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Irvine Welsh live Mantova

La serata sposta lo scrittore dalla pagina alla consolle, tra sorpresa del pubblico, ritmi da club e libertà di ascolto

Il live che non ti aspetti nel luogo e nel Festival che non ti aspetti. O meglio, non ci si aspetta che la musica diventi sempre più protagonista in uno dei più importanti festival culturali del nostro Paese. Venerdì 11 settembre Festivaletteratura di Mantova, giunto alla 30° edizione, ha dato spazio a un Dj set davvero speciale. In consolle c’era Irvine Welsh, scrittore di culto per il suo romanzo “Trainspotting”. Uscito nel 1993, il libro che racconta lo spaccato di una generazione degli anni ’90 ha poi generato altri tre volumi. Il seguito, “Porno”, “Men in Love”, uscito da pochi giorni, e il prequel “Skagboys”. Insieme formano la tetralogia di una delle storie più acide degli anni ’90. Il festival di Mantova, padre di tutte le manifestazioni simili, quest’anno dunque ha aperto in modo strutturale le porte alla musica. Non che fosse stata assente, perché in passato, dai PGR a Ligabue, da Vinicio a Guccini, da De Gregori a Bianconi, la musica era comunque passata a Mantova, ma sempre per presentare libri. Quest’anno, invece, lo spazio dato alla musica è stato ricavato in location ad hoc, e questo fa ben sperare per il futuro, e cioè che la Letteratura apra le porte alle sette note. Cosa attesa dal post-Nobel a Dylan fino a oggi.

Con Irvine Welsh, però, la cosa è andata ben al di là. Infatti, gli organizzatori hanno chiesto a uno scrittore di animare la piazza con un dj set, andato in scena alle 22 di venerdì 11 settembre. Uno scrittore, dunque, che diventa musicista, per una notte, al Festivaletteratura. L’evento era ghiotto, e così ci siamo andati, e ci siamo divertiti molto. In realtà, da raccontare non c’è tanto. Welsh ha messo in scena, per un’ora abbondante – ben oltre dunque lo spazio concesso solitamente agli scrittori nel format mantovano – un buon dj set del tutto inatteso. Per il pubblico, che comunque è arrivato e si è seduto, come da tradizione al Festival. Poco dopo, i volontari e le volontarie hanno ricordato che si trattava di un dj set, e che c’era dunque da ballare. A quel punto una fetta di pubblico, attonita, si è spostata e un’altra, che attendeva in grazia la serata, si è portata al centro della piazza.

Welsh, che già al pomeriggio si è mosso sereno per le vie del centro storico, firmando copie dei suoi libri, si è presentato ben prima dell’inizio. Pantalone corto, maglia di David Bowie, calze bianche e scarpe basse. Sereno, rilassato, ha messo la sua chiavetta nella consolle e ha lasciato accadere quello che doveva accadere.

Per chi era lì però per ascoltare una selezione acida, figlia delle ambientazioni dei suoi romanzi, c’è stato stupore. Welsh, infatti, ha optato per una selezione più soft, più piaciona, con suono già vicino al mondo lounge, in apertura, per poi passare al pop, al minimal techno, alla dance fino a un pizzico di deep house e di musica ipnotica. Un mix, però, da club londinese, milanese, o comunque metropolitano. Non certo di provincia, e tanto meno provocai ipnotica e acida, descritta nei suoi libri. Qua e là qualche accenno, ma di fatto la linea musicale è rimasta quella. Nel finale ha concesso due omaggi alla colonna sonora del suo film, con l’iconica traccia di Iggy Pop, “Lust for Life”, e a seguire un omaggio a Tarantino. Esaurito questo, la musica è proseguita nel filone pop e dance.

Tuttavia, la platea ha raccolto l’invito sia del Festival, e cioè quello di sperimentare qualcosa di nuovo, sia quello dello scrittore, che si è presentato in una veste alternativa – e cioè in consolle – e con musiche che non erano affatto attese. Tutto questo ha dato vita a una serata frizzante, che ha riempito la piazza, e dato calore e colore a un fine giornata caratterizzata, fin lì, da dibattiti importanti e di alto livello.

L’esperimento, dunque, è riuscito, anche se – lo ripeto – ha spiazzato i fan di “Trainspotting”, della sua colonna sonora e delle sue ambientazioni. Poco importa, la gente alla fine ha ballato, e tanti non erano ben disposti a farlo a inizio serata. Questo dimostra che la musica e la letteratura possono tranquillamente convivere, e creare ottime occasioni di incontro. La speranza è che questo sia un buon inizio, da perseguire negli anni a venire.

Articolo e foto di Luca Cremonesi 

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