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Diamanda Galàs live Trento 

La voce prende il posto dello spettacolo e il pianoforte diventa il margine di una performance senza forme convenzionali

Diamanda Galàs ha aperto il suo mini tour italiano, prodotto da Ponderosa, a Trento, all’Auditorio Santa Chiara, luogo che va seguito perché propone sempre concerti e spettacoli di alto profilo. Galàs è attesa, e il tour è già di per sé un piccolo evento. Il 23 settembre, dunque, il Santa Chiara non era sold out, ma ci si è andati vicino. Ad attendere l’artista americana, cantante e performer che ha saputo portare avanti ed espandere il lavoro, fra gli altri, di Demetrio Stratos, c’era un pubblico di affezionati arrivato dall’Italia, ma anche dalla vicina Austria e Germania. Atmosfera dark, ma allo stesso tempo molta curiosità per come si sarebbe presentata sul palco.

Gli anni passano per tutti e tanti, nell’attesa, sono comunque preoccupati che possa ancora tenere il palco come un tempo. D’altronde è la voce ciò che conta, tutto il resto ha poco senso. In scena, infatti, c’era solo un pianoforte, con una luce accesa sullo sgabello. Nient’altro. Minimalismo assoluto, nessun orpello. Un concerto già anomalo, a quale ormai pochi sono abituati. Poco prima di cominciare il fumo avvolge il pianoforte e una voce annuncia che sono vietate riprese e fotografie. Il pubblico trentino qua e là sbuffa, ma devo dire che le regole sono anche state rispettate (non sempre in modo semplice e naturale). Anche perché, ad annuncio finito, sono arrivati i controllori. Non pochi, e non buoni, e soprattutto attenti. Insomma, non si scappava. Fin qui un poco di colore, anche se nella realtà era il nero a dominare. Colore nel senso di mera cronaca di quanto è ruotato attorno allo show. Perché poi, quando sono scese le luci, sono cominciati 70 minuti, complessivi delle pause, di bellezza assoluta.

La bellezza, dicevano i Greci, è tale perché appare. E quando Galàs si è seduta al suo pianoforte, senza nessun saluto se non un piccolo accenno con la testa, si è capito subito che quello a cui avremmo assistito non sarebbe stato uguale a nulla fin qui visto e sentito. A niente. Tutto sarebbe stato altro, e soprattutto oltre. Oltre la dimensione canzone, oltre quella dello spettacolo, oltre la dimensione sperimentale. Certo, per chi la segue nulla di nuovo sotto il cielo. Galàs ha riproposto, di fatto, un concerto che rispecchia il recente “Diamanda Galàs in concerto”. Recente per modo di dire, ovviamente, dato che si tratta di un live del 2024, che però è il mood dello show. Voce e concerto, per una manciata di canzoni – è vero – ma se ci fermiamo a questi aspetti, beh, perdiamo tutto il resto, che è quello che conta.

Come per gli Swans lo scorso anno a Ferrara (il nostro live report), una volta immersi in questa proposta musicale già ci si rende conto che tutto quello che si è ascoltato fin qui non ha corpo. Galàs, pur se seduta, pur se invecchiata – e si vede, purtroppo – pur se avvolta nel fumo e distaccata dal pubblico, in realtà ha gettato tutta la sua voce sugli astanti. L’esperienza è dunque d’ascolto, certo, ma anche carnale. Nell’esecuzione si viene colpiti, in pieno. Nell’anima, e nel corpo. I legame si è creato. Non è questione di dolore, e neppure di durezza. Galàs getta sul pubblico tutta la sua vita artistica e la sua esistenza, in poche schegge che però sono il distillato di una voce che diventa strumento, e non più linguaggio significante.

Il concerto vero e proprio, e cioè i sei brani che compongono i circa 40 minuti di show, è una performance dove la voce, modulata, articolata, plasmata e modellata è il tema dominante. Il pianoforte diventa accompagnamento e, spesso, scompare, pur se sempre suonato. Non è spaesante, in nessun modo, è quell’abbandono che, almeno in Italia, hanno praticato Stratos, ovviamente, e Carmelo Bene nel teatro. Magico si recita addosso, si diceva del grande attore salentino, e qui si può dire la stessa cosa. Galàs si canta addosso, nel senso che la voce diventa corpo grazie a un corpo che è solo cassa armonica.

Il valore e il significato della parola scompaiono, e pensare che le sei esecuzioni non sono neppure le sue cavalcate alle quali ci ha abituato nei primi lavori. La scelta – comprensibile – è di stare su brani che non superano i 5/6 minuti, spazio musicale del pop, che Galàs trasforma però in tutto quello che il pop non è. Nulla è cantabile, se non da lei; nulla prevede ritornelli, e tanto meno strutture ripetitive. Tutto è flusso, tutto scorre, e tutto diventa esperienza sonora liquida.

Le quattro uscite dal sapore di bis non cambiano il ritmo. Anzi, lo accentuano. I bis sono solo l’occasione per qualche cover, riletta e riadattata, ma anche per pescare nel passato della sua produzione. Quando la luce si accende sono passati solo 70 minuti, nei quali, però, è accaduto qualcosa. Cosa che non sempre succede. La bellezza, detta così, è apparsa e si è fatta vedere e sentire. Si è mostrata. Il ritorno a casa non comporta nessun ascolto musicale. Tutto, al confronto, è banale, superficiale, già sentito. L’unica possibilità, l’unica esperienza che regge il colpo è la “Lettura Dante” di Carmelo Bene. A volume brillante. L’evento dell’accadere della bellezza. Se solo potete, non mancate di fare questa esperienza. Potreste pentirvene.

Articolo di Luca Cremonesi


FAQ sul concerto di Diamanda Galàs

Quando e dove si è tenuto il concerto di Diamanda Galàs a Trento?
Il concerto si è tenuto il 23 settembre all’Auditorium Santa Chiara di Trento, tappa di apertura del suo mini tour italiano prodotto da Ponderosa.

Che tipo di spettacolo propone Diamanda Galàs nel suo tour?
È un’esibizione dal vivo basata sul minimalismo assoluto: sul palco sono presenti unicamente voce e pianoforte, senza orpelli o scenografie. La performance propone un’esperienza d’ascolto immersiva e sperimentale che richiama il mood dell’album “Diamanda Galàs in concerto”.

Quali sono i riferimenti artistici e lo stile musicale di Diamanda Galàs?
Il lavoro vocale di Diamanda Galàs espande la ricerca e la sperimentazione di artisti come Demetrio Stratos e la presenza scenico-vocale di Carmelo Bene. La voce diventa uno strumento puro e privo delle classiche strutture pop (assenza di ritornelli e schemi ripetitivi), spingendosi oltre la New Wave e la sperimentazione tradizionale.

Quanto dura il concerto di Diamanda Galàs e quali brani esegue?
Lo show dura complessivamente circa 70 minuti (inclusi i bis). La scaletta principale comprende 6 brani della durata di 5-6 minuti ciascuno, seguiti da 4 rientri sul palco dedicati a cover riadattate e brani del suo repertorio storico.

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