06/12/2025

i cani, Molfetta (BA)

06/12/2025

Noga Erez, Milano

06/12/2025

Edda, Roma

06/12/2025

Offlaga Disco Pax, Padova

06/12/2025

Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo, Cassola (VI)

06/12/2025

Cristiano De Andre’, Padova

06/12/2025

Annie Barbazza e Max Repetti, Gattatico – Veruno (CO)

07/12/2025

Negrita, Varese

07/12/2025

Eclipse, Milano

07/12/2025

Edda, Caserta

07/12/2025

Cristiano De André, Mantova

07/12/2025

Edoardo Bennato, Assisi (PG)

Agenda

scopri tutti

Alice Alison intervista

Nuovo singolo per la cantautrice, autrice e performer bohémienne

È disponibile in digitale “Je me ne vois plus”, il nuovo singolo della cantautrice, autrice e performer bohémienne Alice Alison, accompagnato da un bellissimo video. Alice Accardi, in arte Alice Alison, dopo gli studi di musica e canto e diverse esperienze televisive, tra cui Sanremo Lab, si afferma sulla scena musicale milanese partecipando a famosi show italiani e internazionali, oltre a distinguersi in spettacoli teatrali in tutta Italia. Il suo percorso artistico prende forma con il primo ep “Cuore in Lock Down” (2020), in cui Alice dà voce alla sua ecletticità e scopre l’identità artistica di Alison. Con il nuovo brano “Je Me Ne Vois Plus”, Alice Alison apre un nuovo capitolo musicale, segnato da consapevolezza e introspezione, pronto a guidare l’ascoltatore in un viaggio emotivo e personale. Il nostro incontro è di una grande piacevolezza, Alice è un’artista aperta, consapevole, generosa, che non ha paura di mettersi a nudo.

Nella tua bio sei definita un’artista bohémienne. È un’autodefinizione?
Beh, in realtà sì, mi hanno proprio definita così! Un mio caro amico mi ha aiutato a fare la mia biografia, e lui mi ha detto se dovessi descriverti, secondo me tu sei molto bohémienne. Allora io gli ho detto ma sai che c’è? Ci sta!

È un aggettivo che comunque una certa personalità e soprattutto libertà interiore …
Certo, mi rispecchia esattamente per quello che sono, e ti dico, sono Acquario ascendente Acquario, quindi tendo sempre alla libertà. Questa cosa che mi stai dicendo mi arriva parecchio perché appunto mi ci sento, sono arrivata al momento presente in cui mi sento davvero ma davvero molto libera, e sono anche molto gelosa della mia libertà, perché ovviamente non a tutti permetto determinate cose, soprattutto di oltrepassare quei confini e quegli spazi che per me ad oggi sono non sacri, di più!

Questo un po’ rispecchia anche il tuo percorso musicale. Però prima di parlare del presente, vorrei che tu ci dicessi qualcosa più del passato, ovvero quando e come è scoccato l’amore per la musica, e per fare musica
Il tutto è nato quando avevo circa 4-5 anni, io ho una sorella più grande di 8 anni e mezzo, lei ascoltava Madonna –  io sono nata nel 1990, lei è nata nell’82, quindi proprio negli anni d’oro secondo me della musica pop –  e anche Whitney Houston, che è davvero la mia madre artistica … Io mi sdraiavo per terra su un tappeto fatto a stella e cominciavo a cantare a squarciagola queste canzoni. E non ho mai smesso di cantarle! Sono rimasta molto fedele a quello che erano i miei gusti da bambina.  Per non parlare di Donna Summer, ti ricordi “No more tears” con Barbara Streisand? Io la cantavo come una matta, bellissima… Quegli anni me le ricordo veramente con tanto amore e tanto affetto perché la musica era una figata, non aveva tutti gli orpelli che ci sono oggi, la musica era analogica, quindi o eri bravo, o non emergevi.

E quindi, un’artista come te come si muove in questo mondo un po’ artificiale?
Allora, senza auto-tune, ovviamente, io è una cosa che … adesso sto guardando X-Factor, e lo mettono a tutti di default, capisci? Io lo trovo una cosa proprio sbagliata, perché dicono che ormai è uno strumento, ma no, non è affatto uno strumento! L’auto-tune è un intonatore di frequenze, vuol dire che se io faccio schifo, ma becco la frequenza, imposto la frequenza giusta, magari con l’auto-tune sembro bravo e credibile. È una cosa proprio fuorviante, è l’anti-musica, è l’anti-artisticità progressiva, è l’anti-tutto. Tocchi proprio un argomento che mi preme molto, lo dico sempre anche ai miei allievi di canto… Poi, se vuoi fare il rapper o il trapper, ci può stare, ma io faccio fatica ad accettare questa roba qua, non l’ascolterei mai neanche sotto tortura!

