“L’Ultimo Concerto?” – Intervista The Factory

Il locale ha partecipato attivamente con una performance molto inquietante che ha preso vita sul suo palco

The Factory

“L’Ultimo Concerto?” the day(s) after. “L’Ultimo Concerto?” è avvenuto. Come in molti potevano aspettarsi “L’Ultimo Concerto?” non è stato quello preventivato per il 27 febbraio ma si parla dell’ultimo che abbiamo visto o l’ultimo palco su cui siamo saliti prima di questo periodo Covid19 in cui l’intero ambiente musicale è stato lasciato a sé stesso senza gli aiuti e i supporti necessari. L’ironia vuole che questo articolo veda la luce nella settimana del Festival di Sanremo, ma … si sa, sono ligure e questa ferita è per me scoperta.

Come Rock Nation abbiamo supportato la causa “L’Ultimo Concerto?” con il chiaro intento di dare massima risonanza a un evento che evidenzia la fragilità italiana di un ambiente musicale in ogni suo livello: il palco ha i musicisti, uno staff che fa funzionare il palco stesso e uno staff fuori dal palco, la gestione della logistica, la comunicazione e tutto quello che è la produzione musicale fino ad arrivare agli studi e alle sale prove.

Tutto fermo. E sabato è stato TUTTO fermo, sui palchi e dietro i monitor.

Quando la pagina del 27 è stata voltata, ci resta da vedere cosa è successo dietro e ne cogliamo l’occasione per intervistare Carola Capocchia, vice presidente dell’associazione The Factory di Verona. Il locale ha partecipato attivamente con una performance molto inquietante che ha preso vita sul suo palco, ma chiediamo direttamente a lei un po’ di dettagli:

Parlaci intanto di cosa è significato per te l’evento “L’Ultimo Concerto?” e delle cause che vi hanno portato a parteciparvi …

Quando abbiamo notato la prima pubblicazione con cui la campagna “L’Ultimo Concerto?” si è fatta conoscere (il poster-mosaico di entrate, con dei grandi punti interrogativi e date che sembravano necrologi sulle porte dei Live Club)  siamo rimasti subito colpiti e senza alcuna esitazione abbiamo letto il manifesto e contatto gli organizzatori (trittico composto da KeepOn Live, Assomusica e Arci) per aderire all`iniziativa.

Se è vero che il panorama musicale versa in uno stato di generale crisi ormai da anni, quindi pre-Covid19, è altrettanto vero che mai si era vista per il settore un operazione dal grande sentimento comunitario come quella di “L’Ultimo Concerto”: non era mai successo che tutti i gestori dei maggiori o minori Live Club in Italia e altri protagonisti del settore, si incontrassero una volta alla settimana per un mese, al fine di coordinarsi, confrontarsi e sostenere la stessa causa. In quei momenti, noi di The Factory, ci siamo sentiti veramente parte di un tutto.

Altra cosa essenziale è l’idea della performance nel vostro locale, anche se temo la risposta.

L’idea della performance è stata mia, ho proposto ai miei soci in The Factory (Bruce Turri fondatore del progetto e musicista veronese, Matteo Baroni titolare di Orion Agency, John e Nicolò Lapolla di Rills e Blush Recordings) una via “più creativa” per rappresentare il nostro messaggio, senza artisti, senza nessuno. Volevo inquadrare tutte le “azioni” del locale, quella routine che caratterizza ogni evento o giorno ordinario del locale (la clip inizia con la security in entrata al locale, lo staff ingressi, lo staff bar, un fonico in regia, i musicisti in studio di registrazione e anche lo staff addetto pulizie, tutti ugualmente importanti) solo che non siamo più noi a svolgerle, come persone: delle sagome di cartone inanimato ci hanno sostituiti.

