Franco Mussida è musicista, compositore, pittore e scultore, un ricercatore sugli effetti della Musica sull’individuo. Ha elaborato un suo specifico Codice Musicale che ha aperto nuove strade per l’uso sociale e umanistico della Musica. È uno dei fondatori della PFM, ma anche fondatore e presidente del CPM Music Institute di Milano, dal 1984 un modello per la formazione musicale, dove ha messo la propria arte al servizio dei giovani allievi Dal 1987 tiene laboratori musicali in comunità e in istituti di pena. Ha pubblicato diversi saggi sui poteri del suono e della Musica, e ora il suo romanzo autobiografico “Il Bimbo del Carillon” (Salani Editore, 400 pagine 20,00 euro), dove risale all’origine del suo amore per la Musica, quella misteriosa grammatica universale che ci permette di entrare in contatto con la poesia del mondo. Mussida sarà presente il 28 settembre alla seconda edizione dell’Electric Sound Village a Cremona, lo spazio dedicato alla liuteria elettrica e alla storia della musica rock all’interno del Cremona Musica International Exhibitions And Festival. (Info e programma).
La tua autobiografia “Il Bimbo del Carillion” non è uno dei soliti volumi in cui si raccontano solo storie e aneddoti. È un romanzo autobiografico, come lo hai definito tu, con un taglio veramente particolare. L’aspetto che mi ha colpito e vorrei, se ti fa piacere, approfondire riguarda gli effetti della musica sulla struttura emotiva delle persone. L’emozione è una cosa che non è solo nel tuo libro, attraversa un po’ tutta la tua carriera. La tua scuola, il CPM, non è una scuola di musica, come mille altre ottime che ci sono in Italia. È una scuola che ha una filosofia di pensiero molto diversa. La musica non come tecnica soltanto, ma come emozione, emotività, anima, spirito, conoscenza profonda di se stessi, connessione col mondo che ci circonda, con la natura.
È difficile aggiungere qualcosa a quello che hai appena detto. Noi di fatto siamo musica operante, siamo esseri vibranti e quanto esseri vibranti, la nostra fortuna è proprio quella di essere qua ad osservare il mondo che ci circonda e ad ammirarlo. Ammirarlo è una bellezza. Tutto ciò che in qualche modo è vivere, attraverso il nostro tempo, attraverso il nostro corpo, ci permette di ammirare il mondo e ammirarci. Tra gli strumenti che ci servono per poter godere di questo privilegio c’è l’anima, c’è il mondo del sentire. Se non ci fosse questo strumento saremmo degli esseri meravigliosi come le piante che hanno il compito di rendere vivo il nostro il nostro mondo, a relazionarsi con la Terra come pianeta, ma nello stesso tempo il loro modo di restituire le emozioni è quello di fare fiori, è quello di restituire bellezza. Noi questi processi li viviamo interiormente perché siamo esseri senzienti, abbiamo ereditato dal regno animale questo strumento. Dobbiamo farlo evolvere, dobbiamo prendere coscienza e dobbiamo comprenderne la natura, che cosa serve, che cosa ci serve fino in fondo questo strumento che è uno strumento di relazione con il mondo.
E la conoscenza è del mondo, e nel mondo c’è l’elemento della vita e c’è il suo contrario, l’elemento che lo ostacola, che è la morte. La morte in realtà è proprio una sorta di ostacolo alla vita, che però se non ci fosse non avremmo l’equilibrio necessario perché la vita si possa manifestare nel nostro pianeta. Proviamo a immaginare un pianeta che viva soltanto senza mai decadere, è impossibile. Quindi fa parte del processo della vita, anche questo. E noi siamo appunto esseri vibranti e attraverso lo strumento musicale, attraverso la musica, che suscita in noi ogni tipo di pura intenzione emotiva, a prescindere dal genere con cui o dalle forme in cui noi l’assimiliamo. Ecco, attraverso la musica possiamo in qualche modo far diventare questo elemento straordinario che abbiamo codificato noi come una cartina tra persone, come un mezzo di conoscenza intima di noi stessi.
Quindi la musica anche come cura interiore?
Prima di tutto c’è la conoscenza dei processi, e la musica ci consente in qualche modo di comprendere la nostra complessità interiore, perché la nostra interiorità non è fatta soltanto di sentire, ma è fatta anche di elementi inaffettivi, come l’intelletto fa parte della dimensione dell’anima, si prova vero piacere nel fare cose che non lavorano normalmente nell’ambito affettivo, c’è il distacco che meno male noi proviamo da questa capacità. Non è un limite, è una capacità così come una capacità quella che si sente. Sono due capacità che si sviluppano, dovrebbero essere sviluppate guardandosi in faccia e non cercando di prevalere l’una sull’altra, cosa che invece sta succedendo oggi, ovvero la dimensione inaffettiva che è proprio della macchina che non può sentire, l’intelletto che non può sentire, che invece di operare in favore di un crescere della sensibilità dell’uomo pare lavorare al contrario.