Figurati, per me Rap e Trap non sono neanche generi musicali… Tornando all’Alice bambina, a un certo punto hai sentito la tua voce e hai deciso di studiare canto?
Sì, in realtà è stata una combinazione di situazioni, nel senso che io sì cantavo molto ma ho iniziato ad apprezzare la mia voce tardi, perché non riuscivo mai a “sentirmi”; a un certo punto mio padre mi ha iscritto alla prima scuola di canto, dove ho avuto la fortuna di trovare la mia migliore insegnante, anche negli anni in cui ho fatto l’Accademia non c’è stato mai nessuno veramente così all’altezza, una jazzista incredibile. Da lì è iniziato tutto, all’inizio come un gioco, poi ho iniziato a capire che mi piaceva davvero, che, effettivamente, avrei potuto fare la cantante, avrei avuto tanto il piacere di farlo … Mi sono detta chissà, nella vita cosa mi succederà, cosa farò; ai tempi, volevo fare l’insegnante, oppure la chirurga plastica, la cantante, non lo so, ma figurati, … oggi invece è il mio lavoro!

Quindi, hai sentito la tua voce, non solo come “cantava”, ma anche quella interiore …
Esattamente, più che quella esterna, quella interna, a un certo punto ho sentito qualcosa, era come se io fossi qui, proprio, per questo motivo, stavo cominciando a riconoscere il mio scopo divino, ma non l’avevo ancora del tutto compreso e capito come adesso. Non avevo questa consapevolezza, ho iniziato piano, piano, a capire che qualcosa stava succedendo, dentro di me, si stava muovendo qualcosa, verso una certa direzione.

Hai avuto la sensibilità nell’ascoltare la tua voce come espressione totale di te stessa.
Sì. Non avevo mai pensato all’importanza di tirar fuori la voce, e di cantare, di accettarla, come elemento, non solo distintivo, ma veramente fondante del proprio essere, non solo del proprio lavoro, ma della propria personalità, della propria anima, di riuscire a esprimere la propria personalità anche con la voce.

Pensi che anche le persone stonate non dovrebbero vergognarsi a cantare? Perché cantare è un modo di far cantare l’anima…
Certo. Questa comprensione profonda dell’importanza di tirar fuori la propria voce va a permeare la personalità, e, quindi quello che gli vuoi dare, quello che ci vuoi mettere in quella voce.

Tu, per esempio, non hai paura, ora, con la tua voce, di mettere in mostra quello che hai dentro, il tuo sentire, il tuo percorso?
Assolutamente! Guarda, ho recentemente fatto un lungo viaggio in India, sono partita da sola per un viaggio spirituale che sono andata a fare appositamente, non sapevo minimamente che cosa sarebbe potuto accadere e chi avrei potuto conoscere, e lì è successo qualcosa. Ho fatto una meditazione molto, molto particolare, dove ho incontrato una figura luminosissima in un sogno, e mi ha detto che dovevo assolutamente pubblicare questo brano che avevo scritto, “Je Me Ne Vois Plus”: non ti preoccupare di quello che sarà, di quello che la gente dirà, tu lo devi fare. Quindi, sono assolutamente dell’idea che tutti noi nasciamo con una voce interiore, spesso affogata dalle nostre paure, dalle nostre ansie, da tutto quello che ci attanaglia, che ci zavorra per terra, non ci permette di esprimerci al massimo del nostro potenziale, ma per una serie di motivi, dove un grosso peso ce l’ha questa società, questo nuovo modo di fare, ovvero di apparire sui social, è tutto basato su questi cazzo di social … Io probabilmente sarei dovuta nascere negli anni Sessanta, faccio fatica a sposare questi nuovi modi di essere e di fare, sono sempre più orientata nel voler essere, piuttosto che voler apparire. Purtroppo al giorno d’oggi, oramai, devi stare attento a cose pubblichi, devi avere un social media manager, perché se sbagli sono casini. È terribile tutto questo, quindi, tornando al discorso della voce interiore, certo, sono d’accordo nel fatto che tutti hanno il diritto ad accendere la voce interiore, esprimendosi, cantando, non va spenta, non va soffocata all’interno del buio della società.

E questo bellissimo singolo, sarà seguito da un lp?
Non ti posso spoilerare tutto (ride), dai, ti dico che qualcosa succederà presto!

Intanto stai muovendoti live, il 22 novembre eri a Genova per un evento molto importante contro la violenza sulle donne …
È un po’ che lavoro con la ONLUS Wall of Dolls (fondata nel 2014 a Milano da Jo Squillo), è un evento charity quindi non ci sono compensi però è troppo importante per me dare il mio contributo, è una cosa piccola ma quantomeno posso portare la mia testimonianza, minima rispetto a quello che possono portare tante donne che veramente hanno subito violenze; anche la violenza psicologica comunque è assolutamente violenza così come quella fisica. Poter dare una minima speranza mi dà tanta soddisfazione.

E ora la domanda “difficile”: quali sono i tuoi tre dischi della vita?
Solo tre? Oddio! Indubbiamente “The Greatest Love Of All” di di Whitney Houston! Poi qualcosa di Lauryn Hill, è quel mondo di Soul così sperimentalmente che adoro. E poi qualcosa di Jamiroquai, ma vorrei portarmi anche qualcosa di Lenny Kravitz.

Grazie Alice, aspetto davvero di sentirti dal vivo e ovviamente tuoi nuovi lavori J

Articolo di Francesca Cecconi

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!