: provate qui.

Articolo di Francesca Cecconi