Certo, poi la musica si fa a tutti i livelli, nel senso non importa essere dei musicisti, a volte anche soltanto cantare quando siamo tristi, no? La musica come cura, dicevi. Prima è necessaria la consapevolezza che dentro di noi agiscono forze diverse. E poi l’orientamento, perché se hai consapevolezza che cosa succede dentro questo mondo comincia a orientarti, diventa possibile, diventa più vera la possibilità di considerare il mondo sognante nel quale si manifesta e noi di qualificare la musica, si accenda in una luce di consapevolezza e la musica proprio a rendersi più consapevoli della nostra dimensione interiore, di quello che è tutto il mondo dei sentimenti, perché li suscita. E siccome li suscita, se tu li osservi in questo processo capisci tante cose, comprendi tante cose, soprattutto il funzionamento, hai un’immagine di quello che è funzionato e a quel punto cominci a operare in favore di un appagamento di un certo tipo, di una certa area, in certi luoghi. Ci sono bisogni diversi, a seconda dei luoghi, nel contesto sociale si opera in un certo modo, nel contesto del disagio sociale si opera in un certo modo, si utilizzano gli strumenti e le musiche, con determinate caratteristiche in altre e altre.
Ti posso chiedere la tua opinione su qualcosa che è completamente apposto a quello che tu fai, che hai sempre fatto? La musica invece come elemento per scopi subdoli, con certi hertz, con certi fini manipolatori o anche disturbanti sulla personalità, soprattutto dei giovani. Oggigiorno si nota sempre di più questa cosa, visto che ormai molta musica non è neanche prodotta da musicisti, è tutta pensata e fatta da macchine.
Diciamo che si manifesta attraverso questo elemento della musica, ma non è soltanto la musica, ma la musica è certamente uno strumento magico, e in quanto strumento magico lo puoi utilizzare in tanti modi. Come ci dicevo prima, noi siamo costituiti di elementi, diciamo di disposizioni affettive, e siamo costituiti invece da una struttura biologica che ci permette di vibrare e di percepire la gioia di esistere. Così come c’è il dolore dell’esistenza, c’è anche il sollievo. Ogni manifestazione dell’uomo si traccia a questi due aspetti. L’arte magica e la magia si manifesta anche attraverso l’elemento musicale e lo si va ad utilizzare nelle modalità più diciamo più opportune, anche per avere potere.
Una delle cose più importanti di questo momento storico è provare a lavorare per la libertà emotiva delle persone, perché gli strumenti che oggi ci sono non ti colpiscono soltanto fisicamente, ma agiscono in maniera potentissima a livello spirituale, a livello intellettuale, a livello emotivo e quindi finiscono per orientare anche in saputa le sorti della sua vita e anche il modo con il quale ti relazioni con il mondo. Bisogna lavorare come gli alchimisti o come gli scienziati; gli alchimisti lavorano più per esperienza e gli scienziati più a livello matematico, ma alla fine dobbiamo comprendere come funzionano questi processi e come si orientano. Non voglio parlare dell’energia radioattiva che puoi utilizzare per il benessere delle persone o per la distruzione delle persone, però la vita è parte di questo e l’arte magica ha due aspetti, uno bianco, uno nero, uno positivo e uno negativo, da sempre è così, e adesso con i nuovi mezzi artificiali soprattutto si riescono a enfatizzare elementi che in natura fai fatica ad ammassare in maniera così potente. Quindi si creano strumenti, come dicevi tu, manipolatori che hanno questa capacità di manipolare. Bisogna studiare questi fenomeni, comprendere, capire, dare un senso, dare una ragione, e diffondere nella società un’idea più chiara di che cosa sia la musica, perché non è mica chiarito tanto in questo aspetto.
Questo è il cardine dell’ecosistema su cui si basa tutta l’attività del CPM, non è una scuola di musica dove si imparano solo gli accordi o gli arrangiamenti…
Si imparano anche quelli, ma la visione è più alta. Basta partire da una semplice frase che ti dà l’idea di quanto è necessario studiare, di quanto è necessario comprendere, di più di quello che sappiamo e abbiamo capito del ruolo del mondo del suono e della musica.
