Se c’è qualcosa che i regimi dittatoriali proprio non sopportano è la musica rock. Non le melodie, le canzonette sdolcinate ma il Rock vero, chitarre distorte e parole pronunciate a muso duro. Nulla che rientri nella rassicurante norma o che abbia un ritmo da farti tranquillizzare, insomma.
La stessa avversione la si percepisce anche tra i puritani e i paladini della morale, che al Rock preferiscono le auliche note di Bach e Mozart. Un po’ come accadeva in “Footloose”, film del 1984 in cui un convincente Kevin Bacon era alle prese con una comunità di bigotti dello Utah, dove un’ intera contea aveva bandito il Rock perché ritenuto genere musicale peccaminoso.
La verità è che il Rock è per natura e per definizione ribelle. Il nome stesso, Rock and Roll, una scabrosa endiadi che descrive il dondolio dell’atto sessuale, ha nel suo DNA i valori della libertà e dell’autodeterminazione, da raggiungere anche a costo di scandalizzare. Il Rock sfida la morale, la contesta senza temerla. E non è un caso che i prodromi dell’attuale rivoluzione iraniana si vedessero già chiaramente in alcuni video che giravano lo scorso ottobre, nei quali alcuni giovani, sfidando il regime degli Ayatollah, si esibivano per strada nella notte di Teheran suonando “Seven Nation Army” dei White Stripes. Accanto ai musicisti c’erano anche tante giovani donne senza chador, che rischiavano la vita pur di non rinunciare ai propri gusti estetici e musicali. E quelle stesse donne si filmano in queste ore, con ammirevole coraggio, mentre si accendono una sigaretta da una foto di Khamenei che brucia.
Il Rock è protesta, rottura, rifiuto della legge insensata, ripudio dell’omologazione soporifera imposta dall’alto. Il Rock è disobbedienza civile perché canta la libertà che i dittatori hanno sempre voluto negare. E cosa fa il regime adesso? Invia degli SMS ai genitori di giovani adolescenti con velate minacce, ricordando che è pericoloso lasciarli andare in piazza in questo clima di tensioni e di rivolta. Ma i giovani che vogliono liberarsi da un’oppressione non ascolteranno né i genitori né le minacce del governo, e usciranno lo stesso di casa. Un po’ come cantava Ivano Fossati: la macchina è bloccata ma la musica è passata attraverso la frontiera, perché il Rock penetra nei muri e fa breccia in ogni porta. Ma soprattutto, viene a dirti che la tua anima non è morta.
Articolo di Giuseppe Raudino
