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MusiSHEans intervista

“Music has no gender” – Intervista alle fondatrici del progetto chitarristico tutto al femminile

È un bellissimo tardo pomeriggio di – sopraggiunta infine – primavera e sono felicemente di nuovo al Six Bar Jails di Firenze, in attesa di intervistare le fondatrici del progetto MusiSHEans, le chitarriste Karlijn Langendijk e Judith Beckedorf. Nell’attesa mi godo il soundcheck, e respiro quell’aria inebriata dai gelsomini, che in città si sperde tra lo smog ma in questa frazione collinare, insieme al vento tiepido e alle belle persone che gestiscono il locale e che mi riempiono di attenzioni, mi predispongo a una serata fantastica. MusiSHEans è un progetto nato nel 2018 con lo scopo di organizzare concerti di chitarra tutti al femminile, poi Karlijn e Judith si sono rese conto che l’idea aveva il potenziale per diventare più di un semplice tour e servire a uno scopo più grande. Scopriamolo nelle loro parole.

Dove e come è nata l’idea del progetto MusiSHEans? Come vi siete conosciute visto che siete di diversa nazionalità (Karlijn è olandese e Judith è tedesca)? Ma soprattutto qual è lo scopo del progetto?

Karlijn: Il progetto è iniziato da me e Judith, studiavamo musica nella stessa città, a Dresda in Germania, ed è così che ci siamo incontrate e abbiamo stretto amicizia. Studiavamo chitarra acustica nell’Università musicale, lei studiava per la sua laurea e io per il mio Master. Un giorno Judith mi ha detto Facciamo qualche concerto di sole chitarriste donne? Io ho accettato con entusiasmo, poi l’idea è cresciuta. Ci siamo dette che non ci sono abbastanza chitarriste donne nei festival musicali, in molte rassegne chitarristiche sono tutti uomini a suonare, forse una sola donna talvolta … Ma ce ne sono moltissime brave. Noi molte le conosciamo o le ricerchiamo, per fare rete. Ci siamo allora prefissate la missione di trovare più spazio per le chitarriste donne, perché in giro ci sono davvero grandi artiste. Un altro scopo del nostro progetto è cercare di ispirare le nuove generazioni di ragazze a imbracciare una chitarra, o uno strumento, e non aver paura di suonare in un mondo prettamente maschile. Ai concerti incontriamo giovanissime, accompagnate magari dalle madri, che alla fine ci dicono voglio fare anch’io ciò che fate voi, si fanno una foto con noi e se ne vanno con un luccichio negli occhi, con sogni e voglia di imparare.

Quindi ora io e Judith organizziamo tour, e l’idea è di farli sempre con chitarriste diverse; il primo è stato nel 2019, e abbiamo invitato a suonare con noi Christie Lenée dagli Stati Uniti, abbiamo girato soprattutto la Germania ma anche gli stati limitrofi. Dopo lo stop forzato da pandemia, ora siamo ripartite con un tour più grande, e abbiamo invitato due grandi chitarriste, Janet Noguera dal Messico e Noa Drezner da Israele. Invitiamo come ospiti chitarriste donne internazionali, come ho detto diverse per ogni tour, cerchiamo artiste incredibili da portare in paesi dove non sono affatto conosciute, per farne scoprire i grandi talenti.

Hai detto una cosa bellissima, che volete ispirare le musiciste, ma anche le potenziali musiciste, a trovare il coraggio di studiare, di credere in se stesse e che la musica possa essere una strada di vita, e non solo una professione.

Karlijn: È molto importante avere modelli di riferimento. Per rinforzare questo approccio per esempio nel nostro tour del 2019 in ogni data abbiamo avuto artiste in apertura, di solito musiciste locali, non solo chitarriste, che hanno potuto suonare prima del nostro show ed essere conosciute dal pubblico, altrimenti nessuno avrebbe dato loro possibilità, gli uomini ci passano sempre avanti perché ritenuti sempre più credibili. Le cose si stanno un pochino muovendoso, in alcuni locali, soprattutto nel Nord Europa, ci sono serate tutte al femminile, e sono chiamate “female nights”, mentre le serate al maschile non vengono certo chiamate “male nights”; riflettiamoci … Nel settembre 2022 abbiamo organizzato il MusiSHEans festival, non solo per chitarriste fingerpicking ma per ogni strumento e genere musicale, abbiamo ospitato per il 90% del programma donne, ma anche il 10% di uomini, perché la musica non deve avere genere, vogliamo uguaglianza, e per raggiungerla non dobbiamo fare esclusioni. Abbiamo quindi invitato chitarristi internazionali, e uno di loro ha detto una cosa molto interessante: se non ci sono donne che suonano, perdiamo il 50% delle storie che possiamo narrare, perché io non sono una donna, non so cosa sentite, e perdiamo un’ampia gamma di esperienze e sentimenti se le donne non li esprimono sul palco, non li suonano con le loro chitarre. Ci sono tante giovani donne che studiano chitarra, ma quando entriamo nel mondo del professionismo, troviamo prevalentemente uomini. Noi proviamo a dimostrare che possiamo raggiungere il livello desiderato, MusiSHEans è questo.

