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Cristian Bagnoli intervista

Il chitarrista romagnolo al RiM terrà un workshop dal titolo “La voce della chitarra”

Il chitarrista Cristian “Cicci” Bagnoli sarà tra gli ospiti di RiM – Rimini in Musica, la rassegna che dal 30 agosto al 2 settembre trasformerà Rimini nella capitale italiana della musica, con tanti nomi prestigiosi presenti. Tutti gli incontri, workshop, concerti, festival, presentazioni e proiezioni del Festival sono ad accesso gratuito e si svolgeranno in luoghi significativi per la storia culturale della città di Rimini: Arena Francesca da Rimini, il Teatro degli Atti e l’Arena degli Agostiniani. Il programma su www.riminmusica.com. Ne parliamo con Cristian, che il 31 agosto terrà un workshop dal titolo “La voce della chitarra”, durante il quale approfondirà le varie tipologie di suoni che possono scaturire dallo strumento musicale, accompagnando la teoria con dimostrazioni pratiche.

Ti chiedo subito della tua partecipazione al RiM, cosa presenterai ai musicisti durante il tuo workshop?

Il mio workshop si intitola “La voce della chitarra”, spiegherò in cosa consiste il mio lavoro, cosa vuol dire far cantare la chitarra, che non c’entra niente la tecnica o il virtuosismo. Farò qualche esempio suonando anche qualche brano, prendendo esempio dai vari step della mia vita musicale, e quindi di come sono arrivato ad avere un mio stile personale, da dove traggo esempio e ispirazione e come questo si traduce in ciò che faccio. Sarà dunque un misto di workshop e racconti personali. Al giorno d’oggi le nuove generazioni puntano alla tecnica e alla velocità, si mettono davanti a una telecamera e producono tonnellate di video da pubblicare online, ma fare il lavoro del musicista è un’altra cosa, vorrei far capire come trovare la propria voce musicale e trovare un proprio suono. Ci sono musicisti che si riconoscono da poche note, loro davvero fanno cantare la propria chitarra con una voce unica. Esempi? David Gilmour, Mark Knopfler, Brian May … Il culto di un proprio suono si sta perdendo per via della tecnologia e per via della pigrizia, i giovani non vogliono far fatica a spostare grossi amplificatori, si attaccano a preset e il suono si appiattisce, non sei tu che fai andare lo strumento ma è lo strumento che fa andare te.

Quindi spiegherai anche come si sceglie lo strumento adatto alla propria personalità?

Certamente. Da piccoli si hanno idoli musicali, e inizialmente vorresti lo strumento che ha il tuo idolo. Poi inizi a capire che uno strumento con la firma di un altro non ti serve a niente perché c’è già l’altro (ride). Scopri che ogni strumento ha le sue caratteristiche, le sue peculiarità, e devi scoprire ciò che fa per te, ed è un processo lungo, ci vogliono anni, e molte prove. All’inizio le chitarre ti sembrano tutte belle, ma con l’esperienza poi cominci a capire cosa fa per te e cosa no. È come con le donne! (ride). Devi restare aperto e lasciarti sorprendere da strumenti nuovi. Io uso da vent’anni chitarre di una liuteria artigianale proprio di Rimini, ma ultimamente sto provando anche altri strumenti, in particolare le chitarre del marchio Schecter. Sono entrato in un negozio, ne ho vista una tra centinaia e ho chiesto di provarla ed è stato subito amore, mi sembrava di suonarla da trent’anni. L’ho presa e suonata, senza modificarla, e la porto sempre con me.

Avere una chitarra personale fatta su misura da un liutaio sul tuo modo di suonare, sulle tue esigenze, è una buona cosa, però poi quella chitarra è utilizzabile solo da te, difficilmente puoi provarla prima. Consiglio ai giovani di andare ai Guitar Show e provare, provare, provare, e sentire quale ha la voce che vorrebbero far cantare.

Dimmi del tuo ultimo disco solista, uscito un anno fa, tutto strumentale.

Sì, è uscito a giugno 2022, copie in cd esaurite, sono rimaste solo poche copie in vinile, si possono acquistare su Bandcamp oppure ai miei concerti. Ci tenevo molto a avere il mio disco in vinile, ascoltarlo su questo supporto è tutta un’altra cosa, non c’è paragone con il cd o lo streaming. È il mio primo disco totalmente strumentale, “canta” la chitarra, e anche il prossimo disco lo sarà. Tu sai bene che io canto, con la mia band e anche nel Gallo Team, ma non è quello che volevo fare da solista, tanto le radio non mi passano comunque, non passano questo tipo di musica. Le idee stanno iniziando ad arrivare, ma tra un disco e l’altro devo lasciar passare un po’ di tempo, per “staccare” tra loro le idee dietro agli album, ad averne davvero di nuove. Mi lascio molto contaminare dalle cose che ascolto, dai musicisti che frequento.

Quando è nata la tua passione per la chitarra, quando si è accesa la scintilla?

Niente scintilla! Sono stati i miei genitori che mi hanno spinto a provare a imparare a suonare uno strumento, io non volevo, non me ne fregava niente. I primi anni che provavo a suonare ero un disastro, non provavo interesse, poi a un certo punto qualcosa è scattato e ho iniziato a strimpellare nei primi gruppetti, andavamo a suonare nei localini in riviera, Cesenatico, Rimini, il sabato sera. Suonare pian piano è diventata una passione e poi un vero e proprio lavoro. In una di queste serate era presente tra il pubblico il bassista di Vasco, Claudio “Gallo” Golinelli, lui ha seguito il concertino e alla fine è venuto da me e mi ha dato il suo numero, io abito qui vicino, fatti vedere. Non so cosa abbia visto in me 23 anni fa, ero veramente una frana! Un giorno ho preso la macchina, ho visto sulla cartina geografica dov’era Imola, per me da Forlimpopoli era un viaggio intercontinentale (ride), e sono andato da lui; era al bar, mi ha portato a casa sua, aveva una base di batteria campionata su un quattro piste e mi ha detto suona e vai a tempo! E io lì ho capito che io e il tempo eravamo due cose diverse. Lui ha insistito, devi imparare ad andare a tempo! È la prima cosa che un musicista deve imparare! Ancora oggi questa cosa penso sia la cosa più importante da imparare, è fondamentale, e io l’ho imparata da un personaggio che ha vissuto on the road, non suonando su video per YouTube. L’esperienza si fa con la gavetta, non a casa con un computer.

Il tuo primo guitar hero?

Il mio primo guitar hero, anzi i primi due in contemporanea, sono stati Mark Knopfler e Brian May. Erano i primi anni Novanta, le ultime tournée dei Dire Straits e la morte di Freddy Mercury. E poi sono arrivati i Pink Floyd, altro mio grande amore. Ma ero troppo piccolo per riuscire a vederli dal vivo, anche se poi li ho visti tutti singolarmente con i loro progetti personali. In seguito ho scoperto Jeff Beck, e per me è stata scuola, sono riuscito a vederlo un anno fa alla Royal Albert Hall a Londra, prima che ci lasciasse, immenso.

E se ti chiedo quali sono i tre dischi che porteresti con te sull’isola deserta?

Oddio, solo tre, difficile! Ti direi “On Every Street” dei Dire Straits, “The Division Bell” dei Pink Floyd, e “Innuendo” dei Queen. Ce ne sono molti altri, però …

Articolo di Francesca Cecconi

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