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Laika nello spazio intervista

Approfondiamo la conoscenza della band in occasione dell’uscita del loro secondo album “Macerie”

Attraverso “Macerie” (la nostra recensione) la band di Rho narra il nostro presente complesso, freddo e frammentario con ironia ma anche empatia come se affrontare la nostra solitudine in parole e musica fosse un tentativo di comprendere e, al tempo stesso, porgere la mano ad altri. Avevo molte curiosità e domande da fare alla band e le risposte che ho ricevuto arricchiscono l’immagine di una band coesa in cui tutti contribuiscono in maniera personale alla creazione artistica e alla visione disincantata della nostra società.

Ditemi qualcosa di più sul nome della vostra band: volete riferirvi allo smarrimento e al terrore della cagnetta più famosa della storia moderna, dare conto delle memorie dell’Unione Sovietica ancora ben presenti in Italia (basta pensare a quante vie sono intitolate a toponimi o personaggi dell’epoca comunista) o cos’altro?

Il nome della band non è legato a ideologie politiche particolari. È stato scelto perché riassume alla perfezione la tendenza umana alla futilità e alla capacità di sfruttare le sue risorse migliori non per migliorare sé stesso, ma per dare un segnale di forza e supremazia. Inoltre, noi siamo un po’ tutti la cagnetta Laika, che incarna le paure, la solitudine, la frustrazione che questo secolo ci infligge.

Chi compone e arrangia la vostra musica, in particolare la partitura dei due bassi: è un lavoro corale? Oppure su di una partitura di base ognuno di voi aggiunge il proprio tocco personale?

Tutto ciò che scriviamo esce dalle teste e mani di tutti e tre. Riguardo le linee di basso, abbiamo di solito due modalità di scrittura; la prima è improvvisare in sala prove registrandoci, per poi sistemare assieme gli intrecci melodici e ritmici anche in base a testo, linea vocale e batteria. L’altro modo è semplicemente basato sul fatto che uno dei due scrive una bozza (sulla quale poi si lavora sempre a sei mani) e l’altro definisce una seconda linea di basso a partire dalla prima. Il bello è che in entrambi i modi ciascuna linea di basso influenza l’altra. Una cosa importante da sottolineare è che tra noi non esiste rivalità, nessuno è il “primo basso”, nessuno è il solista; tutti fanno tutto a servizio della canzone.

Qual è la storia della vostra formazione musicale: avete fatto un percorso “formale” o siete autodidatti?

Laika nello spazio: Siamo autodidatti. Ci sono stati nel tempo, da parte di ognuno, approfondimenti personali per avere una visione più ampia e consapevolezza dello strumento e della musica. Ma nessun percorso “formale”.

Secondo voi ci può essere un “evento sentinella” in grado di scuotere la società italiana? Saremo pronti a individuarlo e soprattutto ad agire?

Un evento sentinella lo abbiamo visto nel 2020 con la pandemia di covid 19. Ha scosso la società giusto quel che è bastato per affrontare il problema; quando la situazione è andata scemando la gente si è solo preoccupata di prendere posizioni etico/morali come, ad esempio, la questione dei vaccini e il loro utilizzo, e abbiamo assistito a veri e propri deliri. Il senso di unione è durato pochi mesi. Dopo di nuovo tutti contro tutti. Quest’esempio crediamo sia sufficiente per dimostrare che non esiste memoria storica né capacità di interiorizzare eventi del genere per migliorarci.

Nel brano “Schrödinger” si fa riferimento ad un paradosso della fisica quantistica nient’affatto scontato. Secondo voi la relazione tra scienza – tecnologia e la società odierna è più costruttiva o più distruttiva?

La tecnologia ovviamente è sinonimo di progresso. Negli ultimi decenni abbiamo fatto passi da giganti in molti settori. Il problema è l’utilizzo errato e sconsiderato di tali tecnologie. Dall’uso compulsivo dei telefoni (ormai non più semplici telefoni ma prosecuzione fisica e mentale di noi stessi) e dei social, che riduce la socializzazione quella reale… in particolar modo nei più giovani, cresciuti con quest’ idea di normalità. A questioni più globali e in particolare il disastro ecologico che aumenta a dismisura nel tempo: stiamo letteralmente distruggendo la terra. Fino all’ancora più estremo utilizzo delle tecnologie per la creazione di armi chimiche e nucleari. Quindi la risposta alla domanda è: si, la correlazione è totalmente distruttiva.

Ho l’impressione che si possa affermare che il vostro brano “Reazione” parli di un undicesimo comandamento mancante alle Sacre Scritture: reagire. È così?

Laika nello spazio: Si, abbiamo immaginato che un eventuale undicesimo comandamento (impartito da un Dio che abbiamo creato tra l’altro noi stessi) potesse essere quello di “Reagire”. La canzone è un inno contro il menefreghismo e l‘indifferenza; un invito ad usare il cervello, a prendere posizione almeno facendo caso a cosa ci succede intorno. Non si tratta di reagire in maniera “fisica” ma di provare qualcosa, un qualunque sentimento come, ad esempio, l’indignazione da noi citata nel sentire notizie orribili provenienti da ogni parte del mondo… questa già è una forma di reazione. Le brutture che ci circondano sembrano non scalfirci; ma tanto si sa, ognuno bada al proprio orticello. Questa è la natura dell’essere umano. Potremmo stare qui a fare esempi per pagine intere ma il concetto è questo.

Articolo di Mario Molinari

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