La frase è la definizione di musica. Normalmente la definizione che si dà comunemente oggi della musica è “la musica è l’arte dei suoni”. Ora, se tu guardi questa due dimensione, trovi tre parole, musica, suoni e arti. Di queste tre parole, qual è il vero soggetto? Cosa spiega? C’è qualcuno di queste parole che spiega se stessa? No, non c’è. Nel senso che la parola che emerge tra queste tre parole è arte. La musica è l’arte dei suoni. Quindi, quando tu senti questa frase, sei appagato perché credi di aver capito tutto, ma non ti ha spiegato niente, non ti ha spiegato cos’è la musica, non ti ha spiegato cos’è il suono, però hai capito che è un’arte. Questo è un esercizio di filosofia. La filosofia è l’arte del pensiero. E quindi serve la filosofia, ma serve per riuscire a comprendere anche i limiti del nostro linguaggio e la incapacità di utilizzarlo nei modi più propri. Questa definizione appaga il nostro intelletto, la nostra natura intellettuale, perché consente di comprendere, se non altro, l’area in cui questa incognita che si chiama musica e questa incognita che si chiama suono agisce, ovvero agisce nell’ambito dell’arte, che significa della creatività e della fantasia fondamentalmente.
Però non abbiamo ancora capito niente di cos’è la musica. Allora, la definizione di musica possono essere tante. La mia definizione è la musica è amore, è vibrante, è un’iniziativa. In realtà, è un codice di comunicazione affettiva ed è il codice più evoluto per la comunicazione affettiva che noi abbiamo a nostra disposizione. Questo è. Allora, è un altro modo di dire le cose, poi bisogna parlare del suono, quindi del mondo vibrante, che è legato alla vita fondamentalmente, a tutta la vita, perché è emanazione della materia. Le cose sono molto più semplici di quanto non appaiano, però bisogna provare a raccontarle. Anche creare un linguaggio adatto per raccontare la musica è un lavoro. E qua a scuola cerchiamo di farlo.
E ci riuscite! Tra l’altro, oltre alle attività dentro l’Istituto, l’Istituto esce, va sul territorio, partecipa, fa eventi, non soltanto dimostrazioni o showcase, ma anche progetti importanti, nel sociale. Quindi i tuoi studenti si misurano anche con questa filosofia, in qualche modo, già durante il percorso accademico?
Esatto. Quello che proviamo a fare è riempire di contenuto immaginativo, pensativo, consapevole, l’esperienza che le persone già fanno. Jannacci ci diceva giustamente che “ci vuole orecchio”, e ci vuole orecchio per fare la musica, ci vuole orecchio per vivere, ci vuole orecchio per ascoltare gli altri, ci vuole orecchio per provare a fare silenzio e fare in modo che tu accolga gli altri dentro di te. E quindi l’orecchio è uno strumento meraviglioso, ma la musica non esiste soltanto attraverso l’orecchio, esiste soprattutto attraverso il respiro.
Utilizziamo l’aria che respiriamo e quindi tutto quello che è il mondo emotivo ed affettivo lo perseguiamo attraverso la nostra attività aerea. Sono tutte cose che hanno a che fare con il piacere di utilizzare l’orecchio, perché i ragazzi, da questo punto di vista, quelli che sentono il bisogno di vivere la vita con l’orecchio, e provo a spiegarlo anche nel libro, si sentono più attratti in questo mondo, perché è un mondo meraviglioso, non nel senso erudito, ma nel senso della musica che comincia a farsi sentire. E è tanto un piacere che non puoi farne a meno. Stiamo parlando di qualcosa di straordinario, di meraviglioso, che fa parte della nostra natura, è uno dei sensi che in maniera più diretta colpisce la nostra struttura emotiva, in maniera attiva, viva, diretta, e quindi ha un potere evocativo straordinario, un potere immaginativo straordinario, e questo potere più lo conosci e più ti motivi. Noi in realtà, come scuola, siamo dei motivatori. La nostra sezione principale è quella di educare, sicuramente, ma anche di motivare i ragazzi, e soprattutto di farli lavorare insieme, di fare in modo che loro si conoscano, che stiano insieme, che condividano la loro creatività, e poi li riempi anche di altri contenuti, che sono elementi consapevoli, che non fanno nient’altro che bene, perché, come dicevo prima, motivano di più, e rendendo consapevoli le persone, hai un motivo in più per accorgerti della preziosità che hai per le mani, e che tu offra a te stesso e agli altri: questa arte è bellissima.
La musica apre mondi, non solo esteriori, ma interiori, e questo per i più giovani, in questo momento storico, lo trovo ancora più fondamentale, sapere che questa è un’arte che ti può cambiare la vita. Pensa che se tu eserciti il sentire in maniera consapevole, è come se tu, anche se non lo sai, entrassi in un’università educativa, quindi è un’arte popolare, veramente popolare, meravigliosa e straordinaria, che applicata in maniera ancora più sensibile, ti dà grandi soddisfazioni, e allora a quel punto può essere anche un movimento creativo. Io sono più per considerarlo un generativo di armonia, fondamentalmente, rende la struttura interiore più armonica e più viva, hai la percezione di avere davanti a te, dentro di te, un mondo che non è più un mondo sconosciuto, ma qualcosa di importante e luminoso che ti porti dentro.