Diteci di più di questo tour…

Karlijn: Abbiamo fatto molte date in Germania, che è davvero un buon luogo per fare concerti chitarristici, sono molto apprezzati, ogni città, ogni locale ha una “guitar night”, la cultura della musica originale è molto viva lì. Prima di arrivare in Italia abbiamo suonato in Repubblica Ceca, Austria e Svizzera, e dopo questa data a Firenze andremo in Francia, dove ciascuna di noi terrà anche delle masterclass. Sono particolarmente felice di essere qui al Six Bars Jail, in questo magico locale, dove ho suonato già 6 anni fa (Karlijn aveva 21 anni, e qui si vede la lungimiranza e la preparazione musicale degli organizzatori). Insomma cinque settimane in tour, su e giù con il nostro van. La scaletta non è facile da mettere insieme e la dobbiamo cambiare via via, dipende dalla venue e da quanto a lungo possiamo suonare, cambiamo l’ordine così da avere tempo per accordare le nostre chitarre secondo i brani che scegliamo di fare dal repertorio. Comunque la struttura del concerto prevede di solito una prima parte dove suoniamo in solo per 15 minuti ciascuna, prima Judith, poi io, poi Janet e infine Noa; poi facciamo una pausa dove andiamo tutte al tavolo del merch, dove si trovano in nostri cd solisti ma anche molto altro. Continuiamo suonando in trio, poi di nuovo ognuna in solo, eccetto io che faccio un duetto con Janet, infine suoniamo tutte e quattro insieme!

Quali sono i vostri progetti personali oltre a MusiSHEans?

Karlijn. Intendi quando tornerò alla vita normale dopo questo tour? (Ride). Ho da poco pubblicato il mio primo album solista, che è come il mio bambino, lo porto ovunque e suono dal vivo da solista il più possibile. Al tempo stesso continuo a scrivere nuovo materiale, scrivo continuamente! Poi stiamo già progettando il prossimo tour MusiSHEans, sarà in agosto e settembre 2024, saremo sempre io e Judith e nuove chitarriste con le quali creare qualcosa di magico.

Judith. Vivo a Dresda e sono insegnante di chitarra, ho studenti di tutte le età, sono molto felice della mia vita. Sto esplorando nuovi strumenti, in particolare il mandolino e il banjo, pensa che sto imparando la prima suite per violoncello di J.S. Bach sul banjo e lavorando anche su nuovi repertori. Ho vissuto per un anno a Nashville, per un programma di scambio musicale, ed è lì che mi sono appassionata al Bluegrass, al Folk, al Country e agli strumenti tipici di questi generi. Quindi il mio album solista, che ho scritto e cantato oltre che suonato, risente di queste influenze. Nell’ultimo anno sono uscita dalla dimensione di sola chitarra, intanto per accompagnarmi con la voce, ma anche per integrare altri strumenti. Poi compongo, per il mio percorso solista e per MusiSHeans, che è il progetto più importante per me al momento, ci investo molto perché ci credo molto.

Domanda personale a ognuna di voi: qual è stato il chitarrista che vi ha ispirato a diventare chitarriste specialiste fingerpicking, il vostro modello di riferimento insomma?

Karlijn. Mio padre era chitarrista, è stato lui il mio primo idolo e la prima ispirazione, sentivo il suono della sua chitarra già quando ero ancora in grembo della mamma. Quando avevo 12 anni ho sentito Tommy Emmanuel e grazie alla sua musica ho deciso di intraprendere seriamente lo studio dello strumento, ho capito che era ciò che volevo fare nella vita, e scrivere le mie canzoni.

Judith. Risposta facile! Tommy Emmanuel, come Karlijn!

Articolo e foto di Francesca Cecconi

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