In quei cartoni noi ci identifichiamo, perché ci sentiamo colpiti come dei bersagli (se notate la forma rimanda a quella dei manichini, nei poligoni).  Abbiamo scelto poi di introdurre una frase in apertura che per noi descrive metaforicamente la situazione del nostro settore: “Se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, non fa rumore?”, è il silenzio che denuncia anche la campagna nazionale di #UltimoConcerto.

Nella versione originale della clip inoltre, diffusa sui nostri canali, si può anche udire la track scomposta di “Non è finita”, brano inedito de Il Movimento (progetto underground viterbese, ad oggi inattivo). Il nostro video è certamente crudo, angosciante… Ma non volevamo essere ipocriti e dire “va tutto bene”. Una protesta spietata, che non perde comunque speranza: per noi non finirà.

Qual è lo scopo di un tale dispiego di forze? A cosa pensate o sperate che porti ciò che è accaduto il 27?

Sapevamo quale sarebbe stato l’obiettivo finale di Ultimo Concerto, ma abbiamo chiesto a tanti artisti e band saliti sul nostro palco, amici e collaboratori di condividere un evento che non si sarebbe svolto: ancora una volta le numerose condivisioni hanno confermato l’enorme supporto di cui gode The Factory, non era infatti una protesta contro di loro. Era oggettivamente improbabile che un settore colpito da una crisi economica così profonda, potesse sostenere i costi e l’organizzazione di un evento di questa portata, per di più gratuitamente.

Alcuni hanno detto che sarebbero stati disposti a pagare per lo stream raccogliendo fondi per i locali magari, ma non era affatto quello lo scopo ultimo della campagna: con o senza il sostegno economico popolare, i Live Club non hanno comunque ancora ottenuto l’adeguato riconoscimento dalle istituzioni, come luogo in cui si diffonde cultura. “Desideriamo essere adeguatamente riconosciuti e promossi, essere citati come luoghi di cultura al pari di cinema e teatri, non scomparire nel silenzio: un concerto senza musica, non è un concerto. Un Live Club senza musica, non è un Live Club” (cit. Ultimo Concerto) è l’urlo silenzioso di 130 Live Club in Italia che rischiano di chiudere la propria attività per sempre, una perdita che risulterebbe inestimabile.

Come vedi la ripresa? Quali dettagli vuoi evidenziare del futuro della musica live?

Attualmente riusciamo ad ospitare varie band durante la settimana poiché le sale prove sono tornate attive, continuano anche i corsi della scuola di musica di The Factory e stiamo ospitando un workshop in presenza organizzato insieme al collettivo di Rills. Stiamo sostenendo anche diverse iniziative legate alla raccolta di beni per famiglie bisognose con la Ronda della Carità Verona, a cui sono stati destinati anche tutti i proventi del VeronaDigitalMusicFest, festival in streaming di band underground veronesi che abbiamo avuto il piacere di ospitare. Siamo deboli, ma il nostro cuore culturale non si è fermato.

Per quanto riguarda invece la ripresa eventi, non possiamo fare pronostici certi sull’andamento dell’emergenza sanitaria… Questo per la programmazione Live è terribile: sono crollati tutti i tempi organizzativi che conoscevamo, ora si naviga a vista. Continuiamo a riprogrammare, a cercare alternative per l’estate, poiché probabilmente il Club perderà anche questa stagione invernale… Lavoriamo più fiduciosi sulla seconda metà del 2021 e sul 2022. Chissà quando e come ripartiremo, potrebbe esserci una fase preliminare con i posti a sedere, verso la totale riapertura. Ad oggi la nostra unica certezza è l’esigenza che abbiamo, tutti noi, di tornare a fare il nostro lavoro e urlare sotto palco al prossimo concerto.

Respiro a fatica per le risposte nel momento in cui vengono proferite da Carola. L’idea è chiara, le idee, tutte, sono chiare, non ci resta che guardare dove arriva il nostro sguardo e sperare. Magari ascoltando buona musica.

Articolo di Marco Oreggia

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