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Mutonia intervista

Abbiamo raggiunto Prostin, voce e chitarra della band, per parlare del nuovo disco

“Malèssere”, il nuovo album dei Mutonia, è fuori dal 10 ottobre, e si presenta come un concept potente e diretto, tutto incentrato sul problema della salute mentale (la nostra recensione). Abbiamo raggiunto Matteo De Prosperis, in arte Prostin, voce e chitarra della band, per parlare del disco, della tematica delicata e importante, del tour che li sta portando in giro per l’Italia, e della scelta basica operata in questa fase: il passaggio dall’inglese all’italiano. Fra rimembranze di X Factor, le influenze di Manuel Agnelli, e i ciclici problemi riscontrati con i batteristi di turno, ne è venuta fuori una chiacchierata interessante e multivariegata, in esclusiva per le pagine di Rock Nation.

Malèssere è uscito da qualche settimana e il tour di supporto è partito da poco. Come sta andando la promozione? Come reagisce il pubblico alla nuova proposta?
L’album è uscito il 10 ottobre (Giornata Mondiale della Salute Mentale) ma in realtà lo suoniamo da marzo. Abbiamo scelto d’iniziare a suonare il disco prima dell’uscita per abituare il nostro pubblico, i nostri amici, noi stessi a questo cambio: da inglese a italiano. Abbiamo creduto che i brani dovessero essere masticati prima di farli uscire e quindi, concerto dopo concerto, siamo arrivati a ottobre. A noi sta arrivando una buona risposta, sono tutti entusiasti del nostro lavoro in italiano, del concept, dei brani, dei suoni. Il disco è stato lavorato in modo che potesse fare da ponte e collegare l’inglese all’italiano, e i nostri lavori passati a questo “Malèssere”. Sentire le persone cantare i brani ai concerti è qualcosa di unico, diventano parte dello spettacolo, si lavora insieme, in lingua.

Lodevole da parte vostra la scelta del tema portante, la salute mentale, un argomento delicato, dentro cui senza dubbio potranno ritrovarsi molti ragazzi che vi seguono. Siete partiti dallidea generale o, componendo, vi siete accorti che largomento era ricorrente? 
In qualche modo durante la scrittura dei primissimi brani (forse dopo i primi due) è venuta fuori questa parola, “malèssere”, a descrivere un po’ quello che stavamo vivendo. Il disco stava andando in quella direzione in modo naturale, la venuta della parola ha semplicemente fatto da collante per i brani scritti dopo (con un altro tipo di consapevolezza). Il tema è delicato, sì, attuale, ma non se ne parla mai abbastanza e/o molti non lo prendono seriamente; secondo noi è ritenuto un argomento scomodo (forse perché ad oggi ancora non è facile parlarne). La band con questo disco non ha fatto nient’altro che parlare di tematiche attuali, a noi vicine, sensazioni, emozioni ai limiti… “Malèssere prenditi cura di me” è la chiave di lettura del disco, che in qualche modo non vuole essere una cura universale per i mali di ognuno, ma semplicemente raccontare, spiegare il modo nostro (e di altri) di convivere con i problemi, usandoli per creare. Utilizzare il malèssere come benzina.

La scelta di spostarsi sullitaliano è stata graduale, naturale? Una delle motivazioni potrebbe essere, forse, la capcità comunicativa? Vi sentite di arrivare di più al pubblico, di entrare maggiormente in connessione con loro?
Dopo aver collaborato con Manuel Agnelli su “Baby”, in qualche modo abbiamo capito che era il momento di tornare a scrivere in italiano. Una volta chiuso quel brano in studio abbiamo lavorato su “Tutta Fortuna”, registrata nello studio di Luca Vicini dei Subsonica, e poi siamo tornati sul disco. In realtà non abbiamo fatto nient’altro che seguire un flow su cui eravamo, e ci è piaciuto. E per una volta possiamo dire che, in qualche modo, è bello essere compresi da tutti, si!

Ovviamente lesperienza a X Factor è stata una sorta di spartiacque. Sinceramente, quanto ha influito la vicinanza di Manuel Agnelli nel vostro arco evolutivo?
Manuel ci ha insegnato quant’è importante essere se stessi, sperimentare, lavorare duro, suonare tanto, studiare il proprio strumento e crescere insieme. Quindi sulla base di questo, sì, ha influito molto la sua vicinanza.

Domande sia per Matteo che per Fabio. Qual è la vostra canzone preferita del nuovo disco? Quali, invece, i vostri testi preferiti?
Queste sono sempre domande difficili!!  Personalmente io amo tutti i brani e tutti i testi. Forse i miei preferiti sono: “Malèssere”, “Ascoltami”, “Vivo”, “Amica Fragile”, “Fino Alla Fine”, “Indifferente”… Oh mio Dio, tutti… non ne esco! So di per certo che i preferiti di Fabio sono: “Vivo”, “Amica Fragile”,  “Indifferente”, “Fino alla Fine”, “Malèssere”, “Viaggiare” … no, vabbe’, anche qui non se ne esce con una sola dai!!

La band ha cambiato di nuovo batterista. Cosa succede con questi drummer, in Casa Mutonia?

Purtroppo non ci siamo più trovati bene a livello musicale con il batterista che ci seguiva oramai da due anni, e quindi abbiamo deciso di trovarne un altro che potesse sostituirlo nel tour, e con cui potessimo iniziare a lavorare in studio. Attualmente abbiamo una ragazza alla batteria, ci troviamo molto bene con lei e possiamo dire che sicuramente è in pole position, suona con noi da quasi 3 mesi. Per la band la prima cosa è sempre stata (e sempre sarà) suonare in modo impeccabile sul palco, in primis per oi, e anche per rispetto di chi esce di casa, viaggia, paga per venire ai concerti. Convivere in una band non è semplice e non lo è mai stato per nessuno, ma se l’obiettivo è lo stesso e tutti danno il 100% si può arrivare ovunque. Se la tua percentuale scende, sei fuori.

Il precedente tour è stato ricco e vario; qual è stata la data che più vi è rimasta dentro?
Suonare a Villa Ada davanti a più di 2000 persone è stato sicuramente emozionante! Forse la data più bella, anche se in realtà per noi sono tutte uniche, importanti, e ci lasciano qualcosa. E poi da quando in ogni data abbiamo iniziato ad avere ospiti del luogo, ciascun palco è sempre unico.

Mutonia significa anche continua evoluzione”, e in alcuni dei nuovi brani si sente molto questa tensione, con interessanti tentativi di contaminazione del genere. Quale ulteriore sperimentazione vi stuzzica, in una prospettiva futura?
Mah, in realtà è tutto il “come suoni uno strumento” e “cosa suona”. In Malèssere abbiamo scritto piani, archi, chitarre acustiche… Non abbiamo ancora idea di quello che ci sarà nel prossimo lavoro, ma stiamo lavorando sodo!

Articolo di Simone Ignagni

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