La Rappresentante di Lista intervista

La Rappresentante di Lista, intervista esclusiva a Rock Nation Quando mi risponde al telefono ha una voce allegra e quasi da bambina, Veronica de La Rappresentante di Lista. Avevo preparato le domande per questa intervista

LRDL 2020_ph.Manuela di Pisa

La Rappresentante di Lista, intervista esclusiva a Rock Nation

Quando mi risponde al telefono ha una voce allegra e quasi da bambina, Veronica de La Rappresentante di Lista. Avevo preparato le domande per questa intervista una decina di giorni fa, ma stasera (10 marzo 2020) rileggendole decido che possono aspettare: forse entrambe sentiamo l’urgenza di parlare per prima cosa di quello che sta succedendo in questi giorni, giorni muti in cui viviamo barricati ognuno in casa propria e in cui si resta in attesa di capire quello che ci succederà domani.

LRDL 2020_ph.Manuela di Pisa
ph.Manuela di Pisa

Veronica, oggi mi viene voglia di chiederti come stai vivendo questo scenario apocalittico in cui ci siamo trovati da un giorno all’altro. Come stai? E dove sei?

In questo momento sono a Palermo, sono rientrata domenica 8 marzo: eravamo partiti il 4 di marzo verso Livorno per l’allestimento del nuovo tour al The Cage dove avremmo dovuto fare la prima data. Invece la sera del 4 sono arrivate le prime informazioni sui decreti. Da lì è stato a catena un susseguirsi di notizie. 

Abbiamo annullato tutto e abbiamo tentato di riprogrammare il tour (le nuove date). Il sentore ce l’avevamo un po’ tutti, infatti la nostra agenzia aveva già pensato a date alternative. Il nuovo calendario parte da Brescia il 10 di aprile e arriva a più della metà di maggio, però tu pensa che questo decreto pare finisca a ridosso del 10 aprile, quindi sinceramente rimane ancora un po’ tutto un’incognita…  

E tu personalmente, come le stai vivendo queste giornate?

In una situazione del genere nascono tante domande, mi chiedo del mio lavoro, di quello che faccio… Mi domando a cosa serva l’arte. A volte sembra non essere un bene di prima necessità,ma in altri momenti lei ci salva e può suggerirci nuove soluzioni. È un momento delicato e particolare.

Noi cerchiamo di rispettare le indicazioni che ci stanno dando e restiamo in casa. In questo momento mi trovi affacciata in strada qua a Palermo per vedere qual è l’aria, se c’è gente…

Nel vostro ultimo album [“Go Go Diva”, uscito nel dicembre del 2018] ci sono dei titoli che sembrano descrivere bene questi giorni come “Panico”, “Poveri noi”,  oppure il verso in “Woow”che dice Hai sentito il mondo urlare

Mi viene da ridere, anche se so che è eccessivo… ma tante volte nelle interviste abbiamo detto che l’artista deve essere veggente e cioè subodorare qualcosa che è nell’aria. Questa è una situazione che ha creato del panico, paura di morire, mi viene da pensare, come l’abbiamo descritta in “Maledetta tenerezza”. 

Ci sono delle nuove canzoni a cui avevamo lavorato circa due mesi fa dove raccontiamo della Terra che crolla, di un virus che gira per le strade. Ovviamente io facevo riferimento ad altro, però risultano molto attuali e questo mi sconvolge. Mi rendo conto che effettivamente già esistevano determinate tematiche oppure sono proprio le mie paure che vengono fuori.  

Chissà quanti cambiamenti indurrà nelle persone: cambiamenti – anche radicali – nelle relazioni. È davvero sconcertante e forse non mi era mai capitato nella vita di non sapere che cosa potrà succedere domani. Io rimango a guardare.

Veronica, so che sei toscana, Di dove sei?

Sono nata a Pisa e ho vissuto fino ai 21 anni a Viareggio.

Tu e Dario vi siete conosciuti facendo teatro. Dove è avvenuto, invece, questo incontro?

Ci siamo conosciuti durante una residenza artistica per la creazione di uno spettacolo teatrale in provincia di Palermo, poi le prove definitive dello spettacolo sono state fatte al CRT di Milano. È là che abbiamo maturato il nostro progetto. 

E da attori, come siete arrivati alla musica?

Inizialmente nelle pause dalle prove dello spettacolo,anche con gli altri colleghi, prendevamo in mano uno strumento e suonavamo per gioco e per svago. 

Con Dario, conoscendoci, parlando, suonando insieme, ci siamo accorti di avere un gusto molto affine. Sentivamo entrambi la necessità di essere autori, cosa che molto probabilmente con quello che stavamo facendo nel teatro non accadeva: riesci a essere autore del tuo personaggio, del tuo modo di stare in scena… ma avevamo anche voglia di altro, di trovare un punto di vista diverso per raccontare quello che ci piaceva e quelli che erano i nostri desideri. Quindi abbiamo iniziato a scrivere, ma proprio per gioco, delle canzoni che poi abbiamo messo su YouTube.

Avevate quindi voglia di diventare autori per “dire la vostra” e in effetti i vostri testi sono importanti. Non conformisti, inquieti, viscerali. Umani e anche politici in un certo senso, considerato il clima cinico e individualista in cui ci ritroviamo a vivere in questi ultimi anni. Quanto c’è di effettivamente politico nel vostro lavoro?

Io credo che tutte le scelte che si fanno siano in qualche modo una presa di posizione politica. Lo è anche scegliere di come parlare d’amore, delle relazioni. Noi non ci tiriamo mai indietro quando si tratta di parlare esplicitamente del nostro punto di vista su quello che accade. Cerchiamo di avere sempre un occhio lucido e attento e soprattutto di portare avanti un punto di vista libero e aperto su quello che accade. Di guardare quelli che sono i dettagli e le possibilità altre che uno stesso argomento ci porta, di stare attenti a non essere inquadrati, incasellati.

