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Dion Lunadon intervista

Ci rivela aspetti del suo percorso creativo e dei suoi progetti

È uscito a giugno 2022 il secondo album di Dion Lunadon, “Beyond Everything” (la nostra recensione); dopo il self-titled datato 2017 l’ex membro di A Place To Bury Strangers e D4 è tornato con un mix fra l’esperienza classica della NYC Noise con una identità garage e a tratti trasversali e snaturati verso un martellante ed egocentrico Indie-Desert-Stoner Rock. In attesa di rivederlo sui palchi italiani il 18 febbraio, al Circo Arci Bellezza di Milano, Dion, energia pura on stage e gentilezza incredibile al telefono, ci rivela aspetti del suo percorso creativo e dei suoi progetti

Sei partito dalla tua terra natale, la Nuova Zelanda, per girare il mondo con la tua musica, e non ti sei mai fermato, sei sempre in giro!

Yeah, ora vivo a New York, ma ho sempre amato fare tour, sin dagli esordi con la prima band. Adoro suonare dal vivo, davanti a un pubblico, è sempre una sfida, non sai cosa ti aspetta. Ed è proprio un bel modo di scoprire il mondo!

Componi la tua musica mentre sei in giro?

No, non compongo mai quando sono in tour, ho sempre comunque una pausa di un paio di mesi tra un tour e l’altro, e scrivo e registro quando sono a casa mia. Durante in periodo pandemico poi ho avuto davvero tanto tempo per comporre, tre anni senza concerti, ci pensi?

Infatti ho letto che le dieci canzoni del tuo ultimo album sono state scelte tra un centinaio scritte durante quel maledetto periodo…  È stata dura sceglierle?

Si e no, una novantina erano robaccia (ride)! Si, dai, la scelta è stata fatta in base al criterio del senso che potevano avere insieme in un album. Quindi alcune di quelle rimaste fuori potranno finire in un prossimo album, o essere ri-registrate con modifiche, oppure restare per sempre nel cassetto. Per esempio alcuni brani di questo nuovo album li avevo scritti nel periodo in cui componevo il precedente, erano lì da tempo ma non erano adatti insieme al gruppo principale di quell’album, mentre poi sono maturate e diventate parte di un nuovo gruppo, acquisendo senso in un lavoro diverso.

Tu scrivi, suoni, arrangi, registri i tuoi album da solo, solo con il contributo di alcuni batteristi…

Si, registro nel mio studio casalingo nel mio appartamento, soprattutto per necessità. Non ho una montagna di soldi che mi permetterebbe di andare in un grande studio, ma questa modalità è piacevolissima, lavoro quando mi va, registro quanto e quando voglio, il fattore tempo non è un problema, registro quante take desidero finché non trovo il giusto vibe, posso lavorare a lungo su ciascun brano, senza limiti. Non registro demo, passo subito a registrare le miei idee originali in quello che sarà poi sviluppato nel progetto finale. Certamente mi impongo di non tirare troppo in lungo la lavorazione di un brano, per non perdere l’energia e la freschezza che invece cerco di incamerarci.

Mi dici qualcosa dei tuoi testi? Sono autobiografici?

Sì, molti miei testi riguardano me, o ciò che mi circonda, che osservo; quindi non necessariamente autobiografici, ma di quello che fa parte della mia vita. A volte sono suggeriti da qualcosa che ho letto, ma spesso sono ispirati da singole parole, dal suono di queste parole, e costruiti intorno ad esse. Cerco di scrivere testi di cui mi piace il suono, indipendentemente dalla storia che raccontano. Parto sempre da qualche parola, o dal titolo, e tutta l’idea ci si forma intorno, cerco di organizzarla in modo chiaro, con una visione d’insieme. A volte utilizzo il metodo cut&paste di William Burroughs, prendo delle riviste e ritaglio delle parole, le spargo davanti a me, ne prendo qualcuna e le avvicino, e l’idea di un discorso comincia a formarsi. A volte invece sento qualcuno che pronuncia una parola di cui mi piace il suono, prendo appunto scritto e cerco di incorporarla in un racconto in cui ci siano anche altre parole di cui mi piace il suono. Non leggo molto, ovvero non leggo quanto vorrei, ma guardo molti film, e anche qui trovo suoni e parole che mi colpiscono e che voglio utilizzare.

Con quale strumento componi, essendo polistrumentista?

La prima cosa che scrivo è sempre il titolo della canzone, poi penso alla bozza del testo, lo digito al computer e inizio magari a metterci un po’ di batteria elettronica; poi prendo la mia chitarra, mi siedo davanti al microfono, a volte uso il basso a volte le tastiere, ma cerco sempre di cantare o fare suoni insieme allo strumento, perché la voce è uno strumento; così l’idea nasce organica e coesa, senza pensarci troppo, senza troppe costruzioni razionali. So che se scrivo prima la musica e ci aggiungo in seguito le parole, c’è troppa razionalità, e il risultato è troppo rigido, organizzato, io voglio inciampare nelle mie idee anche per sbaglio. Riff, beat e suoni vocali sono lo scheletro delle mie composizioni.

Molti polistrumentisti che ho intervistato mi hanno risposto che lo strumento che preferiscono usare per comporre è il computer. Tu che ne pensi?

Oh, beh, penso che sia strano. Per me non è assolutamente così. Le mie preferenze cambiano; per esempio, non compongo spesso alle tastiere, ma quando lo faccio mi dà molta soddisfazione … comunque direi chitarra e basso, sempre insieme alla voce. Forse la voce, sì, è lo strumento principale con quale compongo! Mi serve a creare la melodia, la base di tutto.

Dopo aver suonato dal vivo ovunque nel mondo per promuovere il secondo album, ti prendi una pausa per un mini tour con i D4 (la sua storica band neozelandese ndr), dopo che in ottobre avete ripubblicato “6twenty”, il vostro album di debutto. Una rara opportunità per vedervi dal vivo di nuovo insieme …

Sì, l’album uscii nel 2001 su vinile, e siccome è difficile da trovare ormai, lo abbiamo ripubblicato, sempre in vinile, con una nuova copertina con le foto originali ma con una grafica più attuale e accattivante. Appena finisco questa tranche del mio tour, volo in Nuova Zelanda, facciamo una settimana di prove e poi andiamo in giro per il paese, tutto nel mese di marzo. Sfortunatamente, al momento è previsto solo questo tour a casa nostra, nonostante le richieste dall’Europa e non solo; io però preferisco riprendere il tour del mio progetto personale, e tornerò in Europa a maggio, per suonare sia nei club che in festival all’aperto.

Ti aspettiamo!

Articolo di Francesca Cecconi

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