La musica come strumento di cura, ma anche di autocura, se vuoi,…
E prescinde anche dal genere musicale che ti piace ascoltare o che ti piace suonare, perché è uno specchio di posizione, che ogni volta che lei opera, illumina una parte di te, e tu la percepisci, ti percepisci, e sai che questa parte è una delle parti più importanti perché agisce non solo in modo puro sul mondo dei sentimenti, stabilizza lo stato d’animo, ci fa provare emozioni. La musica è proprio lo strumento più importante che abbiamo per comprendere che abbiamo un’anima, e dentro quest’anima c’è la pietra preziosa più importante che abbiamo, che è quella di vivere desiderando, e quindi è la parte del desiderio, ma il desiderio, nel senso più bello del termine, non il desiderio applicato a qualcosa ma come elemento fondante della nostra coscienza. Noi desideriamo, e perché l’amore manca tanto? Non lo desideriamo abbastanza.
Ho i lucciconi agli occhi mentre ti ascolto …. Senti Franco, il 13 settembre c’è stato l’open day del CPM, e la giornata di presentazione del nuovo anno accademico, con tutti gli insegnati. Tu come li vedi arrivare questi ragazzi? Vengono con particolari aspirazioni, una certa visione?
Gli studenti quando arrivano sono sempre intanto desiderosi di conoscere il luogo in cui dovrebbero passare il loro periodo di formazione e quindi sono eccitati, è una situazione che arriva proprio dalla voglia di conoscere lo spazio, sentire, percepire che cosa dice, come si sentono dentro questo spazio. Poi ci sono tutti i loro obiettivi di vita che sono quelli di realizzarsi nell’ambito del mondo del suono e della musica e da questo punto di vista sono tanti ragazzi diversi ma tutti con un comune denominatore, quello di aver scelto il mondo del suono per la loro vita. Noi siamo qui a provare a restituirgli stimoli necessari per riuscire a fargli comprendere la nostra identità, quindi c’è un incontro con tutti gli insegnanti e la presentazione dei programmi. Tutti hanno delle grandi aspettative, ci sono quelli già innamorati della loro scelta e ci sono ragazzi ancora dubbiosi, sai, la scuola di musica non è tanto diversa da altre scuole, da altre facoltà, quello che c’è di diverso è che la materia che noi studiamo, che i ragazzi studiano, ha a che fare tanto con il mondo delle emozioni, e loro questa cosa non l’hanno ancora messa a fuoco completamente, c’è la passione e c’è l’istinto che li guida e quindi noi dobbiamo prendere questa passione, questo istinto, e renderlo ancora più acceso, mettendo dentro tutte le emozioni intellettuali che servono per prendersi in mano e riuscire a vivere di musica davvero, quindi conoscere la musica da tutti i punti di vista, intellettuale, emotivo, immaginativo: sono le tre cose che in questa scuola offriamo e proviamo a spiegarlo.
Una bella responsabilità nella vita delle persone…
Sì, ma devono anche rendersi consapevoli che in ogni caso lo studio della musica, a prescindere dalla professione, ha delle implicazioni di carattere individuale e personale molto importanti, per cui ti rende una persona migliore, studiarla e avercela come compagna di vita è un grande aiuto a prescindere, e siamo anche consapevoli di fare questo, quindi ci entriamo con delicatezza ovviamente. Per gli insegnanti l’aspetto umanistico dunque è fondamentale. Non significa nulla essere bravi musicisti, se poi da un punto di vista della tua capacità di restituire la tua arte agli altri ti mancano gli strumenti necessari per farlo, come comprendere e osservare le persone per quelle che sono con le loro tante differenze, la persona per noi è al centro di tutto, non è che applichiamo uno standard per tutti, questa è proprio una cosa che non ha senso e non ha significato. La diversità timbrica nella musica popolare, per esempio, è una delle cose più importanti. Vedi il canto, non c’è un’uniformità, c’è una differenziazione incredibile, ma però ci deve essere la differenza della personalità, quindi il lavoro sulla differenza della personalità, questo è un altro fenomeno.
Quante ragazze ci sono rispetto a ragazzi? Crescono numericamente negli anni? C’è sempre più coraggio a “buttarsi” nella musica come professione?
Mia moglie, che dirige la scuola, mi faceva notare che le batteriste femmine sono molto cresciute nel tempo, c’è una presenza maggiore di donne anche su strumenti prevalentemente maschili, la batteria è una di queste. Si cominciano a vedere più ragazze che si misurano con strumenti che forse una volta erano tabù culturali.
Articolo di Francesca Cecconi
Foto credito Omar Cantoro
