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God Of The Basement – “Canzone per i bambini buoni”: la video-première

Brano istintivo, dal beat primitivo e dalle distorsioni pachidermiche, a celebrare la libertà di scelta

“Canzone per i bambini buoni” è il nuovo singolo dei God Of The Basement, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 2 ottobre 2026, anno del decimo anniversario della band, per il collettivo internazionale Stock-a Production. “Canzone per i bambini buoni” è un brano istintivo, dal beat primitivo e dalle distorsioni pachidermiche, a celebrare la libertà di scelta – nonostante noi stessi, nonostante gli altri – e il potere che un evento in apparenza insignificante, anche fortuito, può avere nello spalancare prospettive differenti. All’interno di questa struttura, si muovono elementi tra loro in contrasto, come un urlo straziante di frustrazione e una ninna nanna soave e rassicurante.

I God Of The Basement, ragione sociale abbreviata nell’acronimo GOTB, sono attivi dal 2016. Composta da Tommaso Tiranno (voce), Enrico Giannini (chitarra e sampling), Rebecca Lena (basso e visual art) e Alessio Giusti (batteria), la band fiorentina fonde groove serrati, campioni old school, affondi elettrici e sperimentazioni surreali. Dopo il debutto omonimo del 2018, i quattro consolidano la loro identità con il secondo album Bobby Is Dead del 2021, un viaggio tra musica e arti visive, e segnano una svolta grazie all’uso della lingua italiana con il terzo album “Whatever, disco breve” del 2025, tra testi introspettivi, critica sociale e un sound ruvido, oscuro e intenso che miscela alt-rock ed elettronica.

Una nuova direzione che prosegue adesso con la pubblicazione del singolo “Canzone per i bambini buoni”, mixato da Lorenzo Pellegrini (⁄handlogic) e masterizzato al Tearoom Mastering da Niccolò Caldin.

Il videoclip di “Canzone per i bambini buoni” è un’allucinazione rituale. Cinque creature incarnano i cinque elementi della medicina tradizionale cinese e, al tempo stesso, le cinque età dell’essere umano. L’Acqua, rappresentata dall’abito nero, racchiude l’emozione della paura ed è la nascita dell’essere umano; il Legno, lo scheletro colorato, simboleggia la giovinezza e la rabbia; il Fuoco, l’elefantina rosa, corrisponde all’età adulta caratterizzata dal sentimento della gioia e all’energia della passione sessuale; la Terra, la maschera di Polifemo, tocca la mezza età e la preoccupazione; il Metallo, lo scheletro bianco, volge alla vecchiaia e ala nostalgia. Infine, la morte rispecchia di nuovo l’elemento dell’Acqua e dunque la paura, perché il ciclo possa ricominciare.

Queste fasi della vita umana non si susseguono necessariamente in ordine cronologico, ma possono essere altalenanti o essere vissute tutte insieme nel ciclo dell’anno solare. Possiamo infatti leggere l’Acqua, nascita e morte, come l’inverno; il Legno, giovinezza, come la primavera; il Fuoco, età adulta, come l’estate; la Terra, mezza età, come l’autunno; e il Metallo, vecchiaia, come un nuovo inverno.

In questa allucinazione tutta al femminile, dalla regia di Rebecca Lena alle interpreti (Sara Vaccaro, la coreografa Alessia De Vitis, Emilia Gistri, Giulia Lazzerini, Rebecca Lena), sino agli abiti (Giulia Pistolesi), emerge la contrapposizione fra la generazione della vita e la celebrazione della morte intesa non come fine bensì come trasformazione di stato. A unire questi due poli attraverso una danza ritualistica completamente immersa nella dimensione selvatica, in sintonia con atmosfere da Il Signore delle Mosche, è l’emblema del cerchio, che richiama il ciclo continuo, il ventre gravido, ma anche l’occhio cavo della decomposizione.

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