21/04/2024

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Giovanni Truppi + Band vs Sibode DJ, Roma

21/04/2024

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23/04/2024

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Andrea Ra intervista

Bassista, cantante, compositore, musicista, produttore e turnista di tantissimi artisti nazionali ed internazionali

Andrea Ra è tornato con il nuovo album “Urlo Eretico”, pubblicato in cd il 21 aprile dalla storica etichetta discografica Contempo Records; la versione in vinile sarà disponibile dal 17 giugno. Un concept album di Alternative, Rock, Metal con alcune venature di Elettronica e chiari rimandi al Prog in cui molte atmosfere si venano di un genuino spirito Punk, sfidando peraltro ogni definizione di genere. Questo fa di Andrea Ra un caso unico nel panorama del cantautorato nostrano. L’album vede la presenza di James Rio alla batteria, figlio ventunenne di Andrea, polistrumentista poliedrico e prodigio assoluto, insieme al quale ha curato tutti gli arrangiamenti. Ne parliamo in occasione del lancio dell’album e in attesa di vederlo dal vivo.

Il tuo nuovo lavoro, “Urlo Eretico”, è composto da 12 canzoni legate da un filo conduttore e da un concept comune. È molto coraggioso fare un lavoro così grande e strutturato! Ci puoi raccontare l’idea dietro questo album e come si è sviluppata?

Ho sempre fatto concept album, non riesco a concepire un lavoro solo nel suo singolo. Questo album in particolare è legato anche alla scrittura di un libro che sto sviluppando, un racconto distopico che trae spunto dalla storia, dal mito e dalle leggende. Vuole essere una sorta di critica verso una società alla deriva, una rappresentazione di un mondo dominato dalla materia, in cui bisognerebbe guardare verso qualcosa di più alto e spirituale, seppur non necessariamente religioso. Viviamo all’interno di un mondo malato, in cui pochissime persone hanno in mano tutta la ricchezza. L’album vuole denunciare tutti questi aspetti negativi della nostra società, per questo è un lavoro che ha un significato anche politico.

Inoltre, in tutti i brani c’è un forte riferimento alla droga. Non in quanto sostanza, ma come forma di assuefazione da ciò che ci circonda. Il mondo in sé è drogato, malato. Oggigiorno si fa un largo uso di droghe proprio per fuggire dalla realtà, e non parlo solo di droghe in quanto stupefacenti. Il digitale stesso è una droga. Bisognerebbe tornare verso un modo di vivere più sano, meno digitale e più analogico. All’interno di tutto questo racconto, c’è la storia di un padre e di un figlio. Che poi siamo io e mio figlio James, il mio batterista. Anche il titolo dell’album fa riferimento a un concetto importante, perché eresia in greco significa scelta. “Urlo Eretico” è un urlo di dolore, un urlo interiore, legato alla coscienza. Questo perché è necessario svegliare le coscienze, e non assopirle come fa la realtà odierna. L’unica via per trovare una salvezza in questo mondo è quella dell’arte e della spiritualità.

Ho sempre cercato di svincolarmi dalle logiche del mercato, anche quello musicale. Pensa che un pezzo dell’album dura 8 minuti e 40, in contrapposizione alle logiche radiofoniche per cui le canzoni dovrebbero avere una durata ben precisa. Per finire il discorso quindi, nell’album da una parte abbiamo rimandi a un racconto leggendario che attraversa la storia e il tempo. Dall’altra parte, abbiamo un racconto sulla storia e sul mondo contemporaneo, così com’è oggi. Una realtà nuda e cruda. I pezzi sono tutti collegati e hanno tutti un filo conduttore che porta l’ascoltatore come in un viaggio verso la rappresentazione della nostra realtà.

Nel tuo album c’è anche tanto da dire sulla parte musicale. C’è tanto Rock, ma non solo.

Spesso la critica musicale in Italia si preoccupa solo dei testi. Invece anche la musica è importantissima quindi ti ringrazio per la domanda. Musicalmente è un album che spazia tra vari generi: Rock, Metal, ma anche Punk ed Elettronica. A livello ritmico e armonico ci sono molti cambi di tonalità e di ritmo anche all’interno del solito pezzo. Nel disco ho suonato praticamente tutte le chitarre, i bassi e le parti elettroniche, mentre alla batteria c’è sempre stato mio figlio, naturalmente. Per qualche bano invece, sono stato aiutato dal mio chitarrista storico, Giacomo Anselmi. In un pezzo c’è anche come ospite un mio grande amico, Andrea Braido. Con lui ho suonato molte volte dal vivo ed era tanto che volevamo fare qualcosa di questo tipo insieme.

Vorrei farti un complimento per la durata dell’album perché è veramente superiore alla media. Un album da 61.26 minuti è davvero la rappresentazione di un concept molto articolato e profondo.

Sì, è un lavoro molto lungo e complesso che abbraccia ogni aspetto, dalla composizione, al testo fino anche ai videoclip. Anche questi sono tutti molto importanti e curati. Ho voluto che rappresentassero al meglio i testi stessi delle canzoni.

C’è un aspetto particolarmente ricorrente che riguarda questa uscita: l’album contiene un pezzo che si chiama “Firenze”, la seconda presentazione live avviene a Firenze, al Circus Club, e, soprattutto, esce per un’etichetta fiorentina storica dell’indie italiano!

La Contempo Records per me è davvero l’etichetta italiana più importante, per quelli che sono i miei gusti musicali. Ho trovato delle persone incredibilmente aperte, rispetto a quello che è un mercato stantio. Hanno ascoltato e apprezzato tutto, e soprattutto non hanno mai cercato di influenzarmi o condizionarmi. Ho trovato grande libertà. Poi per me, poter tornare a Firenze è stata una cosa quasi karmica. Ho scritto l’album prima di firmare con la Contempo Records, quindi è come se tutti i tasselli fossero tornati al posto giusto.

La Contempo Records abbraccia totalmente quelle che sono le mie idee in fatto di musica. Considera il disco proprio come un vinile e fanno sempre delle edizioni bellissime e molto curate. Anche per questo i tempi per l’uscita del vinile di “Urlo Eretico” saranno un po’ più lunghi. Uscirà a fine giugno. Ci sarà sicuramente modo di tornare a Firenze per fare un firma copie!

Ultima domanda, te la devo chiedere per forza! Qual è il tuo bassista del cuore?

Ce ne sono tanti in realtà! Se proprio te ne devo dire solo uno, allora per me è Les Claypool, dei Primus. È impossibile sceglierne solo uno, ne avrei troppi, ma è a lui a cui sono sicuramente più legato.

Articolo di Francesca Cecconi

Le prossime date di presentazione dell’album:

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