Non ci piace molto essere etichettati né etichettare la nostra musica. Preferiamo indagare quelli che sono i sentimenti, le relazioni e gli incontri, quelli che sono momenti di comunità e di collettività. Guardare come quello stesso sentimento provochi in ognuno di noi una reazione diversa, per tutelare questa diversità e cercare l’individuo e poi scoprire che l’individuo ha bisogno di essere capito, compreso e troverà il suo sentire simile a quello di qualcun altro. Si riconoscerà negli altri, potrà essere collettività, ci sarà magari unione di intenti e di sentimenti, questo ci farà sentire meno soli nel prendere delle scelte. E invece spesso ci si ferma alla soggettività e a far risuonare quelle stesse idee nelle nostre stanzette, senza poterle condividere. 

È vero, difficile etichettare la vostra musica, non c’è un modo univoco di definire il modo in cui vi esprimete: dei vostri tre album [“Per la via di casa”, “Bu Bu Sad” e “Go Go Diva”] non ce n’è uno simile all’altro…

Ogni disco per noi, sì, è un capitolo a parte, proprio perché ci piace fare ricerca e andare a toccare con mano diversi temi. Ogni volta che iniziamo a ragionare su un disco mettiamo insieme quelle che sono le parole chiave del soggetto che vogliamo sviluppare, le tematiche che ci sono care, e ovviamente l’attenzione a quello che succede, non per esserne specchio didascalico, ma per cercare degli appigli sani e concreti.

Ma avrete dei riferimenti artistici. Quale musica stai ascoltando adesso?

La musica che ascolto è di vario genere, non c’è mai un elemento su cui mi fisso in particolar modo. Abbiamo sempre avuto in comune con Dario l’amore per la musica classica e per l’opera lirica. Poi ogni volta che nel gruppo si è aggiunto un elemento nuovo, parlo degli altri quattro musicisti della band  – Marta, Enrico, Roberto ed Erika – è successo che ognuno di loro portasse i propri gusti musicali, generi diversi. Per questo non riusciamo mai a individuare un’ unica definizione per la nostra musica, che è sempre contaminata da tanto altro e ci piace perché questa cosa non pone limiti alla fantasia, ci possiamo permettere di andare a pescare dentro tanti mondi che sono lì a disposizione. 

Abbiamo ascoltato tanta musica rap e hip hop. Prima di far uscire “Go Go Diva” abbiamo ascoltato un disco di Danger Mouse e Karen O che si chiama “Lux Prima”, abbiamo ascoltato Tha Supreme che ci ha entusiasmato moltissimo. Non ci diamo nessun limite, nessun veto, la musica ha questa grande capacità di arrivare come una lama quando ha qualcosa di potente che riesce a scuoterti e a darti delle sensazioni. 

E quanto avete attinto anche dalla musica popolare, nel vostro lavoro? C’è qualcosa delle tradizioni musicali delle vostre terre, la Toscana e la Sicilia?

Sì, credo che sia la Toscana che la Sicilia abbiano un forte legame con il canto popolare, con le canzoni di protesta. Sicuramente questo per noi ha un grandissimo valore: nelle nostre canzoni ci è sempre piaciuto e ci piace tutt’ora scrivere ritornelli e alcune parti delle canzoni come se fossero degli slogan, delle parole-manifesto. Proprio perché la forza del canto popolare è anche quella della ripetizione, di inno inteso come parole che diventano movimenti, che diventano bandiere e che in qualche modo ti fortificano mentre le canti ad alta voce, mentre le gridi. Questo fa parte sia della tradizione siciliana che di quella toscana.

Quando ci siamo conosciuti, Dario aveva una grandissima necessità di tradurre anche nella nostra musica quelli che sono stati per lui fin da piccolo ascolti importanti del cantautorato italiano e della musica popolare siciliana, penso a Rosa Balistreri. Io ricordo che in toscana il Rock è sempre stato molto potente, un genere che sentivo e risentivo nei locali, tra gli amici. E la musica rock è musica di lotta, di rottura e in qualche modo di protesta. Sono elementi che di sicuro mi sono portata dietro e che siamo riusciti a modellare e a portare all’interno del nostro progetto.

Ti ringrazio e ti lascio con un’ultima domanda: con il vostro ultimo lavoro, e con l’apparizione a Sanremo, avete avuto riconoscimenti che vi hanno resi visibili e finalmente apprezzati anche dal grande pubblico. Che progetti avete per il futuro?

Ad oggi è tutto complicatissimo… abbiamo riscontrato un entusiasmo davvero importante che ci ha riempito il cuore. Quello che possiamo fare è cercare di rimanere sempre lucidi, coerenti col nostro pensiero, ma liberi di scegliere, liberi di cambiare. In questo cammino puoi portare con te elementi del passato oppure abbandonare per un po’ delle cose per fare spazio ad altro. È un percorso aperto, libero e suscettibile di cambiamento, puoi prendere una strada oppure un’altra. 

Però mi piacerebbe restare sempre attenta e curiosa e continuare a guardare ai dettagli della nostra vita. Mi piacerebbe avere sempre uno sguardo in avanti, verso il futuro, verso degli spazi anche utopici che non è facile vedere subito a occhio nudo, ma che possano rivelarsi per magia e mostrarti scenari che non avevi previsto.

Quello che faremo nel prossimo futuro è continuare la nostra ricerca, è cercare di portare altri codici per leggere il mondo, parole diverse e tenteremo di riqualificare alcuni termini che spesso vengono smembrati da chi non ne ha cura e da chi li mastica in modo improprio. 

 

Intervista di Ilaria Staino

 

 

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