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Afghan Whigs – “Soft Control”: il Rock e il Soul sotto una nuova forma di controllo

Le chitarre incontrano fiati, archi e tastiere in una scrittura che filtra rabbia e oscurità attraverso maggiore lucidità

Con “Soft Control”, fuori il 21 agosto per la loro etichetta Royal Cream, gli Afghan Whigs ci fanno ascoltare il loro decimo album e continuano a camminare sul percorso intrapreso nel 2014.  L’apertura è convincente: “Jungle Roux” e “House of I” hanno tensione, riff incisivi e ritornelli attraversati da una forte componente soul. Sono brani diretti, costruiti per coinvolgere, anche se più levigati e meno istintivi rispetto al materiale degli anni Novanta. È una trasformazione comprensibile per una band con ormai quarant’anni di storia, che preferisce il controllo all’ esplosività.

“Duvateen” rallenta il passo con pianoforte e archi, lasciando emergere la voce di Greg Dulli, che sa essere calda e fragile allo stesso tempo. Il momento più riuscito del disco resta però “My Lover”, sostenuta da un basso incalzante e da chitarre distorte che riportano in primo piano il lato più rock della band. Il testo mescola tematiche come seduzione, pericolo e illusioni sentimentali, centrale è l’amore che appare come qualcosa di affascinante, ma anche instabile, quasi come una promessa destinata a rivelarsi una bugia. Invece con “The Deepest Part Of The Darkest Shadow” cambiano tono, le tastiere e il sax costruiscono un’atmosfera più scura e riflessiva; infatti, il brano sembra riportare a galla le crepe del passato e tutto ciò che continua a muoversi nell’ombra, mettendo in contrasto ricordi, paure e il desiderio di trovare una nuova forma di luce.

La seconda parte dell’album appare meno incisiva. “Mariah Luster”, “77” e “Loose Talk” insistono su una dimensione più morbida e malinconica, ma senza la stessa forza dei brani iniziali. In “Mariah Luster” parlano di disillusione, ipocrisia e rifiuto delle verità imposte, mentre “Loose Talk” ruota attorno alla separazione e a un legame che, nonostante tutto, continua a resistere.  L’ultima traccia “A Simulation” ci parla del senso di smarrimento e della perdita di controllo, attraverso una voce che sembra cercare un punto d’appoggio mentre il terreno emotivo frana sotto i piedi.

Dal punto di vista sonoro, “Soft Control” rimane fedele all’identità degli Afghan Whigs: Alternative Rock attraversato da Soul, ma arricchito da fiati, armoniche, tastiere e archi, che danno profondità agli arrangiamenti. Il disco suona pulito, non ha eccessi tecnici e fugge gli esercizi di stile, ma proprio questa ricerca di misura rischia di renderlo un po’ troppo uniforme, appiattendo le dinamiche. Le influenze del Rock anni Ottanta si avvertono chiaramente e sono ben assimilate, però non ci sono vere sperimentazioni. Il titolo è adatto al risultato sonoro e trasmette la verità del disco; infatti, la musica mantiene una certa tensione, ma non esplode mai davvero; anche quando le chitarre provano ad alzare il livello di energia e a graffiare un po’ di più, tutto rientra rapidamente in una forma più composta. È un album malinconico, che preferisce rallentare, non eccedere e scegliere quasi sempre la misura. Non rappresenta una svolta radicale per la band, che preferisce muoversi su un terreno che conosce bene; infatti, c’è il rischio costante di scivolare nella piattezza. Tuttavia, è interessante perché rappresenta una fase in cui rabbia e oscurità vengono filtrati attraverso una maggiore lucidità.

È un lavoro che convince perché riesce a far convivere la sua anima rock con quella soul. Quando questa tensione funziona, gli Afghan Whigs tirano fuori tutta la loro personalità, riuscendo ad avere un risultato comunque coerente con il loro percorso e facendo una musica ancora intensa, ma più trattenuta, in equilibrio tra energia e consapevolezza del tempo che passa.

Articolo di Benedetta Rubini

Track list “Soft Control”

  1. Jungle Roux
  2. House of I
  3. Duvateen
  4. My Lover
  5. The Deepest Part Of The Darkest Shadow
  6. Mariah Luster
  7. Memphis, Texas
  8. 77
  9. Loose Talk
  10. A Simulation

Line up The Afghan Whigs: Greg Dulli voce, chitarra / John Curley basso / Dave Rosser chitarra  / Rick Nelson chitarra, tastiere / Patrick Keeler batteria

The Afghan Whigs online:
Sito ufficiale: https://theafghanwhigs.com/ 
Instagram: https://www.instagram.com/theafghanwhigs/ 
YouTube: https://youtube.com/@theafghanwhigs

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