Damn Freaks intervista

Damn Freaks intervista, marzo 2021 È proprio vero che l’amore per la musica, quella che ha scandito l’adolescenza può di fatto allungare la vita. I Damn Freaks, ovvero Claudio Rogai, Iacopo “Jack” Meille, Mattero Panichi

Damn Freaks intervista, marzo 2021

È proprio vero che l’amore per la musica, quella che ha scandito l’adolescenza può di fatto allungare la vita. I Damn Freaks, ovvero Claudio Rogai, Iacopo “Jack” Meille, Mattero Panichi e Marco Torri, non sono “anagraficamente” considerabili giovani, ma hanno un’energia e una determinazione che è raro trovare nei giovani musicisti. La musica per loro è una medicina, un antidoto potentissimo contro tutto ciò che purtroppo di negativo accade nella vita di tutti i giorni. Il loro ultimo disco “Love In Stereo” è stato registrato poco prima che la pandemia prendesse il sopravvento. Al suo interno ci sono canzoni che rivendicano espressamente la volontà e il desiderio di restituire al rock e a chi lo ascolta quella spensieratezza e leggerezza che ormai da un anno sembra essere stata bandita dalle vite di tutti. Ne abbiamo parlato con il cantante Iacopo “Jack” Meille e il bassista Claudio Rogai.

damn freaks

Damn Freaks alla seconda prova, come valutate la crescita di questo progetto nato quasi per caso e per amicizia?

Jack: siamo diventati una band a tutti gli effetti. Le canzoni sono nata alla “vecchia”, in una sala prove che altro non è che la capanna che si vede nelle nostre foto promozionali. Noi tre che accerchiavamo Matteo, il nostro batterista. Tutte le canzoni di “Love In Stereo” sono il frutto di un lavoro di gruppo. Anche “Requiem”, che proviene dal repertorio mai pubblicato dei Fools’ Moon, la band che avevamo a inizio anni 2000 Matteo e io, è stata sottoposta al trattamento “Damn Freaks”. Finalmente possiamo dire di avere un nostro suono e un nostro approccio al genere Hard Rock anni ’80 a cui ci ispiriamo.

Claudio: le differenze rispetto al primo album sono anche di questione timbrica, lavorare insieme alla struttura melodica e armonica di un brano ti permette di trovare i giusti suoni, le sfumature, le frequenze adatte per ogni pezzo. Il lavoro che ogni band dovrebbe fare per maturare.

Quasi tutte le recensioni dell’album vi etichettano come ’80s Rock, c’è veramente solo questo stile nella vostra proposta musicale?

Jack: diciamo che certi gruppi come Mötley Crue, Bon Jovi, White Lion, Dokken sono comuni a tutti noi, Abbiamo gusti molto variegati, ma vuoi per un mero motivo anagrafico, vuoi perché a un certo punto del nostro percorso musicale ci siamo ritrovati a vivere in diretta quel periodo, ecco che è facile capire ci sia rimasto addosso. Nella metà degli anni ’80 improvvisamente la musica che noi amavamo da prima – siamo tutti fan dei Kiss per esempio – è diventata di moda e si poteva ascoltare in televisione o alla radio… non era più un genere di nicchia o per pochi. È stato un periodo incredibile che poi il Grunge ha spazzato via lasciando non poche cicatrici sulla pelle di molti rocker amanti del capello cotonato.

Claudio: a metà anni ’80 ero poco più che adolescente, ascoltavo Hard Rock di ogni tipo, soprattutto anni ’70, ma non mi sfuggivano le uscite del periodo e molti gruppi mi piacevano. Dokken, White Lion, sono sempre stato un grande fan dei Kiss e dei Van Halen, soprattutto del periodo Sammy Hagar… Crescendo ognuno di noi ha intrapreso altre strade musicali, complice lo studio dello strumento, rimarreste sorpresi dall’ampiezza dei gusti musicali di questo gruppo! Ovviamente siamo tutti qui in veste di rockers, e si sente …

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Parliamo un po’ dell’album e del suo processo di realizzazione: analogico o digitale?

Jack: siamo stati filologici: abbiamo composto tutti insieme e abbiamo finito per registrare gran parte delle basi in diretta. Ovvio che poi abbiamo fatto sovra-incisioni, le voci sono state registrate in un secondo momento, ma il “cuore” delle canzoni è stato registrato in diretta proprio per catturare l’essenza “live” dei pezzi e di come sono stati scritti.

Claudio: la registrazione è squisitamente digitale, dopo il mixing abbiamo passato il tutto in analogico in studio (il Ka-Pow di Firenze), e con il risultato siamo andati al master, come per il precedente album affidato a Harry Hess. Direi che siamo soddisfatti.

Anche la strumentazione usata rispecchia i vostri gusti vintage?

Claudio: si e no, Marco Torri ha suonato con chitarre di varie annate, Gibson Les Paul del 1982 a esempio ma anche custom made di costruzione moderna, soprattutto sui soli, con un mix fra ripresa microfonica e diretta, invece per il basso mi sono in gran parte affidato al mio fedele Fender Precision del 1975, “Phil Lynott style”, in diretta nel mixer passando da un preamp valvolare, oltre ad un Ibanez Musician del 1982 con elettronica custom… sono un fanatico devoto dei bassi vintage!

 Programmi per il futuro a medio/lungo termine?

Jack: abbiamo da poco stampato il disco in formato CD. Stiamo pensando di lavorare ad un nuovo video così da poter continuare a promuovere il disco sperando si possa presto tornare a suonare dal vivo. Il disco potete acquistarlo contattandoci direttamente dalla pagine FB (www.facebook.com/DamnFreaks) o sul sito www.andromedarelix.com

Articolo di Francesca Cecconi

 

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